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| La matematica |
| In gruppo...è possibile? |
| di Tiberti Stefania - Organizzazione Scolastica |
Sono convinta che tutte le nostre azioni a scuola ci "ricadono addosso come pioggia che ci bagna quando siamo senza ombrello".
Così, anche se promuoviamo svariate attività, possiamo ammettere che la nostra "intenzione" più profonda -in fondo in fondo- è che tutte le attività progettuali e laboratoriali abbiano poi una "ricaduta" sulla nostra didattica quotidiana.
Quindi quando abbiamo a che fare con più livelli di apprendimento dobbiamo distribuire bene il tempo scuola per poter attuare quel processo di formazione integrale della personalità chiamata "alfabetizzazione",che diventa strumento di uguaglianza e sviluppo culturale.
L'apprendimento in sé stesso non implica necessariamente che qualcuno insegni: si apprende anche dall'esperienza vissuta ma nel bambino, come ben sappiamo, l'apprendimento è guidato e rappresenta lo strumento che, come ci dicono i professionisti, "prepara a vivere nella società".
E proprio a noi maestri questa definizione sta a cuore, soprattutto il termine "preparazione".
Nella nostra scuola il clima relazionale è tenuto in grande considerazione, e per questo spesso vengono proposte strategie che favoriscono il progressivo apprendimento individuale.
Nell'esperienza acquisita nella realtà scolastica in cui lavoro, per una serie di motivazioni e per un consistente numero di alunni "speciali", è necessario strutturare il lavoro in piccoli gruppi che un tempo chiamavamo LARSA. Ricordiamo:
LA sta per laboratorio
R per recupero
S per sviluppo
A per apprendimento.
LARSA = laboratori per il recupero e lo sviluppo dell'apprendimento.
Ottima garanzia di successo ma ho pensato ..."quando i larsa non ci sono ?"
Io insegno matematica e lo sviluppo delle attività logiche risulta particolarmente importante anche in considerazione dell'uso sempre più intenso delle nuove tecnologie. Perciò quest'anno sono partita da una considerazione, tutti pensano che il sapere matematico si accomuni a doti spiccatamente individuali, ma credo che ciò non sia del tutto vero.
Mi sento spesso dire dai ragazzi più grandi " io per la matematica non sono proprio portato!" anche se poi riscontro sempre che ai bambini la matematica piace.
Cosa non ha più funzionato nell'insegnare questa disciplina?
Io stessa ho verificato che cercare differenti strategie può favorire un approccio positivo soprattutto per quello che è definito "apprendimento cooperativo".
Ho iniziato da poco un'esperienza di cooperative learning e la prima cosa che ho notato è che il gruppo favorisce la recezione di modalità che ciascuno potrà poi applicare individualmente.
La matematica si presta ad essere appresa come un pensiero "trasversale", capace di trasferire capacità di problem solving nel quotidiano.
Ho iniziato da poco e ho suddiviso i miei venti bambini in cinque gruppi, ognuno composto da quattro alunni che stanno imparando a ragionare matematicamente.
Funzionera? Avremo modo di verificarlo.
Stefania Tiberti Docente 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma
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