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n.57 novembre 2015
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La passione ribelle di Paola Mastrocola
La potenza eversiva dello studio
di Ansuini Cristina - Long Life Learning
Chi studia è sempre un ribelle.
Uno che si mette da un'altra parte rispetto al mondo e,
a modo suo, ne contrasta la corsa.
Chi studia si ferma e sta: così, si rende eversivo e contrario.
Paola Mastrocola


Cos'è lo studio? Che connotazione diamo a questa parola e a questa attività? Che connessioni ha con concetti come libertà e scelta? È attuale studiare?
A tutte queste provocazioni risponde la prof-scrittrice Paola Mastrocola in libro davvero delizioso, una fonte di ispirazioni e pensieri nei quali riconoscersi e sui quali vale la pena meditare.
L'impronta non è leggera né positiva: l'autrice connota questa attività in un'ottica decisamente negativa.
Non esiste più, nella società odierna la stima per la figura dello studioso, la considerazione per lo studio e per la cultura: chi si affanna sui libri è ritenuto un po' uno fuori dal mondo ed apostrofato in modo non proprio gradevole.
La società ha fatto di tutto per escludere lo studio dalla vita di ogni giorno, in virtù di un mondo sempre connesso che non ha bisogno più di memorizzare e di riflettere, perché la rete fornisce tutto quello che avremmo dovuto interiorizzare.
Allora la domanda è: siamo felici in questa società senza studio, sempre presi tra mille appuntamenti "ai quali non si può mancare", e mail, whatsapp, messaggi e via discorrendo?
A quanto pare no: molti si lamentano di malattie psicosomatiche, stress, stanchezza, senso di inadeguatezza...
Se proprio questa vita che facciamo ci fa stare male perché non ci ribelliamo, non facciamo qualcosa per cambiarla? La soluzione c'è: lo studio. È lui la vera rivoluzione.
Solo riprendendo l'attività di studiare, cioè "stare seduti per ore in un luogo appartato, soli, scollegati da tutto il resto, con un libro aperto davanti, indugiando sulle parole, fino a memorizzare, cioè fino a quando quel che sta scritto sul libro non si sia trasferito nel cervello e lì permanga se non per sempre, almeno il più a lungo possibile, e senza alcuno scopo immediato e concreto" (cit.), possiamo pensare di vivere una vita migliore e più appagante.
Si tratta di stravolgere un po' tutto quello che oggi ci sembra normale e ineluttabile, ma ne vale la pena.

Nel libro vengono ben descritte le percezioni che si hanno di chi studia, ma anche le soluzioni, con un respiro ampio e alto, nel senso di elevato, bello, quelle che l'autrice chiama le sei libertà:
di leggere libri interi e non estratti, spezzoni, riassunti,
di metterci tutto il tempo che si vuole,
di non produrre nulla di concreto e visibile agli altri,
di stare fermi,
di potersi chiudere al mondo,
di divagare, lasciarsi trasportare in luoghi imprevisti.

Ci sono molti spunti di riflessione davvero interessanti, nei quali riconoscersi, che danno una spinta a guardare un po' più in là e nello stesso tempo invitano alla riflessione e alla cura di sé e della propria interiorità, elementi che trovo irrinunciabili per "gente di scuola".

Il mio incontro con"La passione ribelle" è stato il frutto di una serie di circostanze fortunate.
Stavo meditando di iscrivermi di nuovo all'università. Ero entusiasta della cosa ed avevo ricevuto il consenso della maggior parte delle persone con cui mi ero confidata, nonostante qualcuno mi avesse fatto tutte le obiezioni, che poi ho trovato nel libro, sul perché una persona possa avere tutta questa "voglia di studio".
Ne ho parlato anche alle amiche del mio gruppo di lettura, che mi hanno supportato e si sono gioiosamente congratulate con me. È stata proprio una di loro ad inviarmi il libro, con una bellissima dedica, come buon augurio e pensiero di affetto e attenzione.
L'ho subito sfogliato, sottolineato, etichettato, fatto mio, perché mi ci sono riconosciuta all'istante in questa figura di "studiosa rivoluzionaria", in quest'idea di cambiamento attraverso le cose che si amano e che non bisogna mai abbandonare, in quest'idea dello studio come qualcosa di bello e giusto, in quest'idea che non bisogna sempre accontentarsi, ma cercare di coltivare le passioni come atto di ribellione pacifica.

Cristina Ansuini, Dottore in Psicologia, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma.
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito venerdì 11/12/2015 ore 23:07 da valentina
Leggerò questo libro...prima o poi, perché una visione così negativa della conoscenza mi incuriosisce. Studiare è sinonimo di conoscere. La conoscenza ci rende liberi, se non nel senso stretto della parola almeno dai limiti della nostra mente.
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