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n 69 gennaio 2017
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Oggi è il giorno:21 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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La festa ad un clic di mouse
Riflessioni sul primo anno da Animatore Digitale
di Palumbo Stefania - Scuola & Tecnologia

Questo articolo è frutto di una mia riflessione e di una domanda che ho rivolto a me stessa e che vorrei porre a tutti i lettori della rivista: Perché usare una didattica integrata con il digitale? Ne vale veramente la pena?
Queste domande hanno riportato alla mente il momento in cui mi è stato assegnato, circa un anno fa, il ruolo di Animatore Digitale. All'inizio ciò mi ha fatto sorridere, poi, a lungo andare, tra varie esitazioni, data la poco dignitosa remunerazione che avrei ricevuto per il compito svolto, tra frustrazioni e disagi, ho capito che la mia esperienza non sarebbe stata legata ad uno status, ma collegata al credere in una scuola possibile, diversa, accattivante, utile e soprattutto bella.
Sono partita dal senso delle due parole: Animatore, chi anima, chi dà movimento e vivacità a un'attività e Digitale, ossia l'insieme delle tecnologie digitali (Garzanti online).
Il senso concreto è quello di supportare, aiutare, incoraggiare all'uso delle nuove tecnologie. In effetti la tecnologia a scuola ancora fatica a prendere il volo, a crescere, a divenire un modus operandi quotidiano; in essa vi è la prova del continuo evolversi della vita, in cui ciò che viene appreso oggi rischia di essere obsoleto domani.
Io sono entrata di ruolo nel 1998 e la tesina del mio anno di prova era incentrata sull' "Uso del laboratorio informatico"; da allora, per ben 18 anni non ho fatto altro che essere "corsista, promotore e formatore" delle e sulle nuove tecnologie, viste come "strumento" per la didattica, al fine di renderla interessante e facilitante senza che essa perda il bello che c'è nel nostro mestiere: il rapporto umano tra allievo e insegnante.
Quello che mi ha mosso nel passato e che continuerà ad essere motore del mio lavoro è il voler trasmettere amore per l'apprendimento, desiderio di sapere e di conoscere, per questo uso tutti i canali e gli strumenti possibili e tutto ciò che possa piacere ed essere utile ad un bambino che sta avventurandosi nel campo della conoscenza. Catturando il "cuore" nasce la passione che non tramonta mai.

"Senza desiderio di sapere non c'è possibilità di apprendimento soggettivato del sapere; senza transfert, trasporto, erotizzazione, non si dà possibilità di un sapere legato alla vita, capace di aprire porte, finestre, mondi. Perché vi sia desiderio di sapere è necessario un contagio, un incontro con un testimone di questo desiderio" (Recalcati , 2014).

Giacomo Stella nel libro "Tutta un'altra scuola!", come esperto di psicologia cognitiva, crede che "... il computer sia uno strumento di potenziamento delle capacità dell'individuo, ma senza mai dimenticare che è una macchina che ha bisogno di qualcuno che la guidi. Il computer non risolve da solo un problema aritmetico, ne è in grado di comprendere un testo ... né di scrivere un tema ... ma è uno strumento indispensabile per apprendere ..."(Stella, 2016, p.86); è lo stesso Stella a citare Recalcati, che propone una scuola centrata sul desiderio di apprendere, scagliandosi contro "l'illusione tecnologica-cognitivista" e chiedendosi "... come si possa suscitare oggi il desiderio di scoperta negli studenti se si mette fuori dal recinto delle possibilità l'uso didattico degli strumenti multimedial
i? Come si fa a suscitare il desiderio con la vecchia lezione frontale? Come fa un insegnante di storia a catturare l'attenzione dei suoi allievi quando esistono documentari che consentono la trasmissione del sapere in modo molto più chiaro ed efficace di quanto siano in grado di farlo il miglior libro possibile o la più esauriente e chiara delle spiegazioni?
" (Stella, p. 47).

Quando i miei alunni, durante i loro viaggi, chiedono di andare al museo locale assillando i genitori, per raccogliere le foto dei reperti visti prima in classe e per poi portarli a scuola e mostrarli ai compagni attraverso presentazioni enfatiche e realistiche, io sento di aver raggiunto un traguardo importantissimo: aver trasmesso loro l'amore per la cultura.
Caterina Cangià nel libro "Generazione tech" mi trova pienamente d'accordo quando scrive che "Non è la tecnologia a vincere. Vincono le relazioni interpersonali, i rapporti dialogici di qualità, la collaborazione costruttiva. La tecnologia trova il suo pieno significato quando mette in moto un processo attivo, dinamico, che lega e connette le persone; quando è orientata a relazioni di mutuo beneficio e considera perciò il ricevere e il dare alla stressa stregua. Quando si espande in progetti comuni, per il bene comune"(Cangià, 2014, p.10).
Anche nel testo di Caterina Scapin "Didattica per competenze e inclusione" si afferma che "la Lim rappresenta non tanto uno strumento, quanto piuttosto un vero e proprio ambiente di apprendimento, in grado di realizzare nuove forme di cooperazione e di attività metacognitive. Questa nuova ottica considera le differenze come risorse: iniziare a conoscere le differenze e le molteplici abilità coesistenti, per creare uno spirito di gruppo in grado di sostenersi, aiutarsi, valorizzandone le diversità, rappresenta un approccio che va al di là delle forme cooperative e di apprendimento di gruppo, investendo le dimensioni affettive, emozionali, interpersonali" (Scapin, 2014, p.221).
Lo sanno bene i miei alunni che si sono amareggiati perché il software della nostra "lavagna" non era pienamente funzionante e si è rimasti in attesa di capire come e chi potesse ripararla.
Nonostante tutti i buoni propositi, questa è una delle ombre che sussistono nella scuola italiana, ossia la mancanza di adeguati finanziamenti per sostenere il rinnovamento e la manutenzione delle macchine; ciò non fermerà di certo la nostra voglia di proseguire, magari con l'aiuto dei genitori.
Questo discorso vale per la LIM ma anche per tutti gli strumenti multimediali che contribuiscono alla costruzione di nuovi scenari e ambienti di apprendimento.
"Le tecnologie digitali offline e online hanno spalancato le porte all'autoistruzione. Come reagiamo? Da paurosi? Da eccessivamente cauti? Tutti i giorni c'è una "grande festa" per l'apprendimento e noi non vi partecipiamo? La festa è ad un clic di mouse" (Cangià, p.57).
E allora, coraggio, iniziate il viaggio, avventuratevi, formatevi, lasciate da parte il "Don Abbondio" che è in voi e non ripetetevi che "Se uno il coraggio non ce l'ha, non se lo può dare", i vostri alunni, tutti, ve ne saranno immensamente grati, per sempre.


Stefania Palumbo, insegnante e Animatore Digitale, Istituto Comprensivo "Via del Calice", Roma
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