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n.4 giugno 2010
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La lingua italiana, palestra di creatività
Per non soccombere alla "dittatura linguistica"!
di Rigamo Angela - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
I segnali di crisi del rapporto impoverito dei giovani scolari di oggi con la lingua madre italiana sono purtroppo evidenti a tutti gli addetti ai lavori e sempre più soventi: blocchi psicologici e rigidità mentali e formali che sembrano impedire il pieno manifestarsi delle doti personali in direzione dello sviluppo delle capacità creative; sensibile aumento degli errori ortografici; utilizzo sempre più diffuso della parola-frase; adozione di gerghi semplificativi sloganistici, dovuti tutti ad un impoverimento lessicale che incrementa a sua volta:


 piattezza espressiva,
 povertà ideativa,
 scarsa competenza testuale,
 difficoltà di coerenza e coesione.

A queste difficoltà "tecniche", si associano quelle legate alla motivazione.
La creatività nei giovani, quando non schematizzata e imprigionata, è spesso elevata, si tratta solo di ricercare strategie attraverso le quali consentire agli allievi di riuscire a manifestarla.
Se dunque per creatività intendiamo la capacità
 di elaborare soluzioni inedite a problemi piccoli o grandi,
 di reagire in termini nuovi a stimoli,
 di pervenire in modo insolito a soluzioni originali,

educare significa
 porre le condizioni per inventare,
 proporre dei problemi,
 non dare risposte ma creare stimoli.

L'inventiva non può però essere confusa con lo spontaneismo, cioè con l'assenza di regole, è piuttosto una risposta a stimoli precisi; è certo contravvenzione, produce confusione e disordine ma per arrivare ad una nuova coordinazione, ad una composizione inedita e originale e ciò si ha solo in presenza di una regola che si accetta e inizialmente si trascende.
Compito della scuola deve essere quello di "educare al linguaggio, e non ad una passiva fruizione di esso".Non è necessario perciò bombardare il ragazzo con un'overdose di esercizi di lingua, ma bisogna piuttosto far nascere in lui la motivazione e il gusto ad esprimersi e a comunicare, educare al "dialogo" e alla "argomentazione" attraverso un clima "ludico", creare il gusto di giocare con le parole, di piegarle a proprio piacimento, di disegnarle, di inventarne di nuove, di costruire con esse storie fantasticandoci su.

E ciò, come ci ha indicato Gianni Rodari nella "Grammatica della fantasia", adatta a grandi e piccini, costituisce un ottimo avvio per una educazione alla creatività linguistica e alla curiosità verso la lingua, che ben presto motiva l'alunno a creare altre forme di argomentazione che arricchiscono il suo rapporto dialogico di relazione, trasformandolo in un "apprendista scrittore".

Organizziamo, infatti, la realtà mediante il linguaggio delle parole (strumento di pensiero), ed è riconosciuto che a un patrimonio linguistico "povero, standardizzato, omologato" corrisponde un'analoga visione della realtà.
Nella nostra società c'è una "dittatura linguistica" che si pone contro il libero uso della lingua. Intervengono i mezzi di comunicazione di massa: forme occulte di persuasione, che manipolano l'uomo tramite le tecniche e le immagini che si mascherano dietro gli intenti progressisti e civilizzatori, ma che in realtà producono effetti spersonalizzanti e coercitivi sulla mente umana. Continuano a pullulare forme linguistiche sofisticate, particolarizzate, tecnicizzate, che di solito non vengono recepite esattamente e quindi vengono deformate, producendo effetti contrari di disinformazione, distorsione dei fatti, conformismo e adesione passiva.

L'educazione deve essere allora critica, perché deve coscientizzare il singolo sulle proprie scelte e deve essere priva di ostacoli: e ciò può avvenire solo tramite l'uso del linguaggio, orale e scritto, in quanto permette di esprimere in maniera totalizzante le proprie esperienze.
"Con la parola l'uomo si fa uomo" dice Freire, e ancora "Bisogna apprendere dal mondo autonomamente, perché il mondo è di tutti".
Attraverso la presa di coscienza delle proprie possibilità, gli uomini possono porsi contro chiunque cerchi invece di plasmarli e di adeguarli a concetti di ricchezza, di prestigio, di status, impedendo in tal modo la realizzazione delle capacità creative e soggettive.
Questo atteggiamento non può produrre che la morte spirituale e "l'uccisione dell'anima",come la definì Lombardo Radice.

Angela Rigamo, Docente di lettere - Palermo

Bibliografia
Formentoni P., Rapidamente le parole vanno lente
J.Bruner, La cultura dell'educazione. Nuovi orizzonti per la scuola, Feltrinelli, 2002
J.Bruner, Il significato dell'educazione, Armando Ed.,1990
B.Bettelheim, Sopravvivere, ed. Feltrinelli
P.P.Giglioli, Linguaggio e contesto sociale, Bologna, Il Mulino, 2000
A. Mangano - S.Cambareri,I processi selettivi nella scuola elementare, Peloritana Editrice, Messina,1976
F.De Saussure, Corso di linguistica generale, ed. Laterza, 2003
Due Parole, rivista mensile di facile lettura, direttore scientifico T. De Mauro
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 09/03/2013 ore 17:55 da Claudia Benedettini
Sono d'accordo. A scuola si deve insegnare a "scoprire" la lingua, con tutte le sue ambiguità e le sue imperfezioni (perché, ricordiamocelo sempre, la nostra grammatica ne è piena), e non a "subire" regole preconfezionate. Insegno nella scuola elementare da una ventina d'anni, e sento così forte, ormai, l'esigenza di un rinnovamento diffuso di metodi e contenuti relativi all'apprendimento-insegnamento della lingua italiana... Il discorso meriterebbe di essere accolto nell'ambito di iniziative di formazione-docenti, a tutti i livelli scolastici e universitari. Claudia Benedettini
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