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n.65 settembre 2016
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La didattica per competenze e le life skills
Il cammino prosegue
di Melchiorre Simonetta - Formazione

Alcuni anni fa capii che la mia funzione docente non poteva esaurirsi in uno stile versativo, avevo compreso che non potevo entrare in classe con una progettazione avulsa dalla realtà che andavo ad incontrare, sedermi in cattedra e iniziare a parlare dell'argomento previsto come se davanti a me non ci fossero persone ma contenitori vuoti da riempire.

Ero sicuramente un'insegnane aperta, giovane, creativa, mi sembrava di pensare e strutturare il mio lavoro utilizzando i diversi linguaggi per raggiungere il maggior numero di alunni, ero in grado di coinvolgere e non annoiare, ho messo in campo da subito la mia capacità di entrare in relazione con loro, mi piacevano e mi interessava il loro pensiero, il loro benessere e questo veniva percepito.

Quindi tutto sembrava andare come doveva.

Ma "sentivo" che mancava qualcosa.

Non ero ancora giunta alla consapevolezza a cui sono arrivata ormai da qualche anno: nessuno può imparare, crescere, desiderare, osservare, mobilitarsi, creare se si trova in una situazione di disagio e non ha gli strumenti per affrontare, risolvere o almeno dare un senso a quella difficoltà.

Così ho studiato, letto, ascoltato, ho cominciato a ricercare tutto ciò che parlava di alfabetizzazione emotiva e a costruire un mio metodo, un approccio personale, utilizzando la lettura dei film, la narrazione e la scrittura creativa.

Ho lavorato sulla costruzione del gruppo; molte mie risorse, tanti progetti, innumerevoli idee avevano come scopo quello di costruire un'identità corale, un'energia con una forza e una progettualità particolari, in grado di sostenere chi ne faceva parte, in grado di valorizzare le differenze di ognuno, uno stare insieme in cui collaborazione e ascolto erano ingredienti da sviluppare, da far crescere.

Ho prestato attenzione ai pensieri dei bambini, al loro modo di parlarsi quando si trovavano ad affrontare le cose della vita, ho capito che aggiustando i pensieri (i miei prima di tutto) cambiavano le emozioni, anche quelle reattive e apparentemente violente, ho compreso l'importanza di dare un nome alle emozioni; combattendo contro il senso di colpa, gli ideali di perfezione e le aspettative che da più parti arrivavano, ho vissuto esperienze professionali ed umane arricchenti e stimolanti.

Sono cresciuta insieme a loro, più riuscivo ad ascoltare i miei alunni, a cercare risposte alle loro domande, più facevo spazio alla mia parte saggia, quella bambina, quella che è in contatto con la parte più vera della vita.

Ho aggiunto sostanza e metodo a quello che in qualche modo facevo già.

Ora un altro aspetto di realtà si sta affacciando nel mio orizzonte e mi sta offrendo un altro pezzetto di puzzle in grado di arricchire la mia figura professionale.

Durante l'anno passato, ho seguito un corso tenuto da alcuni formatori Sysform, organizzato in collaborazione con la casa editrice Giunti Scuola, e lì ho avuto una rivelazione, una vera e propria illuminazione, sono stata "folgorata sulla via di Damasco": probabilmente da tempo mi stavo avvicinando ad una modalità di didattica per competenze, come era accaduto per l'alfabetizzazione emotiva, ma senza mai averne la consapevolezza.

Non c'era metodo, il mio lavoro mancava di una struttura che fosse ripetibile, ripensabile, migliorabile, insomma cosciente.

Quali aspetti sentivo vicini al mio modo di essere insegnante?

Nelle slide del primo incontro ho trovato le differenze nella progettazione tra il PRIMA e IL DOPO la didattica per competenze e la risposta alla mia domanda:

- Chi fa didattica per competenze mette al centro l'alunno non certo la disciplina da insegnare;

- Più della quantità di informazione, l'ansia del programma, la corsa a mettere la spunta sugli obiettivi preposti, chi fa didattica per competenze mette al centro il COME apprendono i suoi alunni;

- La domanda si sposta dal cosa devo insegnare al come devo farlo perché il messaggio arrivi a tutti i miei alunni;

- Il punto di partenza di chi lavora per competenze non sono gli obiettivi e i contenuti da imparare; i traguardi di competenza diventano la mappa, l'inizio da cui partire. "Io devo portarvi tutti lì" e come un capitano della nave che ha chiaro il porto in cui vuole attraccare, studia la rotta, anticipa le criticità e prepara le attrezzature più idonee per portare in quel luogo tutto il suo equipaggio.

Questi aspetti, da subito, mi hanno entusiasmato.

Sì! Era così che amavo lavorare, sì, era così che sentivo di farlo.

Ancora una volta ho dovuto però accettare il fatto che il mio non era un metodo di lavoro riproducibile, strutturato: io semplicemente, naturalmente, mi muovevo così, ma non c'era in me piena consapevolezza.
Ora sta iniziando per me un nuovo passaggio, ho deciso di approfondire, studiare, trovare il mio modo di lavorare per competenze, che sia in grado di dialogare con la didattica delle emozioni, in cui viene dato spazio alla valorizzazione,alla realizzazione delle life skills, quell'insieme di abilità, individuate dall'OMS nel 1993, utili per affrontare in modo creativo, versatile e positivo le sfide della vita.

Il desiderio è quello di costruire percorsi, unità didattiche grazie alle quali i miei alunni possano diventare sempre più competenti nella consapevolezza di sé, nella gestione delle emozioni, nella gestione dello stress, nella capacità di provare empatia, nell'uso della creatività, nel senso critico, nel prendere buone decisioni, nel risolvere problemi, nella comunicazione efficace, nella capacità di costruire relazioni efficaci.

Questa è la sfida che ho lanciato a me stessa, questo è quello che vorrei realizzare, perché credo non ci sia poesia, anche meravigliosa, che uno spirito tormentato possa apprezzare.


Simonetta Melchiorre docente dell'I.C. V.le Adriatico di Roma e Art-counselor
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