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n 37 novembre 2013
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La disabilità, un concetto in continuo cambiamento
ICF come modello per una visione unica, globale e olistica
di Infantino Aminta Patrizia - Inclusione Scolastica
Nel 2001 l'OMS appronta un nuovo strumento di classificazione, innovativo rispetto ai precedenti, si tratta della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) (OMS, 2001). Nel nuovo modello ICF vengono ridefiniti concetti portanti che caratterizzano la situazione problematica. Uno degli aspetti più rilevanti di questa nuova classificazione è che, invece di partire dai limiti delle persone, prende come punto di riferimento lo stato di salute, arrivando a parlare di disabilità come di una condizione di salute in un ambiente sfavorevole.

Il modello ICF ci invita a rapportarci alla persona in modo unico, globale e olistico e prende in considerazione anche il contesto ambientale in cui è inserita la persona permettendo la riflessione su cosa è possibile fare per migliorare la sua qualità di vita.
Questo segnale internazionale consentirà sicuramente di rivedere anche la definizione di handicap attribuita dalla nostra L. 104/92 "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate."
L 'identità si sviluppa e si modifica attraverso il lavoro interconnesso di una efficace motivazione al fare, di una sana valutazione della propria auto-efficacia ("sono in grado di fare quell'azione che vorrei fare?"), di una giusta dose di autostima.

Nello sviluppo dell'identità è importante anche la capacità di osservarsi e di conoscersi sia dal punto di vista meta-cognitivo e sia meta-emozionale. La costruzione della propria identità porta comunque sempre con sé fascino ma anche sofferenza per ognuno di noi e, spesso, siamo tentati di proteggere le persone con ritardo mentale da una pena che riteniamo troppo forte, quasi temendo una presa di coscienza della loro situazione di vita.

La persona con ritardo mentale va sostenuta a non restringere la sua identità su alcuni elementi di sé e a non soffermarsi sulle sue carenze ma va stimolata a considerare se stessa in tutti i suoi aspetti, ricercando le qualità e i propri punti di forza.
La modalità formativa diventa strategicamente educativa e mirata quando, sospendendo ogni forma di giudizio, si aiutano gli allievi a cogliere i tratti emergenti del loro stile di apprendimento: impulsivo, intuitivo, sistematico, analitico, globale, verbale, visuale; dei loro talenti intellettivi esplorando le diverse intelligenze; del metodo di studio che personalmente trovano più efficace e altro ancora per personalizzare ogni bisogno educativo speciale.
E' necessario che i docenti di disciplina non cadano nella ormai sorpassata logica di emarginazione della coppia disabile-insegnante di sostegno e che il docente di sostegno sia consapevole di dover sostenere l'intera classe insieme al docente di disciplina, entrambi sorretti dalla logica di integrare ogni singolo al gruppo dando maggiore spazio alle attività didattiche collaborative. A scuola le possibilità operative sono molteplici e legate alla creatività e alla motivazione del docente.

Diventa sempre più impellente la necessità dei docenti di formarsi e informarsi sul come consentire che il riconoscimento dell'unicità del singolo rafforzi il gruppo classe e sul come permettere che la coesione del gruppo classe dia forza al singolo.

I docenti devono necessariamente conoscere le basi della pratica pedagogica inclusiva e della didattica speciale. La scuola per essere considerata inclusiva deve guardare più da vicino alla pedagogia speciale poiché le innovazioni che avvengono nella scuola accadono prima nell'ambito della pedagogia speciale per poi allargarsi alla pedagogia generale.

Patrizia Aminta Infantino, Counselor Olistico, Docente di Sostegno Scuola Superiore di primo grado "Cecco Angiolieri" - Roma
Autrice del libro Alunni Speciali. Apprendere l'inclusione a scuola. Ed La Meridiana 2012
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