Torna nella homepage
 
n.5 settembre 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:14 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La mia scuola sceglie di "fare... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Per visualizzare le sottoaree clicca sull'icona
Dalla redazione Dalla redazione
Long Life Learning Long Life Learning
Oltre a noi... Oltre a noi...
Editoriali Editoriali
Emergenza scuola Emergenza scuola
Organizzazione Scolastica Organizzazione Scolastica
Integrazione Scolastica Integrazione Scolastica
Didattica Laboratoriale Didattica Laboratoriale
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Organizzazione Scolastica 3 Organizzazione Scolastica
Pagina Didattica Laboratoriale 4 Didattica Laboratoriale
Pagina Long Life Learning 7 Long Life Learning
Pagina Dalla redazione 9 Dalla redazione

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
La mia scuola sceglie di "fare scuola"
Scelta del tempo-scuola dopo i "tagli Gelmini" in un I.C. di Roma
di Damiano Maria Antonietta - Emergenza scuola
Il nuovo anno scolastico, come da alcuni anni accade, si riapre all'insegna delle polemiche e, quello che più conta, dei tagli sul suo personale e sui suoi investimenti.
Poco importa se tale ristrettezze erano state annunciate e pianificate da due anni, fatto sta che a scuola diventa sempre più difficile "fare scuola".

Nella premessa dei Programmi dell'85 (fra l'altro mai aboliti, perciò ancora in vigore?) si leggeva che la scuola è il luogo dove l'educazione e l'insegnamento vengono impartiti "in maniera sistematica ed intenzionale".
In tale sistematicità ed intenzionalità risiede, a mio avviso, la sua non confondibilità con tutte le altre agenzie educative!

A scuola bisogna fare scuola: non solo vigilare ed accudire bambini, ma rispondere ai loro bisogni affettivo-relazionali, individuare le loro capacità e abilità, fornire loro tempi e spazi per metterli a frutto, seguirli nel loro apprendimento e nel loro sviluppo...e questo richiede tempo, competenze, assunzione di responsabilità e risorse.

Come è possibile fare tutto questo se il personale viene ridotto e si pretende di dare lo stesso tempo di permanenza scolastica. Con quali insegnanti, e, soprattutto, con quanti insegnanti?

Solo chi non vive quotidianamente la scuola può pensare che un alunno, un bimbo che vive la realtà dei nostri giorni con orari frenetici di lavoro (quando c'è!) dei genitori, con una pluralità disorientante di adulti di riferimento, spesso in famiglie allargate che incidono sulle sue insicurezze, possa trovare "giovamento" in una scuola che lo ospita ricalcando le orme del disorientamento esterno: sette e più insegnanti che entrano in classe, con i quali non ha tempo di creare un legame di empatia affettiva prima che di collaborazione di insegnamento-apprendimento, tempi concisi che non gli permettono spesso di rispettare i "suoi" tempi, cambio continuo di riferimenti adulti.
Tutte premesse per una cattiva scuola.

Alla luce della periodica valutazione d'Istituto la mia Scuola ha rilevato, inoltre, che i tagli finanziari, e quindi l'esiguità del budget a disposizione per il pagamento dei supplenti, già dallo scorso anno aveva costretto l'amministrazione, in caso di assenza di un docente e della impossibilità di una sostituzione interna (con un orario di insegnamento ispirato alla continua frenesia dello spostamento di classe con scarse possibilità di controllare i risultati del proprio lavoro, aumenta il disamore e l'assenteismo del docente!) a ricorrere spesso alla divisione delle classi penalizzando didatticamente non solo gli alunni "ospitati" ma anche gli "ospitanti".
Qualità del risultato finale: in ribasso sia sotto il profilo didattico che educativo.

I sostenitori della scuola "mordi e fuggi" potrebbero avanzare non poche motivazioni: la scuola è soprattutto un servizio sociale, l'importante è che i bambini stiano a scuola, la loro attenzione è ormai da "nativi digitali" perciò breve, anzi veloce, da videogame, più stimoli ricevono e più sono curiosi...
Certamente molte di queste affermazioni rispondono al vero ma la "scuola" dov'è?
Quella che rispetta i ritmi di apprendimento di ciascun alunno, che prevede tempi distesi perché le curiosità soddisfatte possano divenire apprendimenti, che concede momenti di recupero o di rinforzo o di ampliamento degli apprendimenti.
Anch'essa deve adottare ritmi di un baby-parking per "camuffare" le privazioni di ogni tipo che sta subendo?
Noi crediamo, davvero, di no.

E non perché ci costa fatica elaborare un pazzesco orario che vede ruotare otto o più insegnanti per classe, o perché non siamo disponibili a rinunciare a "seguire" un po' più da vicino i progressi dei nostri alunni, ma perché siamo profondamente convinti che i primi a pagare lo scotto di una simile organizzazione siano proprio loro.
I disturbi dell'apprendimento legati alla sfera affettivo-relazionale sono in continuo aumento, e non solo nella nostra scuola.
Chiediamoci perché e che ruolo gioca su tali disturbi l'impossibilità di intessere relazioni empatiche che richiedono tempi distesi e pazienti.

Ecco, allora, che quest'anno dopo aver subito una pesante contrazione di organico e anche in previsione degli ulteriori "tagli" del personale già previsti per il prossimo anno, la mia scuola, dopo attenta riflessione, sceglie di "fare scuola".

Quali sono le decisioni assunte?
- Ridurremo il tempo scuola offerto all'utenza: da 40 a 37 ore per il TP, e da 31 a 28 ore per il NM.
- Salveremo qualche ora delle famigerate "compresenze" per evitare la "divisione" delle classi in caso di assenza del docente, per consentire azioni di recupero in itinere degli alunni più deboli, per promuovere progetti di ampliamento o di approfondimento.
- Eviteremo che in una stessa classe entrino troppi insegnanti.
-Ottimizzeremo le risorse professionali favorendo il loro rapporto diretto con il gruppo classe.

L'informazione dell'utenza su tale scelta sarà, per quanto possibile, tempestiva e continua ma, crediamo...non accettata con favore specialmente da quei genitori che hanno problemi organizzativi familiari.
Alla fine, dinanzi al bivio tra organizzare un servizio per 40 o 31 ore, rispettoso delle esigenze delle famiglie e poco rispettoso delle necessità dei bambini, o assicurare un tempo scuola congruo e più conforme ai bisogni degli alunni, non abbiamo nutrito dubbi ad accordare la nostra preferenza alla seconda opzione!

Maria Antonietta Damiano, Dirigente Scolastico I.C. Via Nobiliore - Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional