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Numero: 5 -Aprile 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 20 Novembre 2018

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Intesa Governo Regioni per l'accoglienza scolastica degli alunni con disabilità.
di Panocchia Nicola - Integrazione Scolastica >>> Approfondimenti
Il 20 Marzo è stato siglata l'intesa tra Stato, regioni, province autonome, province e comuni riguardante i criteri per l'accoglienza scolastica e la presa in carico degli alunni con disabilità.
Questa intesa introduce due novità importanti:
la creazione delle scuole polo
la valorizzazione della diagnosi funzionale


Le scuole polo sono individuate dall'ufficio Scolastico provinciale, nei territori coincidenti con il piano sociale di zona. L'ufficio scolastico provinciale inoltre provvede ad assegnare alle scuole polo gli insegnanti di sostegno necessari per tutta la zona di riferimento, a valutare le richieste di assegnazione di docenti con competenze specifiche per particolari bisogni educativi speciali, ed ad effettuare un controllo di qualità ed efficienza sull'offerta formativa.
I GLH d'istituto delle singole scuole devono indicare all'ufficio scolastico provinciale le necessità, in termini di risorse umane e materiali, per la migliore integrazione scolastica e sociale di tutti gli alunni disabili presenti nella loro struttura.
Gli insegnanti specializzati sono assegnati e titolari nella scuola polo e da qui verranno assegnati alle scuole della zone a secondo delle necessità.
Lo stesso vale per i materiali didattici.
E' importante sottolineare come le scuole polo non nascono come scuole in cui concentrare gli alunni disabili, ma come scuole in cui concentrare le competenze educative e il materiale didattico per gli alunni con bisogni educativi speciali.
L'intesa stabilisce inoltre che si dove favorire l'integrazione delle figure professionali disponibili all'interno della stessa struttura scolastica o su reti di scuole: insegnanti, collaboratori scolastici, operatori sociali degli Enti Locali, altre figure professionali e di volontariato.
La quantificazione delle dotazioni di organico da assegnare ad ogni regione viene stabilita di concerto con il ministero dell'economia. Queste dotazioni devono comunque garantire una soglia comune individuata in una media di 1 docente specializzato ogni 2 alunni con disabilità.

Una prima cosa non chiara è se le scuole sono polo per specifiche tipologie di disabilità (per. es ipovedenti, ragazzi con sindrome di down, ecc.), come sostiene autorevolmente l'avvocato Nocera, o per la disabilità in generale. Nel primo caso sarebbe necessario conoscere quali sono le tipologie di disabilità per cui è prevista una scuola polo: per es. cecità, autismo, paralisi cerebrale infantile, sindrome di down, ecc. Questo modello di scuola polo avrebbe però l'enorme vantaggio di creare e stabilizzare nel tempo le competenze Si verrebbero di fatto a creare delle figure di insegnanti specializzate per tipologia di disabilità.

Uno dei rischi da scongiurare è che gli alunni disabili vengano a concentrarsi nella scuola polo e questa si trasformi in una specie di scuola ghetto.
Un'altra questione importante nella dinamiche della vita scolastica quotidiana, è quella relativa al dirigente scolastico di riferimento per gli insegnanti di sostegno: se sarà quello dello scuola polo in cui sono titolari o quello della scuola in cui sono stati assegnati.

In questa intesa la diagnosi funzionale (DF) acquista un valore centrale per la vita della persona disabile. In esso devono essere compresi gli obiettivi e le strategie degli interventi clinici, educativi e sociali, e devono essere individuate le competenze professionali e le risorse strutturali necessarie per l'integrazione scolastica e sociale. Si potrebbe sostanzialmente definirlo il "progetto di vita" della persona disabile.Viene redatto dell'unità Multidisciplinare del servizio specialistico dell'infanzia e dell'adolescenza del SSN, secondo un modello bio-psico-sociale (ICF), in collaborazione con scuola e famiglia.
Questo modello (ICF) mette maggiormente in rilievo le aree di abilità e le capacità, piuttosto che i deficit della persona disabile. E' un cambio di prospettiva.
Inoltre anche la diagnosi deve essere codificata con la classificazione ICD-10.
La diagnosi funzionale viene ad includere ed accorpare anche il profilo dinamico funzionale (PDF), per la cui redazione l'unità multidisciplinare è affiancata da un esperto di pedagogia e didattica speciale designato dall'ufficio scolastico provinciale e un operatore esperto sociale.
E' obbligatoria la verifica periodica della DF e ad ogni passaggio di grado di istruzione, la DF deve essere riconsiderata.

Per le modalità d'individuazione e certificazione della disabilità., sempre rifacendosi alla legge 104 del 5 febbraio 1992, si individuano due percorsi.

a) semplificando quanto precedentemente previsto, è sufficiente essere in possesso della documentazione e le certificazioni dell'unità Multidisciplinare del servizio specialistico dell'infanzia e dell'adolescenza del SSN per l'attivazione del percorso specifico per l'inserimento scolastico.

b) per quanto riguarda le persone i cui bisogni educativi speciali emergono durante il percorso scolastico, su richiesta della famiglia, che può agire da sola o in accordo con la scuola, il servizio specialistico dell'infanzia avvia la valutazione da parte dell'unità Multidisciplinare.

La certificazione viene consegnata alla famiglia che a sua volta la consegna a scuola. In questo caso la prima certificazione deve di norma avvenire entro il termine di ciclo di studi della scuola Primaria. Secondo l'avvocato Nocera, questa clausola eviterebbe la lievitazione del numero di certificazioni nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado, assai raramente dovuta ad effettiva insorgenza di disabilità.
È da sottolineare in tutta questa fase la centralità dell'Unità multidisciplinare della ASL e della famiglia. E' l'unità Multidisciplinare ad attivare il percorso dell'inserimento scolastico, ad accompagnare la famiglia nei suoi contatti con la scuola.
Inoltre è solo la famiglia, e non la scuola, che può fare richiesta di una valutazione da parte dell'Unità Multidisciplinare. Ed è a alla famiglia, e non alla scuola, che l'unità multidisciplinare consegna la certificazione. Il ruolo di partecipazione attiva della famiglia a tutti i processi di presa in carico e il diritto ad essere informata ribadito fino dall'articolo 1 dell'intesa.

Una perplessità è legata allo stato in cui versano nella nostra città i servizi territoriali del SSN, e quindi alla loro effettiva capacità tecnico organizzativa di far fronte a questo nuovo e fondamentale compito, perché come è già stato detto, la diagnosi funzionale dovrebbe tracciare la strada che la persona disabile dovrebbe percorrere nel corso della sua vita.

Per quanto riguarda il piano educativo individualizzato (PEI), viene redatto dall'intero consiglio di classe insieme agli operatori dell'unità multidisciplinare, agli operatori dei servizi sociali, ai genitori. Il PEI deve segnalare la tipologie e le esigenze di risorse professionali, tecnologiche di supporto, e di riorganizzazione degli ambienti necessarie per la migliore integrazione e apprendimento dell'alunno disabile. Sono previste verifiche di medio termine sulle attività realizzate. Il PEI non è un mero progetto di educazione scolastica ma in realtà includendo ed integrando tra loro gli interventi riabilitativi e sociali, diviene uno strumento di educativo di integrazione sociale.
Questo emerge dai seguenti punti:
 per dare una continuità della presa in carico, viene stabilito che nell'ultimo anno del ciclo scolastico, sia il dirigente a prendere accordi con la scuola prescelta per il ciclo successivo; nei passaggi di ciclo il PEI viene realizzato con la collaborazione dei docenti del ciclo precedente;
 alla fine della scuola secondaria di primo grado devono essere attiviate forme di orientamento e auto orientamento dell'alunno con disabilità, per aiutarlo a scegliere il percorso formativo più adatto.
 le istituzioni scolastiche di concerto con tutte le altre istituzioni ed enti coinvolti e la famiglia, si devono impegnare ad adottare quelle misure che favoriscono l'accompagnamento alla vita adulta, in particolare lavorativa (stages, contratti di collaborazione, ecc) sempre al fine di stabilire una continuità del progetto individualizzato di sostegno.

Alcune considerazioni complessive sull'intesa.
La finalità -come è scritto nella stessa intesa - è quella di ricondurre l'integrazione scolastica all'interno di un processo complessivo idoneo a definire principi e criteri su cui fondare gli interventi di assistenza, sostegno, di coordinamento e funzionalità, relativa alla diagnosi e alle integrazione delle azioni di tutti i soggetti istituzionali coinvolti.
Significativo è l'uso del verbo ricondurre, quasi ad ammettere che in questi anni è mancato questo coordinamento tra istituzioni, rendendo l'integrazione scolastica di fatto monca, spesso solo teorica. Bisogna ammettere che spesso la scuola è stata lasciata sola dalle altre istituzioni nell'affrontare le sfide legate all'integrazione.
Altro punto che potrebbe essere controverso, potrebbe essere quello relativo alla definizione di bisogni educativi speciali, intesi ai sensi dalla legge 104. E' noto che vi è una corrente di pensiero nell'abito della pedagogia speciale (Ianes) che vuole allargare la definizione di bisogno educativo speciale - e quindi le necessarie certificazioni - oltre i confini della disabilità includendo anche il disagio psicosociale. Per questa visione inoltre è predominate la figura dell'insegnante curriculare; viceversa la presenza di un insegnante di sostegno specializzato per tipologia di disabilità , farà si giocoforza che sia quest'ultimo ad avere un ruolo centrale nella educazione e nella didattica dell'alunno. Quindi è bene che all'interno della scuola stessa, gli operatori chiariscano a quale tipo di pedagogia speciale fare riferimento.
Le associazioni dei disabili e dei loro familiari si sono battute per la creazione di scuole polo per le specifiche disabilità, in modo da poter avere un insegnanti preparati ad affrontare le specifiche disabilità e creare un patrimonio di conoscenze che non vada disperso.

Gli ingranaggi che dovranno far funzionare e realizzare quanto previsto dall'intesa, dovranno essere gli accordi di programma stipulati a livello regionale, provinciale e municipale in cui devono essere indicate le modalità operativo funzionali.
Da questo punto di vista buone notizie dalla nostra realtà territoriale: La regione Lazio -Assessorato all'Istruzione, Formazione e Diritto allo Studio- ha stipulato con l'Ufficio Scolastico Regionale, le Province, le Aziende Sanitarie, il Comune di Roma e l'ANCI il primo accordo di programma italiano in materia. Il XII municipio del Comune di Roma ha stipulato un analogo accordo di programma con la scuola e la ASL territoriale.

Adesso sta a tutti noi, operatori scolastici, sanitari, sociali e famiglie darsi perchè come spesso accade in nel nostro paese questa intesa non sia solo un pezzo di carta di 7 pagine.

Nicola Panocchia Genitore di Michela - Consulta per i problemi delle persone disabili, IV Municipio - Roma Montesacro.
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