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| La cura dell'errore |
| Qual è la medicina? |
| di Ruggiero Patrizia - Organizzazione Scolastica |
All'inizio del secondo quadrimestre ho seguito con attenzione particolare un ragazzo che frequenta la terza media. L'ho conosciuto solo quest'anno e già dall'inizio mi sono interessata a lui. Non ha il sostegno ma evidenti problemi di rendimento scolastico, comportamento compreso. La sua pagella dopo il primo scrutinio era desolante e lui preoccupatissimo di perdere l'anno, ha cominciato a chiedermi insistentemente aiuto.
La sua spinta interiore era molto forte in quel momento, ha cominciato a "fare qualcosa" a casa e io a scuola, in un piccolo gruppo, lo ascoltavo: così è cominciato un paziente lavoro di "ricostruzione".
Ho notato che quando cominciava a ripetere, la prima frase era un disastro.
Ho dovuto prima intervenire nei confronti dei compagni affinchè non interferissero in alcun modo nell'ascolto - impresa ardua in quella classe dove l'errore è sottolineato con forza e derisione- e ho mantenuto un atteggiamento di silenzioso incoraggiamento: così sono riuscita ad ascoltare il seguito che, non solo c'era, ma stranamente, era corretto e alquanto fluido.
Ho immaginato che mettesse in atto un meccanismo di "conferma di incapacità": nonostante i suoi sforzi di studio, anche a casa con i genitori, la sua frase iniziale, così sbagliata - Pirandello è nato a Milano- lo portava irrimediabilmente ad essere interrotto e a convincersi di non essere capace e di avere il mondo contro. L'ho aiutato poi a fronteggiare la paura di non farcela, a prolungare l'attesa di risultati positivi, a organizzare qualche strategia di studio. Più tardi è stato utile renderlo consapevole di questa specie di stop che lui metteva in atto per alimentare un pizzico di empatia nei confronti dell'insegnante dalla quale si sentiva perseguitato.
Con questa ulteriore esperienza ho avuto conferma di quanto sia un vantaggio, per me e per i ragazzi che seguo, il fatto che non sono "esperta della materia".
Io non ho il riflesso condizionato da "sobbalzo all'errore" in quanto è presente in me il dubbio di non ricordare bene quel determinato argomento.
Il non sapere mi mette anche nella condizione di non porre "domande illegittime" (così definite splendidamente da Novara in "L'ascolto si impara") quelle domande per le quali chi chiede conosce già la risposta.
Quello che scrive Anna Ciliberti in "Manuale di glottodidattica", il lavoro di riparazione condotto nel modo e nel momento sbagliato può creare oltre che frustrazione una forma di insegnante-dipendenza , non riguarda solo l'apprendimento della seconda lingua e in particolare l'italiano per gli stranieri, ma riguarda, secondo me, il processo di apprendimento- insegnamento in generale.
Penso che le sue raccomandazioni siano un tesoro per ogni docente:
- Aumentare il tempo di attesa prima di procedere alla correzione (se proprio non se ne può fare a meno)
- Essere selettivi nella riparazione
- Adottare forme che non provochino "problemi di faccia" al discente
- Aiutarlo ad ascoltare, comparare, valutare la sua produzione (autovalutazione)
- Non interrompere il discente che "cerca di comunicare"
Ho inserito per ultimo questo punto per sottolineare che anche l'errore è una forma di comunicazione e, soprattutto quando si presentano errori ripetuti, sarebbe molto utile riflettere prima di adottare un comportamento volto alla correzione, porre un freno agli automatismi che inevitabilmente ci condizionano e che rispondono solo ad un "bisogno di controllo".
La cura , in questo caso quindi non riguarda il "malato" ma il "medico".
Patrizia Ruggiero SMS Fellini - Roma
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