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n 37 novembre 2013
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La metodologia dei "Maestri di strada" presentata al Seminario METIS a Roma
Una sottile alchimia per trovare una nuova dimensione dell'insegnamento
di Poli Roberta - Orizzonte scuola


Si è chiusa domenica 25 novembre la prima parte del seminario METIS (Metodologie Educative Territoriali per l'Inclusione Sociale) tenuto dall'Associazione "Maestri di Strada" presso l'Istituto "Lombardo Radice" di Roma.
Per tutti i partecipanti rientrare "tranquillamente" a scuola dopo tre giorni di full immersion, non è così scontato, soprattutto dopo aver vissuto questo spazio di ricerca, dialogo e confronto tanto intenso quanto interessante e coinvolgente.
La metodologia dei "Maestri di Strada" efficacemente illustrata dal Presidente dell'Associazione, Cesare Moreno, è stata al centro dell'iniziativa che ha visto scendere in campo due diverse realtà, entrambe all'avanguardia nel tentativo di proporre un modo "alternativo" di intendere la scuola, più che limitarsi a contrastare la dispersione scolastica.

Da una parte il Progetto "E-VAI" (Educazione-Volontà, Accoglienza, Integrazione) realizzato negli ultimi 4 anni in alcuni quartieri periferici di Napoli grazie alla tenacia di Cesare Moreno, ai suoi collaboratori e al supporto scientifico dell'Università "Federico II" di Napoli, rappresentata dalla Prof.ssa Santa Parrello.
Dall'altra la "Scuola della Seconda Opportunità" efficacemente illustrata dal D.S. Simonetta Caravita, che da anni coordina e sostiene con dedizione e tenacia il progetto realizzato nel IV CTP di Roma, grazie al lavoro di un gruppo di docenti specializzati e grazie al supporto scientifico della Prof.ssa Anna Maria Ajello (Università "La Sapienza" di Roma) e della dr.ssa V. Lucatello, che segue direttamente i ragazzi coinvolti.
Al centro di entrambe le esperienze troviamo un modo diverso di fare scuola, con una didattica "alternativa" nella quale l'interesse dei ragazzi è il fulcro del progetto educativo, ma soprattutto con una co-progettazione degli interventi educativi che mette in gioco il lavoro di equipe degli insegnanti, degli educatori e degli psicologi coinvolti.
Per descrivere l'esperienza vorrei affidarmi alle riflessioni che sono emerse dal confronti in grandi e piccoli gruppi di docenti e di educatori appartenenti ad ogni ordine e grado di istruzione, provenienti da Roma e Provincia.

www.maestridistrada.it
www.maestridistrada.it

Dall'emozione in azione, alla sua mentalizzazione
"L'Adulto è il custode dello spazio di pensiero" (A.M. Ajello) e svolge il ruolo fondamentale di aiutare il ragazzo a mentalizzare l'azione, a ricercarne il significato sotteso per evitare di continuare ad agire impulsivamente e spesso violentemente.
Il passaggio all'atto, senza la mediazione del pensiero (acting-out) rappresenta la modalità con cui spesso il ragazzo manifesta il proprio disagio portandolo soprattutto a scuola.
La scuola rappresenta un ambiente di soccorso dove il ragazzo cerca di trovare, come ultima spiaggia, la possibilità di confrontarsi con un adulto che sappia tenere e contenere i suoi attacchi, sia fisici sia verbali, ma soprattutto sappia aiutarlo a trovare modalità diverse per canalizzare quelle emozioni che spesso dilagano in modo impulsivo e distruttivo.
Proprio il discorso delle regole per "contenere" l'altro è stato al centro di un gruppo esperienziale che ha occupato un'intera sessione della formazione, sotto la conduzione della dr.ssa M. Sclavo.
Attraverso la sperimentazione diretta della tecnica dell'Open Space Tecnology (Spazio Ideativo Partecipato), abbiamo creato dei "Tavoli di Confronto Creativo" cioè degli spazi di confronto, dialogo e ascolto attivo tra insegnanti sulle regole da condividere, da rispettare, da negoziare ma anche da trasgredire.
Riporto questa frase molto indicativa emersa all'interno di uno dei gruppi di confronto: "Se di fronte alla trasgressione del
ragazzo passa solo la punizione dell'adulto,
abbiamo perso la battaglia di far capire all'altro
il vero senso delle regole".


Il gruppo di confronto come strumento trasformativo
Spesso il senso di solitudine caratterizza l'esperienza degli insegnanti e diventa l'anticamera per sentimenti di estraneazione, cinismo, senso di fallimento e inefficacia, tutti campanelli di allarme per indicare una condizione di potenziale rischio burn-out per il docente.
La possibilità di confrontarsi nel gruppo dei colleghi, in contesti meno formali del Consiglio di Classe (che per tempi e richieste istituzionali non consente di aprire il giusto spazio di dialogo), rappresenta una modalità vincente per favorire il dialogo e la ricerca di strategie educative condivise.
Cesare Moreno rivendicava proprio in chiusura del seminario "...il bisogno importante del docente di portare nel gruppo dei colleghi il suo diritto a lamentarsi" a patto di non farlo in maniera eccessiva e totalizzante. Condividere in gruppo il proprio dolore e le frustrazioni per le esperienze fallimentari aiuta a contenere il senso di fallimento e soprattutto previene il rischio di un possibile "accanimento pedagogico" che mira più a riparare la ferita narcisistica del docente, piuttosto che ad aiutare concretamente l'allievo in difficoltà.

Una delle Slide che campeggiava sullo sfondo della sala faceva riferimento alla "ricerca di un senso", riflessione molto importante che chiude il cerchio della diade docente-allievo all'interno del processo di insegnamento-apprendimento.
Il ragazzo ha bisogno di dare un senso ai contenuti dell'apprendimento perché ciò che è significativo per lui è qualcosa che può stimolare il suo interesse e la motivazione ad apprendere. Per questo la strategia dei "laboratori" proposta dai "Maestri di Strada" funziona con i ragazzi in difficoltà perché fare musica, recitare su un palco o creare un prodotto con le proprie mani rappresentano un compito "reale" in cui concretizzare conoscenze formali e informali, in un connubio creativo capace di "emozionare" e di stimolare il senso di autoefficacia e di autodeterminazione, aspetti importanti per riparare il "danno motivazionale" (A. M. Ajello) che spesso la scuola stessa ha provocato.
La ricerca di senso, però, è fondamentale anche per il docente, perché come diceva in chiusura uno dei partecipanti riassumendo l'esperienza del suo gruppo "Ma a noi chi ci paga?" che tradotto sta a significare, chi ce lo fa fare a fare tutto quello che facciamo?
Da queste riflessioni occorre ripartire per riscoprire quella "carica vitale" che da sempre caratterizza la professione del docente che si trova ogni giorno in prima linea semplicemente entrando nelle classi. Fare una "progettazione di senso" suggerisce Rosalba all'interno di un gruppo di lavoro, ritrovare il senso del proprio operato, ma soprattutto dare un senso a quello che si va a proporre affinché consenta anche al docente di "navigare" avendo ben presenti gli obiettivi, con la consapevolezza che gli strumenti vanno trovati e addirittura inventati se necessari per "rendere operativi i contenuti che devo trasmettere".

Non so se queste riflessioni sono riuscite a rendere il senso dell'esperienza fatta, Cesare Moreno ha detto ai partecipanti nelle conclusioni che se uscivano con delle certezze voleva dire che aveva fallito il suo obiettivo.
Se il CAOS è un passaggio indispensabile per consentire il riassestamento ad un livello di equilibrio diverso, credo che la frammentarietà di questo scritto renda bene il senso di un percorso in progress, dove sappiamo da quali modalità ci vogliamo differenziare ma non ci è ancora ben chiaro dove vogliamo e possiamo arrivare.
Concludo con una frase di A. Einstein suggerita da Cristina, mia compagna di viaggio in questa prima tappa del percorso:
"Imparare è un'esperienza, tutto il resto è informazione".

Dr.ssa Roberta Poli, psicologo scolastico, docente di Scuola Superiore,
presidente dell'Associazione "Crescere Insieme" (www.crescere-insieme.com)


Appuntamento al prossimo numero per un'intervista a Cesare Moreno.
Nel frattempo è possibile approfondire la conoscenza dei seminari METIS e dei Maestri di Strada andando sul sito: www.maestridistrada.it
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