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n.20 febbraio 2012
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Articolo 'La didattica metacognitiva'  >>>
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La didattica metacognitiva
Non è poi così difficile!
di Ruggiero Patrizia - Sotto la lente
Questo della didattica metacognitiva è un argomento che mi è molto caro e che ho già trattato su questa rivista (vedi articolo ottobre 2008 le domande per imparare ad imparare). È connessa allo spostamento del focus dall'insegnamento all'apprendimento.

È la base della personalizzazione in quanto prende in esame anche gli aspetti emotivo- relazionali, oltre che quelli cognitivi, perché considera la mente, naturalmente, interamente, interconnessa.

Tiene conto, sottolinea e risalta le differenze di ciascuno nell'approccio allo studio ed è essenziale per diversificare il lavoro in classe.

È considerata un requisito e un propedeutico allo stesso tempo, per promuovere il tutoraggio tra pari, l'aiuto reciproco, le varie forme di apprendimento cooperativo.

È considerata un ottimo strumento compensativo per gli alunni con DSA (Gabriel Levi).

E ugualmente, pur essendo la modalità scelta per sviluppare una delle competenze base consigliata dal Parlamento Europeo, ossia imparare ad imparare, vedo che è ancora poco conosciuta o applicata in modo sporadico e poco mirato.

È poco trattata come prassi quotidiana!

La didattica metacognitiva ha come obiettivo quello di promuovere la conoscenza metacognitiva: tutto ciò che un individuo pensa sul funzionamento della propria mente.

Gli elementi costitutivi della didattica metacognitiva, quelli che bisogna fare uscire allo scoperto e in qualche modo sistematizzare sono (da Ianes):
- le conoscenze sul funzionamento cognitivo in generale, teoria della mente: stili di apprendimento, le intelligenze ,il pensiero ecc.

--la autoconsapevolezza del proprio funzionamento cognitivo, cosa e come sto pensando, ricordando, cosa mi facilita o cosa ostacola ,quali sono i miei punti di forza e deficit, cosa mi può aiutare a comprendere, a ricordare.

---l'uso di strategie di autoregolazione cognitiva: autoosservazione, autodirezione e autovalutazione come ho fatto, come posso fare, come sono andato - le strategie di problem solving e planning- l'autoistruzione verbale

----le variabili psicologiche di mediazione, immagine di sé come persona in grado di imparare: stile di attribuzione (interno o esterno), convinzioni riguardo al proprio uso di strategie, al senso di autoefficacia, alla immagine di sé come studente sono/non sono capace, in cosa penso di essere/ non essere bravo, alla propria capacità di trovare risorse per .. ce la posso fare!

Un campo di azione molto vasto! Che sicuramente necessita di parecchio tempo di applicazione.
Confrontandomi con i colleghi, soprattutto delle superiori (es. Liceo Croce), ho visto che utilizzano dei questionari, esaminati anche con il supporto di esperti e con una restituzione anche alle famiglie, oltre che agli studenti e agli insegnanti, che indagano: le strategie per collegare nuovi apprendimenti, la capacità di organizzazione, la tendenza a perdersi di fronte agli impegni scolastici, l'uso di organizzatori come mappe o schemi, ecc. come pure il livello di ansia, la capacità di portare a termine gli impegni, la percezione di competenza scolastica ecc.

Io penso che questo può essere un ottimo modo per cominciare, per "mettere in tavola" questo "cibo" ma poi bisogna anche "masticarlo e digerirlo".

Un modo per far radicare questa forma di didattica nel quotidiano può essere quello di utilizzare i contenuti delle discipline non (solo) come un fine a sé stante ma come un mezzo per esplorare, conoscere o per allenare la propria mente.

In maniera sistematica, l'obiettivo, il percorso e il risultato devono essere presi in considerazione insieme, in un parametro di tempo, per valutare il lavoro complessivo e apportare variazioni o implementazioni.

In questo caso è necessario suddividere ed esplicitare in modo dettagliato l'obiettivo.

Monitorare il percorso facendone oggetto di riflessione.

Valutare il proprio risultato e compararlo con altri propri percorsi.

Preannunciando cosa sviluppa quel determinato compito o chiedendo agli alunni di scoprirlo, l'insegnante può mettere anche a confronto, sempre in positivo, le differenze individuali, evidenziando su cosa il nostro cervello si sta sperimentando o quali strategie sono state impiegate e quali quelle più utili per ciascun alunno per raggiungere quell'obiettivo specifico.

Per esempio nello studio di un testo possiamo esercitarci nella lettura espressiva, o nella comprensione del testo, o nella elaborazione orale o scritta, o nell'ascolto, o nella memoria, o nell'ampliamento del lessico, o nell'analisi extratestuale o prevedendo dal titolo quali sono gli sviluppi o trovando le parole chiave o sintetizzando in una mappa. È importante, io credo, proporre o cercare, insieme a loro, un metodo per misurare la performance realizzata, per compararla dopo un certo tempo.

Si costruisce così la percezione di efficacia e si motiva la spinta a mettersi in gioco spezzando lentamente il preconcetto radicato profondamente negli alunni con difficoltà "non so' bono!".

Oltre che sviluppare autonomia nello studio, che diventa la ricerca di un percorso personale, aiutiamo i nostri ragazzi a diventare problem solver: persone che si sperimentano per superare, fronteggiare, aggirare, abbattere l'ostacolo, scoprire, valorizzare e mettere in campo le proprie capacità.

Patrizia Ruggiero, docente di sostegno SMS Fellini - Roma
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Sono presenti 3 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito martedì 15/05/2018 ore 13:42 da Barbara sciarra
Come docente di sostegno e come mamma di 4 figli se non organizzassi la mia vita per trovare le strategie adatte a risolvere, superare o abbattere gli ostacoli che quotidianamente si incontrano non riuscirei neanche a raggiungere il luogo di lavoro. Ai ragazzi va insegnato a riconoscere le abilità necessarie ad interagire con il mondo che ci circonda.
inserito lunedì 17/04/2017 ore 09:10 da cristina cadau
Imparare ad imparare insieme a spirito di imprenditorialità sono state da subito le competenze che ho reputato più rivoluzionarie. Mi sono chiesta da subito come fare a svilupparle ma mentre per lo spirito di iniziativa mi sembrava più facile utilizzare ilò lavopro di gruppo, il cooperative learning, il tutoraggio, per imparare ad imparare ho dovuto fare uno sforzo per capire cosa davvero volesse dire. Inizialmente l'ho sperimentato su me stessa:come apprendo meglio? Mi è più congeniale l'ascolto, lo scritto, l'immagine la pratica?Poi ho capito che in una classe di 22 tutti "diversi" avrei divuto utilizzare tutti imodi possibili per affrontare le tematiche in classe e in questo il supporto multimediale mi è stato utile. La fase successiva cioè far prendere consapèevolezza dei propri stili di apprendimento agli alunni, è tutt'ora per me un compito difficile. Facciamo insieme delle riflessioni su come hanno ragionato rispetto alla risoluzione dle compito, come imparano meglio, sperimentiamo insieme vari modi con giochi ma ho la sensazione che tutto questo non basti.La piena consapevolezza in bambini di 7 anni come si ottiene?
inserito venerdì 07/04/2017 ore 19:23 da domenica
Metacognizione in classe? Bel lavoro!!!!!!
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