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n.48 dicembre 2014
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La cultura a Roma non è ferma
Rita Cutini - Dalla presentazione al libro 'Oltre il palcoscenico'
di La redazione - Dalla redazione
Ritengo sia per me un privilegio poter introdurre il lettore alla scoperta di questo libro scritto da Luigia Bertoletti e Manuela Rosci, che presenta i risultati pedagogici e umani del metodo Gabrielli, risultati da anni ormai evidenti sia in termini di inclusione che artistici. Il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, infatti, offre un contenuto educativo alto, di investimento sulla persona in un contesto ambizioso e integrato.
È ambizioso perché affronta e supera, attraverso l'arte del teatro, i limiti posti dalla disabilità, limiti che spesso riempiono le nostre menti, ma che siamo chiamati e stimolati a superare se guardiamo alla persona e non alla condizione di disabilità. Ma, oltre il voler superare i limiti personali, si pone inoltre l'obiettivo, ambizioso anch'esso e direi anche riuscito, di voler offrire un prodotto artistico elevato, frutto del lavoro quotidiano dei laboratori e che si realizza nelle rappresentazioni teatrali offerte tradizionalmente al Teatro Argentina.

Il lavoro dei laboratori legati al Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli fa risaltare, infatti, le qualità delle persone e non la manifestazione delle disabilità, mette in primo piano il teatro, il contenuto artistico, l'impegno, e non la disabilità di un ragazzo. È la dimostrazione concreta che l'arte, il lavoro e la crescita personale sono disponibili a tutti e possono essere obiettivi di tutti, acquisendo ancora più risalto se il tutto avviene in un contesto inclusivo e integrato. All'interno di un contesto integrato, infatti, in cui un ragazzo o una ragazza con disabilità possono essere attori alla stregua di tutti gli altri si scopre la bellezza del vivere e del lavorare insieme. Tutto questo fa riflettere ulteriormente sullo strumento del teatro, spesso sottovalutato, uno strumento artistico che offre armi ed elementi profondi per una piena conoscenza e manifestazione di sé.
Tutto questo stimola anche le istituzioni come quella che rappresento, offrendo una via concreta su come si possa superare un approccio assistenzialista a favore di un approccio di investimento sulle risorse delle persone: investire sulla formazione e sul futuro invece che cristallizzare le situazioni offrendo solo prestazioni. Attraverso il lavoro comune, capiamo che non siamo solo sani o malati, non siamo né tristi né felici, siamo quello che vogliamo essere insieme. Perché insieme possiamo trovare gli strumenti per autodefinirci e crescere e, tra gli strumenti migliori, c'è appunto il teatro.

Nel mio impegno da Assessore, ho potuto conoscere meglio il legame tra la cultura e il mondo della fragilità. Si parla molto dello stato della cultura a Roma, si sottolineano non di rado aspetti di crisi. Eppure a Roma la cultura non è ferma, non lo è il mondo della scuola o della disabilità: sono, infatti, presenti tanti laboratori d'arte, tra cui i tanti laboratori legati a vario titolo all'esperienza del Laboratorio Piero Gabrielli. Ci sono nella nostra città tante migliaia di persone con disabilità che fanno della cultura una parte importante della loro vita e del loro lavoro. A tutto questo vanno aggiunte le tante esperienze culturali che, oltre al mondo della disabilità, coinvolgono persone fragili, dagli anziani ai carcerati.
C'è una cultura che non è ferma, una cultura a volte silenziosa, a volte poco nota, a volte solare e fantasiosa come il Gabrielli.
È una cultura di cui Roma ha bisogno e che ha lei stessa bisogno di emergere e di essere conosciuta e valorizzata. C'è una cultura viva che sta trainando quella della città, una cultura umana di cui il Gabrielli ne è un simbolo, portando la cultura dove prima non c'era, e non sembrava neanche potesse esserci, ma portandola anche dove dovrebbe sempre essere, come nella scuola, dove però sembra a volte perdere la sua forza espressiva, formativa e taumaturgica.
Probabilmente tutti noi abbiamo bisogno di ritrovare contenuti umani che, se non attraverso il teatro e il lavoro del Gabrielli, altrimenti non avremmo avuto. Questa cultura è una breccia nel muro dell'incomunicabilità tra il mondo giovanile al suo interno, tra i ragazzi con disabilità e non, tra il mondo giovanile e la cultura, ma anche tra il mondo giovanile e il mondo adulto. Questa breccia nell'incomunicabilità stimola anche le istituzioni come la nostra, che rischiano a volte di perdersi nella vischiosità di tanti discorsi, sottovalutando quanto siano invece centrali le tematiche culturali e umane, ma soprattutto quanto sia necessaria la bellezza dell'arte.

Per tutti questi motivi, sono contenta di introdurre il testo della Dott.ssa Luigia Bertoletti, che è la dimostrazione personale dell'impegno profondo e generoso di chi ha a cuore il progetto del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli e ne ha capito tutto il valore e le potenzialità. Vorrei ringraziarla a nome di Roma Capitale e mio personale per questo. Il frutto del suo lavoro da pedagoga, lavoro di mediazione tra il mondo della scuola, il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli e il Sociale, che ha dato e darà sicuramente grandi frutti. Grazie a questa pedagogia umana, sono cresciuti e stanno crescendo tanti giovani che amano il teatro, affrontano i propri limiti, trovano il loro linguaggio e imparano a comunicarsi e a vivere. È grazie all'impegno di tanti, a cominciare da quello di Luigia e di Roberto Gandini, un'altra delle anime e regista del Gabrielli, che è oggi possibile che Roma Capitale possa avere un vanto simile da offrire all'Italia e all'estero: un metodo pedagogico all'insegna della passione, della fantasia e dell'umanità.

Rita Cutini, Assessore al Sostegno Sociale e Sussidiarietà di Roma Capitale
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