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n. 51 marzo 2015
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:13 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La nostra risposta al 'Deficit... >>>
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La nostra risposta al 'Deficit di Fiducia'
Mettere insieme le risorse a disposizione
di Rosci Manuela - Editoriali
Qualche giorno fa ha risonato dentro di me un intervento del nostro Ministro dell'Economia e della Finanza Carlo Padoan sul Sole 24 Ore: <<Il rapporto tra l'Italia e l'Unione europea è stato spesso trattato in modo strumentale. È un'attitudine diffusa in tutta Europa, che ha prodotto un deficit assai pericoloso. Si tratta del deficit di fiducia che condiziona sia i rapporti tra cittadini e istituzioni europei, sia i rapporti tra i popoli stessi... Una conseguenza grave di questa sfiducia reciproca ... è la difficoltà nel fare progredire l'Unione verso una maggiore integrazione e verso un'uscita definitiva della crisi. Per questa ragione sono contrario a strategie basate sul concetto di alleanza con questo o quel paese membro dell'Unione europea: un'alleanza con qualcuno è sempre anche alleanza contro qualcun altro. Abbiamo invece bisogno di procedere uniti, costruendo condizioni di fiducia reciproca capaci di realizzare una governance politica ed economica efficace, in grado di affrontare i problemi ...>>

Non è certo affermazione nuova ma forse è entrata in risonanza con quanto scelto dal team con cui lavoro, in occasione della consegna ai genitori del documento di valutazione.
Questa consegna -per alcuni considerata mero adempimento amministrativo, da risolversi nel minor tempo possibile (pensiero non solo diffuso tra i docenti ma a volte anche nella governance delle scuole) - rientra, al contrario, in una delle poche occasione di riflessione congiunta con i genitori, e sottraendosi alla prassi di semplificata indicazione di successo-parziale successo- insuccesso scolastico degli alunni, offre l'occasione per ridefinire la portata della valutazione.

Ogni situazione, anche quella più storicamente codificata, assume una valenza diversa se cambia il riferimento, in questo caso di natura pedagogica. Nello specifico della situazione, se abbandoniamo -una volta per sempre!- la visione trasmissiva delle conoscenze, con la conseguente valutazione di "quante se ne sono apprese", e assumiamo definitivamente (almeno fino a nuova teoria) il concetto di maturazione delle competenze, come fine ultimo del percorso scolastico dettagliato nelle 'Indicazioni nazionali del curricolo dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione', possiamo cambiare il modo di considerare la valutazione e pensarla come una riflessione sulle strategie messe in atto e non più un feedback giusto/sbagliato.

La conseguenza per il nostro team, allora, è stata quella di utilizzare il tempo a disposizione con i genitori per un incontro collettivo, formalizzato da invito scritto dai docenti, con tanto di adesione e l'indicazione dei partecipanti (un genitore o entrambi), e spiegare cosa facciamo a scuola e quale sono i nostri riferimenti, sia normativi che pedagogici, e la conseguente valenza che assume la valutazione.
La preparazione del materiale da illustrare con slide ha tenuto conto della necessità di legare contenuti che potevano non essere immediatamente accessibili a tutti (genitori di altra nazionalità o di diversa estrazione culturale ... come del resto nel quotidiano della classe!) con immagini e simboli che potessero raccordare i vari 'pezzi' trasformandoli in una narrazione del 'come lavoriamo con i vostri figli'. La premessa è che molti alunni, sia bambini che ragazzi, raccontano a casa 'poco e sinteticamente', lasciando ai genitori l'incombenza di fare una ricostruzione del tempo scuola solo sulla base delle proprie esperienze pregresse che, per quanto recenti, potrebbero risalire comunque a 18/20 anni fa. Per quanto lenta -un gigante addormentato- la scuola ha subito trasformazioni che non sempre all'esterno sono arrivate in maniera comprensibile, in alcuni casi addirittura travisate dagli stessi addetti ai lavori (uno stuolo di docenti 'in contemporanea' nelle classi della primaria!).

Questo ovviamente il primo obiettivo che volevamo conseguire: IN-FORMARE, che cos'è la scuola oggi e, all'interno del progetto didattico, come lavoriamo per promuovere/costruire competenze affinché tutti gli alunni (e i loro genitori) sappiano riconoscere le proprie e comprenderne la spendibilità a tutto tondo (nella sfera relazionale e sociale, per orientarsi nel proseguo del percorso formativo e poi nel mondo del lavoro); ILLUSTRARE quanto il lavoro 'che si vede', rappresentato da conoscenze e abilità 'che si apprendono' -come se fossero la punta di un iceberg-, sia sostenuto fondamentalmente da una serie di elementi che rappresentano il 'come si apprende' (impegno, motivazione, strategie metacognitive, immagine di sé, consapevolezza, ruolo sociale ...) e rappresentano il sommerso, ciò che non si vede dell'iceberg, ma che sono le fondamenta che si costruiscono e consolidano nel tempo, soprattutto nel tempo scuola. Lì si esplica il vero lavoro del docente, quel lavoro silente e quotidiano, fatto di rinforzi in positivo e di time out, di osservazioni restituite al singolo e al gruppo, di domande poste per aprire le menti piuttosto che di domande chiuse che vogliono una sola risposta (quella che di solito ha in testa l'adulto).

Va da sé, dunque, che l'obiettivo in parallelo - non voglio dire più importante, ma della stessa valenza- è il COINVOLGIMENTO dei GENITORI in quanto partner fondamentali del percorso formativo, ma che possono avere un'idea distorta e squalificante della scuola, pensarla non più così fondamentale quanto nel passato, a ritenere i docenti 'carnefici' dei loro figli (soprattutto di quelli meno educati a stare con gli altri e/o a riconoscere i propri stadi d'animo), a ritenere che il sapere e la cultura in genere offrono meno possibilità di successo (economico?) di altre dimensioni più ... spettacolari!

Allora le parole iniziali del ministro hanno confermato l'esigenza di contrastare e porre rimedio a questo altro deficit di fiducia nei confronti della scuola -annoso come quello da lui illustrato- che nel tempo ha minato anche l'idea che la scuola possa 'rispondere adeguatamente e in maniera costruttiva' e non solo subire attacchi. I genitori a volte fanno paura perché propongono lo spettro della denuncia, e certamente nessuno vuole essere messo nella condizione di 'essere attaccato' ingiustamente. Comunque ogni volta che iscriviamo un alunno, iscriviamo una famiglia, sono solita dire, con tutte le conseguenze che la complessità genera. Importante è sempre ricercare la strada di accesso, uno spiraglio per la comunicazione, un contenuto che leghi e che permetta di confrontarsi.
Abbandonando la paura di essere giudicati non capaci (di solito è la paura che non ci fa mettere in gioco) -noi come docenti, loro come genitori- rimango dell'idea che la scuola debba assumersi il compito di accompagnare i genitori a comprendere, a ragionare sul problema e non sulla persona (il bambino, il ragazzo), sul comportamento o sull'atteggiamento che non produce risultati ma allontana e crea disamore dell'alunno (e negli adulti) nei confronti della scuola. Chi altro potrebbe aiutare un genitore a comprendere ciò che sta avvenendo?

In due slide abbiamo riportato il testo tratto dalle Indicazioni nazionali:
<<Insegnare le regole del vivere e del convivere è per la scuola un compito oggi ancora più ineludibile rispetto al passato, perché sono molti i casi nei quali le famiglie incontrano difficoltà più o meno grandi nello svolgere il loro ruolo educativo... La scuola perseguirà costantemente l'obiettivo di costruire un'alleanza educativa con i genitori. Non si tratta di rapporti da stringere solo in momenti critici, ma di relazioni costanti che riconoscano i reciproci ruoli e che si supportino vicendevolmente nelle comuni finalità educative.>> (Per una nuova cittadinanza)
<<Di fronte alla complessa realtà sociale, la scuola ha bisogno di stabilire con i genitori rapporti non episodici o dettati dall'emergenza, ma costruiti dentro un progetto educativo condiviso e continuo. La consapevolezza dei cambiamenti intervenuti nella società e nella scuola richiede la messa in atto di un rinnovato rapporto di corresponsabilità formativa con le famiglie, in cui con il dialogo si costruiscano cornici di riferimento condivise e si dia corpo a una progettualità comune nel rispetto dei diversi ruoli.>> (Il senso dell'esperienza educativa)

Sento già il risentimento di chi grida "Ho provato in tutti i modi, ma non ci sono riuscito ... sono imprendibili!". E' vero, forse ancora più difficile che costruire un rapporto con gli alunni ma le conoscenze che ognuno ha nel proprio ambito -loro a casa e dintorni, noi a scuola- sono risorse che se messe insieme, nel rispetto dei ruoli e dei luoghi, possono far sentire ogni adulto un po' più capace e sviluppare quella ri-conoscenza reciproca che permetterà di dare risposta al 'deficit' di fiducia vicendevole.

E come si legge nell'intervista 'un'alleanza con qualcuno è sempre anche alleanza contro qualcun altro': per questo motivo conviene puntare a tutti, a costruire alleanze allargate a tutto il gruppo dei genitori, cercando lentamente di tranquillizzarli e coinvolgerli, proprio come si lavora per costruire alleanza e fiducia nel gruppo classe. In fin dei conti ...non vogliamo la stessa cosa?
Lavorare con una visione inclusiva della didattica, che sia anche orientante, sapientemente metacognitiva, e costruttivista nell'aiutare a maturare competenze ... potrebbe aiutare! Come sempre ciò che viene sperimentato diventa 'possibile', certamente percorribile, sicuramente adattabile alle proprie esigenze.

Buon lavoro
Manuela Rosci
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