Torna nella homepage
 
n.47 novembre 2014
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:14 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La musica e l'intercultura'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Didattica Laboratoriale 2 Didattica Laboratoriale
Pagina Orizzonte scuola 3 Orizzonte scuola

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
La musica e l'intercultura
Esperienze "multisensoriali" di vita scolastica
di Merletti Cinzia - Intercultura

"L'intercultura è come un grande prato fiorito che ci riempie lo sguardo con i mille colori e forme dei suoi fiorellini. Il prato è bello proprio perché è variopinto. (...) Così noi persone, se parlassimo sempre e solo con la nostra immagine riflessa nello specchio, ben presto ci sentiremmo soli e senza più stimoli né confronti.
La ricchezza, ben lontana dall'essere solo monetaria, è quella dell'intelligenza e dello spirito che si apre sulla varietà, come un campo fiorito multicolore. (...)
La cultura e l'umanità evolvono e migliorano quando ci si apre e ci si confronta, non quando si chiudono le porte agli altri. Siamo proprio come quei fiorellini nel prato.
Ognuno di noi, allo stesso modo, è come un pezzetto di un puzzle variopinto ed enorme. Solo quando il puzzle sarà completo, o quasi, capiremo cosa rappresenta, ma la cosa importante è che ciascuno di noi è una parte unica e fondamentale del quadro vivente che è la natura e tutto il creato. Se manca anche solo un pezzetto, il puzzle è incompleto; se è di un solo colore, è monotono. Le persone, le culture, le tradizioni diverse, sono i colori del nostro mondo, così come del nostro puzzle, ed è fondamentale imparare a capirlo profondamente.
Le musiche saranno i nostri colori!"


(Merletti Cinzia, La musica e l'intercultura: percorsi possibili, MMC Edizioni, Roma, 2013, pag. 7).


Con questo esordio aprivo, qualche anno fa, un laboratorio sulla musica nel mondo arabofono, con un confronto con quella occidentale, niente meno che per bambini del primo ciclo di scuola primaria, presso la Biblioteca Centrale dei Ragazzi, a Roma. I bambini capirono perfettamente quello che intendevo spiegare anzi, furono loro stessi a rispondere che un prato multicolore era sicuramente più attraente e stimolante di un prato con fiori dello stesso colore. Altrettanto facilmente capirono che il concetto si allargava al genere umano, loro che in classe stavano già sperimentando una forte realtà multiculturale.

La musica, lo sappiamo bene, favorisce il "benessere" dei partecipanti ad un gruppo, inteso proprio come il piacere di stare e di fare le cose insieme; predispone favorevolmente ad altre forme di apprendimento, stimola la concentrazione e l'attenzione, migliora la coordinazione psico-motoria e la capacità di relazionarsi e di interagire con gli altri.
Per questi motivi un'opportuna proposta didattico-musicale, declinata in attività mirate e adattate al contesto e agli obiettivi che ci si propone di raggiungere, diventa utilissima non solo per integrare nel gruppo bambini/ragazzi stranieri ma anche per curare e prevenire forme di disagio sociale e di bullismo precoce.
Promuovendo l'affermazione dell'identità di ciascuno, qualunque sia la sua provenienza geografica, lingua, cultura e religione, si favorisce il dialogo multilaterale; accettare e rispettare se stessi e gli altri, infatti, vanno di pari passo.

La musica coinvolge ad un livello globale, per questo può essere assai efficace: ci tocca la mente, l'emotività, il corpo, permettendo a tutti di trovare un ruolo all'interno delle attività proposte, guadagnandone in benessere ed autostima.
Anche in assenza di bambini/ragazzi stranieri in un gruppo, è bene abituare gli alunni ad affrontare repertori vari come genere e come provenienza geografica, per educare l'orecchio a sonorità, ritmi, melodie e quanto altro possa loro aprire la mente ed il cuore su orizzonti umani e culturali diversi dai propri, preparandosi al dialogo ed al confronto genuino e aperto, sgombro da pregiudizi. Non secondario è il fatto che la musica può collegarsi a tante altre discipline (storia, geografia, letteratura, scienze, religione, arte, filosofia, antropologia,sport), creando degli interessanti quanto utili percorsi interdisciplinari che rafforzano il meta-apprendimento ed il senso di cooperazione e di appartenenza ad una realtà sociale come quella della scuola e del gruppo-classe.

Generalmente è preferibile partire "da lontano", ossia non proporre subito attività musicali con giochi, canti, ritmi, fiabe ed altro che siano direttamente collegabili alle persone straniere presenti in classe. Questo potrebbe causare istintive reazioni di rifiuto, da parte dei compagni, soprattutto se il processo di integrazione non è già avvenuto pacificamente. Se si verificasse il rifiuto, la situazione potrebbe peggiorare repentinamente ed essere difficilmente recuperabile. Meglio, quindi, non chiamare subito in causa tradizioni e musiche relative alla cultura di appartenenza dei bambini stranieri in classe, non prima di essere certi della loro accettazione da parte dei compagni.
Occorre, prima di tutto, preparare i bambini alla diversità come gioco, stimolare la loro curiosità e la voglia di esplorare altri modi di vivere e di esprimersi, assaporando il senso della ricchezza che viene dalla diversità e dal confronto positivo e costruttivo con essa.
(Merletti Cinzia, La musica e l'intercultura: percorsi possibili, MMC Edizioni, Roma, 2013, e La musica e l'intercultura: progettualità alla luce della dichiarazione del Parlamento Europeo sull'Educazione allo sviluppo e alla cittadinanza globale attiva, MMC Edizioni, Roma, 2014).

Il buon senso e l'intuito dei docenti saprà comunque valutare, caso per caso, l'opportunità di mettere in campo tradizioni musicali collegate a bambini con difficoltà di integrazione. Rimando, per utili approfodimenti e confronti, alla lettura dei miei libri dedicati a questo settore:

Ho nominato spesso i bambini, anche se un percorso formativo musicale sarebbe auspicabile dalla scuola dell'infanzia sino all'età adulta. Ma è opportuno, necessario, iniziare ad educare alla diversità e al dialogo i bambini sin dalla primissima infanzia, altrimenti potrebbe essere troppo tardi.
L'educazione musicale può fare molto, a livello sociale, se pensiamo che:

-attraverso opportuni stimoli musicali noi possiamo educare alla diversità, all'accoglienza e al dialogo;

-educare alla varietà culturale come fonte di ricchezza porta alla valorizzazione delle identità in quanto risorse umane;

-la musica può essere usata come chiave di lettura, di accesso, di interazione, di integrazione;

-anche con la musica, nelle sue varie declinazioni, noi possiamo comunicare che è cittadino attivo chi vive a pieno titolo nel mondo, consapevole della propria e delle altrui identità, della sua e delle altre storie, dei diritti e dei doveri di ciascuno nel mondo.

Con la musica, quindi, noi possiamo educare i giovani ad essere cittadini maturi e consapevoli, capaci di riconoscere e di combattere le sopraffazioni e le presunzioni di superiorità culturale, da qualsiasi parte provengano.

Le mie esperienze sul campo sono molte e varie, troppe per essere sintetizzate in un articolo. Significativa è stata la collaborazione con l'Istituto degli Affari Sociali (IAS)/ISFOL, sul progetto Musica e Minori, oltre a quella con le Biblioteche di Roma e con il PRO.DO.C.S., per conto del quale partecipo al Seminario Internazionale sull' Educazione Interculturale che si tiene a Senigallia, a settembre.

Una delle mie attività è quella di docente formatore, con workshop rivolti ad insegnanti di scuola dell'infanzia, scuola primaria e secondaria, educatori ed operatori sociali. Le attività musicali con ritmi, canti, danze, possono essere integrate all'interno di fiabe dal mondo, offrendo spunto anche per drammatizzazioni che coinvolgano l'intero gruppo/classe.

Le esperienze, le riflessioni, i suggerimenti, le proposte didattiche e gli spunti per ulteriori elaborazioni, sono state da me racchiuse nei due libri "La musica e l'intercultura" (Merletti Cinzia, op.cit.)in modo da lasciare utili tracce scritte ai partecipanti ai miei laboratori, nonché a tutti coloro che vogliano approfondire tali tematiche.

Nelle mie esperienze didattiche e formative, non solo ho dato spazio ai laboratori pratici ma anche a quelli di approfondimento storico e culturale.
Nell'ambito della Ludus Tonalis Accademia, a Riano (Roma), ho infatti avviato da due anni un corso di storie delle musiche e sul melodramma. Il titolo "storie delle musiche", al plurale, è stato voluto per evidenziare la pluralità delle manifestazioni artistiche e culturali tipiche dei popoli nei vari tempi e luoghi della storia. È stata una proficua occasione di confronto tra musiche e modi di fare musica, di percepire il mondo, di viverlo; un corso che ha interessato e coinvolto alunni dai tredici anni sino agli ultrasettantenni, con competenze musicali assai diverse. Preciso, anzi, che diversi partecipanti adulti non erano affatto musicisti ma semplici curiosi e appassionati. Il corso sul melodramma, quello che ha visto la maggior partecipazione di anziani, è stato utilissimo per stimolarli all'interazione attiva, al senso della critica, alla curiosità e al gusto del confronto di vocalità, regie e messe in scena tra le più diverse. Per ogni melodramma analizzato, andavamo tutti insieme a vedere l'opera dal vivo, al Teatro dell'Opera di Roma.
Qualcuno può chiedersi, a questo punto, cosa mai c'entri un discorso sul melodramma e sulle storie delle musicale con l'intercultura. In realtà, come spiego nel mio ultimo libro (op. cit., 2014), l'interculturalità non può più essere intesa solo in direzione orizzontale. La società occidentale è diventata troppo complessa e stratificata, ormai, per non capire che, per rendere valido e completo un discorso sul dialogo e sul confronto, bisogna imparare ed educare a scoprire e ad accettare i diversi strati culturali che caratterizzano la nostra stessa società. Se si è in grado di fare questo, cioè procedendo in una direzione virtualmente verticale, si può fare lo stesso in senso orizzontale, tra culture geograficamente diverse.

La musica, nel suo rappresentare egregiamente varie istanze socio-culturali, sia quelle dominanti che le cosiddette "sottoculture", è il banco di prova ideale per educare i giovani al confronto di generi diversi come la musica classica ed il rap, ad esempio. Ogni genere rappresenta un'identità culturale, un modo di vedere e di sentire il mondo, spesso in conflitto con altri modi di percepire la realtà intorno a noi.

Educando alla scoperta verticale ed orizzontale delle modalità umane di rappresentare se stessi e, come accennavo prima, le diverse e possibili percezioni del mondo, si arriva a formare persone capaci di analisi, di comprensione, di empatia, di dialogo: persone capaci di costruire un percorso umano migliore per tutti.

Ed è quello che ci auguriamo.

Cinzia Merletti
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional