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n.20 febbraio 2012
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Articolo 'La corsa al recupero'  >>>
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La corsa al recupero
Preparare il fisico... e la mente
di Nucera Roberto - Long Life Learning
Da buon insegnante di scienze motorie e sportive, poi docente di sostegno, devo dire che l'argomento "recupero" rientra a pieno titolo nel mio bagaglio, prima motorio ed in seguito in quello didattico.

Pur essendo in pieno inverno, i corsi di recupero riscaldano ampiamente l'atmosfera scolastica, sia dei docenti che degli alunni, che spesso non sono molto contenti di riempire i pomeriggi del loro tempo, ancora a scuola, a ripetere, o meglio rivedere i concetti che non trovano "collocazione neuronale" nella testa degli alunni.

Il dilemma sta proprio nella parola recupero, che non apprezzo particolarmente in quanto classifica qualcuno che sta indietro, che sembra ripetergli a voce alta: "ehi tu, forza, ma quanto ci metti, lumacone, recupera!". Recupera, recupero, RECUPERO. Io mi chiedo, ma forse se lo chiede anche l'alunno, cosa mai dovrà recuperare se non ha perso niente? Se una cosa non è "entrata", non ha fatto il giro delle impervie circonvoluzioni cerebrali, che gli permettono di impiantarsi "dentro", cosa dovrà recuperare?

Quando un soggetto si avvia all'attività fisica, quindi si appresta ad eseguire una serie di movimenti che quotidianamente non fa, perché non sono necessari, i muscoli non sono abituati, esercitati, insomma allenati, la conseguenza è una stanchezza fisica, a volte dolorante, ma è tutto nella norma. Però in seguito, prima di riavvicinarsi alla stessa attività, deve recuperare. Proprio così! Deve consentire a quella parte interessata di "riprendersi", riorganizzarsi, recuperare appunto.

Alla luce di ciò, credo che i nostri alunni non debbano recuperare quello che non sono riusciti ad apprendere la mattina, bensì hanno bisogno di organizzare meglio i loro concetti, quelli che già posseggono e aiutarli a preparare il loro fisico (la loro mente) allo sforzo che poi devono fare. Bisogna rinforzarli. Questo è il termine che preferisco all'inappropriato recupero: RINFORZO.

Io vado a rinforzare quello che possiede. Non posso fare un recupero, ops rinforzo, se prima non faccio un'analisi di quelli che sono i suoi punti deboli, se non conosco il suo metodo di studio, se non mi apro al suo mondo e modo di vedere le cose e come si applica.
In genere, dopo il plotone d'esecuzione degli scrutini, mi "offro" ai colleghi dicendo loro di affidarmi qualche alunno, durante l'orario curricolare per cercare di rinforzarli e recuperare (solo qua ci sta bene) quel mostro di quattro in pagella. Nessuno pretende di fare miracoli, ma il tentativo è quello di offrire loro degli altri momenti, DIVERSI, di apprendimento, dove il gruppo fa forza e la motivazione potrebbe subire una nuova fibrillazione.

Ebbene, storia che si ripete, ecco l'elenco degli "sfigati", termine che sembra stia cambiando valore in questo periodo storico: "allora, ti porti Giovannino, Pasqualino, Mariolino, ah si anche lui che mamma mia...".
Conclusione: elenco dei perdenti, nullafacenti; un bella lista di personaggi che a guardarli fanno paura, non perché siano brutti, ma sentono pronunciare il loro nome solo quando c'è qualcosa che non va. Pensate la loro espressione. Pensate anche alla mia, alla vostra, a quelle di chi vede in loro anche quel buono che c'è.
E qui subentra la mia opinione, che in qualche modo cerca di non ostacolare troppo la lista pensata dal collega (non sempre ci si riesce): inizia la campagna degli acquisti: "guarda, io direi che se mettiamo anche Mirco, Marco e Maria, Lucia - che magari vanno un pochino meglio -, un po' li confondiamo e non comunichiamo loro che sono SOLO LORO ad andare male". Bene, ogni tanto ce la facciamo, troviamo colleghi disponibili.

PRIMO GIORNO di R...INFORZO: tutti seduti, tutti zitti, libri aperti a pagina ics. NOOOO! Seduti senz'altro, ambiente nuovo, magari accattivante, disposizione dei banchi in un certo modo, si parla, io parlo, loro parlano, tutti parliamo. La prima cosa che chiedo loro, quando mi accingo a fare questi corsi, è quella di capire come studiano a casa, mi faccio fare degli esempi, mi faccio dire se studiano soli, se li aiutano, come lo fanno, se hanno la tv accesa, computer e tutta la compagnia tecnologica.
Cerco di capire i loro ingranaggi, i loro linguaggi, cosa non è chiaro.

Ho bisogno di tanti elementi per improntare un'azione ed ognuno diverso, altri più o meno validi per tutti, perché abbiamo modi diversi di intendere ciò che ci circonda, quello che ci viene detto, quanto ci viene proposto. I nostri cari alunni sono continuamente bombardati da stimoli, di ogni genere, che spesso non sanno gestire o gestiscono male. Hanno bisogno di guide, di qualcuno che dica loro ciò che è bene e male, quello che serve e quello che serve meno.

Noi, non dobbiamo stancarci di ripetere che ci sono tante strade per arrivare ad un obiettivo, magari non sempre facili; che una scelta non esclude un'altra e non è MAI definitiva; che le opportunità sono sempre dietro l'angolo.

Roberto Nucera, docente di sostegno scuola secondaria I grado, IC Carlo Levi - Roma
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