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Numero: 3-novembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 15 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'La Dislessia'  >>>
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La Dislessia
Quello che un insegnante deve sapere e ciò che può fare
di D'Angiò Giovanni - Integrazione Scolastica >>> Approfondimenti
Quante volte, ci si trova dinnanzi a bambini che nutrono profonde difficoltà nel leggere e scrivere correttamente, se si osservano con attenzione anche con occhio poco esperto, è possibile notare le energie che questi bambini investono per poter leggere pochissime righe, commettendo molti errori ed imprecisioni.
Probabilmente in taluni casi ci si trova di fronte ad una problematica che comunemente prende il nome di dislessia, ovvero una difficolta' che riguarda la capacita' di leggere e scrivere in modo corretto e fluente.
Il bambino ha difficoltà a mantenere l'attenzione e gli riesce difficile concentrarsi anche se è molto vivace e creativo.
Queste difficoltà non possono essere attribuite ad insufficienti capacità intellettive, a mancanza d'istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali. Tale sindrome sembra difatti strettamente legata alla morfologia del cervello. Secondo la stessa nozione data dall'International Dyslexia Association: "La dislessia è una disabilità dell'apprendimento di origine neurobiologica", non è quindi una malattia o un problema mentale. Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità classifica la dislessia e gli altri disturbi specifici di apprendimento come disabilità per cui non è possibile apprendere la lettura, la scrittura o il calcolo aritmetico nei normali tempi e mediante i consueti metodi di insegnamento.

Il disturbo della lettura viene classificato all'interno del DSM-IV-TR (manuale diagnostico) come un disturbo specifico dell'apprendimento ed è così definito "la lettura orale è caratterizzata da distorsioni o omissioni; sia la lettura orale che quella a mente sono caratterizzate da lentezza ed errori di comprensione". Tale disturbo si manifesta associato spesso a disturbo del calcolo e dell'espressione scritta. La dislessia può essere diagnosticata non prima della fine dell'asilo o dell'inizio delle scuole elementari.

Secondo il DSM-IV-TR è possibile diagnosticare un disturbo di lettura quando:
? il livello raggiunto nella lettura, come misurato dal test standardizzato somministrati individualmente sulla precisione o sulla comprensione della lettura, è sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all'età cronologica del soggetto,alla valutazione psicometrica dell'intelligenza e a un'istruzione adeguata all'età.
? L'anomalia descritta al punto precedente interferisce in modo significativo con l'apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura.
? Se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà di lettura vanno al di là di quelle di solito associate con esso. (DSM-IV-TR, 2004).

Alcuni autori sottolineano che "La comprensione del testo letto è spesso superiore a ciò che la decifrazione potrebbe lasciar credere, tuttavia è raro che la totalità dell'informazione scritta sia appresa. Lo scarto cresce con l'età del bambino, con le difficoltà scolastiche, inizialmente centrate sulla lettura, divengono rapidamente globali in assenza di trattamento." (Marcelli,1999)
Studi approfonditi, dimostrano che il bambino dislessico durante la lettura presenta una scarsa attivazione dei meccanismi cerebrali deputati alla lettura, alla quale corrisponde una eccessiva attivazione di aree cerebrali deputate ad altre attività.
È stato inoltre dimostrato come alcune competenze come ad esempio quelle linguistiche, metalinguistiche, visuospaziali sono compromesse solo nella loro funzionalità reciproca e non distintamente.
La dislessia può essere di due tipi; la dislessia acquisita e quella evolutiva la prima si evidenzia in seguito ad un danno cerebrale in persone che in precedenza non avevano mai manifestato problemi di lettura. Con il termine "dislessia evolutiva", invece, si fa riferimento al disturbo di lettura proprio di persone che non hanno mai imparato a leggere correttamente, per cui è possibile diagnosticarla sia in bambini che in adulti.
Studi recenti sull'argomento rafforzano l'ipotesi di un origine costituzionale della Dislessia Evolutiva; sarebbe confermata l'idea dell'esistenza di una base genetica e neurobiologica che origina la predisposizione al disturbo. La Dislessia tende, infatti, ad essere presente in più membri della stessa famiglia, anche se con intensità diversa, che ereditano i collegamenti genetici della stessa.
Il bambino dislessico a causa di un problema di lateralizzazione può avere difficoltà nello svolgimento di attività motorie, in matematica riesce a contare solo sulle dita e gli risulta complesso apprendere concetti di algebra o di calcolo
La dislessia si può manifestare in modi differenti in base al soggetto, le particolarità più comuni riguardano la decodifica della singola parola o di un testo scritto. Tali caratteristiche possono non presentarsi contemporaneamente.

Si rende necessario ancora una volta sottolineare che la dislessia non determina mancanza di intelligenza o di desiderio verso l'apprendimento, anzi, con metodi di insegnamento adatti, i dislessici possono imparare con successo.

? Il soggetto dislessico non riesce a distinguere correttamente i grafemi orientati diversamente nello spazio: Confonde la "p" e la "b"; la "d" e la "q"; la "u" e la "n"; la "a" e la "e"; la "b" e la "d".

? Il soggetto dislessico non riesce a discriminare i grafemi che differiscono per piccoli particolari: ad esempio può confondere la "m" con la "n"; la "c" con la "e"; la "f" con la "t".

? Il soggetto dislessico mostra difficoltà nel discriminare grafemi relativi a fonemi con somiglianze percettivo - uditive. I gruppi di fonemi presenti nell'alfabeto sono di due tipi: i fonemi sordi e i fonemi sonori che, tra loro risultano somiglianti, pertanto il soggetto può incorrere in errore. Le coppie di fonemi simili sono: F-V; T-D; P-B; C-G; L-R; M-N; S-Z.

? Il soggetto dislessico manifesta impedimento di decodifica sequenziale, ovvero mostra difficoltà nel procedere nella lettura da sinistra verso destra dall'alto verso il basso, tutto ciò va a inficiare sul suo livello di lettura spingendolo a commettere errori come:

o Omissione di grafemi e di sillabe, il soggetto durante la lettura salta involontariamente alcune consonanti o vocali. Per esempio può leggere "fote" anziché "fonte"; "fume" anziché "fiume".

o Saltare i righi: il soggetto dislessico come anche sopra spiegato ha difficoltà di orientamento spaziale per cui non riesce ad andare a capo con facilità

o Inversioni di sillabe, spesso accade che la sequenza dei grafemi viene invertita, il soggetto può quindi leggere "li" al posto di "il"; "la" al posto di "al", "ni" al posto di "in"

o Aggiunte e ripetizioni si verificano errori di decodifica caratterizzati dall'aggiunta di un grafema o di una sillaba "tavovolo" al posto di "tavolo"

o Privilegiare l'utilizzo dell'intuizione, per tanto è possibile incorrere in errori, definiti di anticipazione.

Questi rappresentano i fattori chiave della loro difficoltà di lettura, e base per i successivi impedimenti cognitivi: è importante notare che i segni comuni dei quali appena parlato sono indicatori, non prove certe dell'insorgenza del disturbo. L'unico modo per diagnosticare/verificare che un individua possa essere effettivamente dislessico è sottoponendolo a test specifici in presenza di uno o più esaminatori qualificati.

La circolare Prot. n 4099/A/4 emanata dal Ministero della Pubblica Istruzione il 5 ottobre 2004 ha consigliato agli insegnanti di utilizzare strumenti compensativi e dispensativi che agevolino l'apprendimento di bambini e ragazzi dislessici (dichiarati tali da strutture asl) e di optare per una valutazione specifica in tutte le fasi del percorso scolastico, compresi i momenti di valutazione finale.
Viene chiamato insegnamento multisensoriale, quello che unisce aspetti visivi, uditivi e kinestetico-tattili, per agevolare l'apprendimento, è promosso dalla stessa Associazione Internazionale dislessici e consiste nel collegamento di ciò che un individuo dislessico, vede, ascolta e prova durante l'apprendimento nella lettura e nel linguaggio.
La dislessia come si è già detto in precedenza è un disturbo che comincia a presentarsi nei primi momenti dell'inserimento scolastico ma non sempre viene riconosciuto per tempo, di conseguenza il bambino vive sulla propria pelle degli insuccessi che possono portarlo ad avere atteggiamenti di chiusura verso il mondo scolastico o ad avvertire emozioni e pensieri negativi su se stesso.
Durante la scuola dell'infanzia è possibile effettuare una valutazione dei prerequisiti per l'abilità di lettura, per poter intervenire precocemente e rafforzare delle competenze eventualmente carenti. Lo scarso impegno, diviene quasi sempre una spiegazione lecito al decorso poco soddisfacente del piccolo e ciò contribuisce ad un suo abbattimento emotivo che non di rado si trasforma in notevoli sensi di colpa. È chiaro che il continuo insuccesso spinge il bambino ad acquisire atteggiamenti pessimistici che se trascurati o non adeguatamente gestiti dal mondo adulto possono sfociare in disturbi psicologici. I maschi tendono ad esternare di più un problema rispetto alle femmine che cercano di celarlo. I problemi maggiori nascono quando i bambini dislessici non vengono compresi, poiché spesso passano per pigri o addirittura per stupidi. Questo li porta come già detto a perdere la propria autostima e molto spesso a rigettare in toto il mondo della scuola, rinunciando, in questo modo, a molte possibilità che la loro capacità di memoria standard gli consentirebbe.
E' essenziale che la diagnosi sia il risultato di un lavoro multidisciplinare tra neuropsichiatria, logopedista, psicologo, psicopedagogista; la diagnosi deve riguardare infatti le sue capacità cognitive, le abilità prassiche e spaziali, la memoria, il linguaggio e l'apprendimento in senso stretto. Nella maggior parte dei casi la rieducazione consente la diminuzione o la scomparsa delle difficoltà, anche se resta una percentuale di bambini che fanno pochi o nessun progresso.


Cosa può fare l'insegnante in presenza di una bambino dislessico?
 Rispettare il tempo del fanciullo per l'esecuzione di un compito didattico
 Ricorrere a semplici ausili quali computer (la tastiera del computer infatti permette di riconoscere più facilmente le lettere dell'alfabeto) o calcolatrici
 Avvalersi dell'utilizzo di software appositamente studiati per trattare i casi di dislessia
 Essere accogliente e disponibile nei confronti dell'allievo e del suo disturbo
 Creare un clima collaborativo all'interno della classe
 Collaborare attivamente con i colleghi delle differenti discipline (integrazione)
 Creare un clima aperto e comunicativo con i genitori del piccolo
 Comunicare e informare costantemente i professionisti dell'ASL
 Esaltare e valorizzare i punti forza del bambino

Persone con dislessia possono riuscire nei vari campi professionali nonostante il loro disturbo. Una lista resa nota dalla succitata Associazione Internazionale Dislessici include nomi di alta valenza sociale e dai quali non ci si aspetterebbe mai ne facessero parte: da economisti, cantanti, designer di moda di famose multinazionali, ad attrici affermate ed atleti, e così via... Scoviamo i nomi di Sir Richard Branson businessman inglese fondatore di un gruppo di compagnie di rilievo mondiale Cher, Tommy Hilfiger, Erin Brokovich, Nolan Ryan e tanti altri.
È possibile quindi concludere che la dislessia è un ostacolo che può essere superato se preso in tempo e adeguatamente affrontato con metodi specifici e con il sussidio di personale specializzato.

Prof. Giovanni D'Angiò Psicologo-psicoterapeuta docente di psicologia dell'orientamento professionale, Dott. ssa Arianna Recco Psicologa Clinica cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale, Dott.ssa Paola Ottobre Sociologa cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale, Dott.ssa Annalisa Pantone dott.ssa in scienze della comunicazione con indirizzo politico aziendale, UNIVERSITA' DI CASSINO - POLO DIDATTICO DI SORA - FACOLTA' SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

Bibliografia
Marcelli D., (1999), Psicopatologia del bambino, Biblioteca Masson
Davis R.D., (1998), Il dono della dislessia. Perché alcune persone molto intelligenti non possono leggere e come possono imparare, Armando
Gabrieli C., Gabrieli R., (2008), Dyslexia, Armando Editore
Garnero L., (2006), Dislessia: una definizione in positivo. Come impara il bambino dislessico, Libriliberi
Greci R., (2007), La dislessia dalla A alla Z. 100 parole chiave, Libriliberi
Jadoulle A., (1996), Apprendimento della lettura e dislessia, Armando
Meazzini P., (2002), La lettura negata ovvero la dislessia e i suoi miti. Guida al trattamento degli errori e delle difficoltà di lettura in "cattivi" lettori, Franco Angeli
Reid G., (2006), E dislessia! Domande e risposte utili, Centro Studi Erickson
Stella G., (2002), La dislessia:aspetti cognitivi e psicologici,diagnosi precoce e riabilitazione, Franco Angeli
Toso C., Vio C., (2007), Dislessia evolutiva. Dall'identificazione del disturbo all'intervento, Carocci

Sitografia:
The International Dyslexia Association
Associazione Italiana Dislessia
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