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| La mia esperienza di insegnamento nella scuola speciale |
| Profili di differenze con la scuola elementare statale |
| di Montuori Sonia - Integrazione Scolastica >>> L'esperienza a scuola |
Sono un'insegnante di sostegno in servizio presso la scuola elementare statale "Walt Disney". Quello in corso è il mio settimo anno di insegnamento, anni durante i quali ho maturato una ricca esperienza, in particolar modo, nell'ambito dell'insegnamento e del sostegno a bambini diversamente abili.
I primi due anni di insegnamento ho espletato le mie mansioni presso un Istituto comprensivo di Como, in una scuola speciale che accoglieva bambini dai sei ai sedici anni che presentavano anche gravi patologie.
Posso affermare che l'approccio iniziale con questi bambini è stato traumatico. Col passare del tempo e con l'ausilio di colleghe esperte, nonché supportata dall'equipe pedagogica ho imparato la gestione dei momenti di crisi dei bambini, così come ad affrontare momenti spesso critici scaturenti da patologie e caratterizzazioni particolari.
Dopo aver maturato esperienza anche in scuole elementari statali "non speciali" posso testimoniare quanto la metodologia e l'organizzazione della giornata didattica è completamente diversa.
La maggiore discrasia tra le metodologie sperimentate risiede nel diverso modo di approcciare i bambini e nell'uso di materiale didattico che nelle scuole "non speciali" presenta caratteri di minore specificità, risultando spesso carente sotto il profilo della qualità e della innovazione.
Nelle scuole speciali i bambini iniziavano la giornata didattica alle ore 9,00 per terminare l'apprendimento alle 15,00; ogni classe era composta da otto bambini diversamente abili assistiti da due insegnanti di sostegno.
Durante le prime ore della mattina, i bambini si alternavano con l'equipe per affrontare percorsi psicomotori, logopedici e farmacologici. In classe veniva approfondita l'attività di logopedia con le insegnanti e veniva, altresì, svolta attività manipolatoria.
Per i bambini in grado di leggere e scrivere veniva seguiti percorsi didattici individualizzati.
Dalle 12,00 alle 13,00, i bambini mangiavano insieme agli assistenti materiali e noi insegnanti avevamo un momento i break, durante il quale si aveva modo di predisporre i laboratori di: musicoterapica, falegnameria, cucina, manipolazione artistica, teatrali e psicomotori.
In alcuni laboratori le operatrici dell'equipe venivano in soccorso delle insegnanti. Le ore dedicate ai laboratori risultavano per i bambini quelle maggiormente gradite ed attese, riuscendo a scaricare, in quelle determinate attività, la tensione e liberare le proprie potenzialità nelle attività pratiche preferite nelle quali sentivano di esprimersi secondo il proprio istinto.
A cadenza mensile vi erano riunioni con l'intera equipe nelle quali venivano concordate eventuali modifiche metodologiche e comportamentali con i singoli bambini.
All'esito di questa esperienza posso affermare che, spesso, nelle scuole "non speciali" sono integrati i bambini con gravi handicap che la scuola non può compensare a causa della carenza di strutture, materiali e personale specializzato che, invece, eccelle, in molti casi, nelle scuole "speciali".
Credo di poter affermare che le scuole "speciali" paghino lo scotto di quella che può essere una mentalità errata di molti che vedono o credono di vedere nelle scuole speciali dei luoghi dove confinare i bambini portatori di handicap.
Dovrebbe, invece, essere rivalutato il senso di questi Istituti nei quali il lavoro di equipe specializzate e che accrescono il proprio bagaglio culturale con la quotidiana esperienza, può in molti casi compensare i disagi patiti dai bambini e arrecare agli stessi notevoli benefici. Effetti favorevoli che possono comunque essere conseguiti nelle scuole ordinarie ma, probabilmente, con maggiori difficoltà dovute, alla logistica ed all'organizzazione non specialistica della scuola "non speciale".
Sonia Montuosi Docente di sostegno 196° Circolo Didattico Via Perazzi 46 - Roma
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