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n.21 marzo 2012
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La forza propulsiva dell'Integrazione
La bellezza di essere tutti diversamente uguali
di Infantino Aminta Patrizia - Integrazione Scolastica
Il senso dell'integrazione sta nel salvaguardare una compartecipazione alla vita scolastica e di classe assicurando il miglior sviluppo possibile delle competenze individuali.

Tutti i ragazzi, indipendentemente dalla loro attitudini e dalle differenze individuali che li contraddistinguono, vivono il bisogno di sentirsi inclusi.

Sentirsi esclusi ci fa sentire diversi? Ma chi è il diverso? Il diverso è lo straniero, il dislessico, l'omosessuale, il musulmano, l'autistico, il buddista, l'immigrato, il diverso è semplicemente l'altro, il diverso siamo noi. Siamo noi l'altro da integrare, siamo tutti da integrare.


La forza propulsiva dell'integrazione risveglia il senso di appartenenza al mondo innalzando la forza vitale che ci rende più energici e felici.

Accettare che siamo tutti diversamente uguali è il senso dell'inclusione.
Riuscire ad integrare e includere tutti senza escludere nessuno predispone ad accettare parti di sé che non sempre accettiamo, parti che a volte ci imbarazzano e che preferiamo non vedere, nascondere, occultare. Sono quelle parti che ci mettono in disarmonia con noi e con chi, presentando lo stesso aspetto caratteriale, ci ricorda come uno specchio ciò che di noi non vorremmo vedere.
Accettare e integrare significa far pace con sé stessi. E' con la finalità di comprendersi e riconoscersi che dobbiamo condurre i ragazzi verso una conoscenza metacognitiva e meta emozionale.

La parola ai ragazzi: Oggi in classe è stato letto un brano sulla diversità Abbiamo provato a metterci nei panni del personaggio ed è stato particolarmente difficile. La parola 'diverso' incute un senso di isolamento, di esclusione. Propongo delle riflessioni e, come sempre, faccio sgombrare i banchi da libri e quaderni e distribuisco un foglio bianco ad ognuno.
Non c'è niente di più pericoloso che l'essere rifiutati da parte dei nostri simili, anche l'essere ignorati negli scambi via internet, dove apparentemente non si rischia nulla, finisce per comportare seri disturbi dell'autostima attivando fantasmi di rifiuto...
Anche questa volta le proposte sono graduali e lo step successivo arriva solo a conclusione del precedente.
L'unico divieto è fare riferimenti a persone. Cerco di riportare l'attenzione solo su aspetti fisici o caratteriali. Ribadisco che non dobbiamo ne giudicarci e ne giudicare quello che ascoltiamo e diciamo ma solo prenderne atto per conoscerci meglio. Se siamo sinceri ne usciremo più ricchi, perché avremo ampliato la nostra conoscenza, altrimenti avremo fatto un'esercitazione di scrittura!
Ormai sono appassionati a questo genere di lavoro. Sono sé stessi e scrivono di getto, liberamente e senza badare agli errori.

1. Ci sono momenti in cui mi sono sentito diverso dagli altri. Mi sono sentito così quando...
2. Ci sono alcuni aspetti negli altri che ho difficoltà ad accettare e che mi rendono estraneo all'altro...
3. Tra gli aspetti che negli altri non mi piacciono ce n'è qualcuno che mi ricorda qualche aspetto di me...


Ci sono momenti in cui mi sono sentito diverso dagli altri. Mi sono sentito così quando...

Anonimo: Mi sono sentito diverso quando mi escludevano perché sono Rumeno e all'inizio non potevo capire molto bene le parole che dicevano. Parlavano in romanaccio, mi chiedevano il significato delle parole e io non sapevo rispondere. Devo ammettere che non è stata una sensazione piacevole quello che ho provato e che in certi casi riprovo.
Valerio: Io sinceramente non mi sono mai sentito diverso dagli altri e non ho nemmeno una parte di me che vorrei nascondere. In ogni situazione mi sono sempre sentito a mio agio senza sentirmi indesiderato o escluso o diverso dagli altri, e spero che ciò non mi succeda mai.
Caterina: Nei momenti di timidezza cercavo di trattenermela e di buttarla fuori. Alle interrogazioni mi agito e poi vado male. Alla fine dell'interrogazione mi sento diversa perché tutti mi guardano. Non mi piace stare al centro dell'attenzione.

Ci sono alcuni aspetti negli altri che ho difficoltà ad accettare e che mi rendono estraneo all'altro...

Anonimo: Reagire con le mani, perché è troppo inaccettabile. Non apprezzo quando qualcuno fa il sapientino oppure quando prende le cose con superficialità.
Valerio: A me stanno antipatiche le persone che hanno queste varie caratteristiche: superbia, che si vantano di se stessi, quelli che parlano alle spalle, invidiosi nei confronti di altri, chi si crede superiore, chi va oltre il suo volere per sentirsi accettato, le persone false
Caterina: Non mi piace quando una persona vuole sapere per forza un tuo segreto. Non mi piace quando do una risposta sbagliata e gli altri ridono di me.

Tra gli aspetti che negli altri non mi piacciono ce n'è qualcuno che mi ricorda qualche aspetto di me...

Anonimo: Quando mi dicevano 'rumeno' io cercavo in tutti i modi di occultare l'evidenza dicevo che mio padre è italiano.
Valerio: Quando ero piccolo ero superbo di me stesso, mi sentivo superiore a tutto e a tutti.
Caterina: Mi ricordo quando ero bambina che ridevo quando gli altri davano risposte sbagliate. Ora non lo faccio più perché ho capito che da fastidio. Rido solo se quella persona lo fa apposta e dice una stupidaggine per far ridere...e allora si che mi diverto!


Dopo la riflessione scritta individuale nasce un momento di confronto in cui, chi vuole, si espone leggendo ciò che ha scritto. L'ambiente accogliente favorisce il dialogo. I ragazzi si soffermano molto sul fatto che tra gli aspetti che non ci piacciono degli altri e i nostri ci siano tante similitudini.

Aminta Patrizia Infantino, Docente di Sostegno Scuola Superiore di primo grado "SMS Pintor"e "Cecco Angiolieri" - Roma

N.B. L'articolo è parte del testo in corso di pubblicazione con Edizioni La Meridiana

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