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Numero: 3-novembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 20 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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La paura del cambiamento o la ricerca del nuovo
Un amletico dubbio o il rischio di stare fermi?
di Rosci Manuela - Editoriali
Docenti seduti in riunione sindacale presso i locali di una scuola: si apre la porta e una fila di bimbetti di 3-5 anni passa silenziosa, sorridente, composta ... per entrare in una porta accanto. Rimaniamo tutti in silenzio, un po' sorpresi da questa "pacifica" invasione di campo - eravamo in riunione!- ed estasiati da tanto "rigore".... "Io una fila così non l'ho mai vista!" commenta Gloria, docente di scuola media. E tra noi nasce spontanea una domanda: "Sarà che li roviniamo noi, a scuola? Quando entrano in prima elementare sono così carini, "contenuti" e poi ..." un boato tremendo, fatto di grida, salti e musica, proveniente dalla stanza accanto cancella l'immagine idilliaca dei bimbetti appena passati e riporta noi tutti sulla terra, nella scuola, attenti alla riunione ..... per fortuna i bambini ci vogliono bene e sono sempre pronti ad inviarci un segno di rinforzo del tipo "tranquilli, insegnanti, va tutto bene, è tutto nella norma, voi siete capaci e noi siamo così perché fa parte della crescita, del gioco della vita!!"

La vita oscilla tra la continua ricerca di equilibrio, di stasi, e il perpetuarsi della perdita di questo equilibrio, quando c'è il caos: quando siamo dentro la fase di "rottura" degli equilibri possiamo spaventarci, arrabbiarci o entrare in confusione, oppure credere che possiamo "cambiare" e quindi apprendere qualcosa di nuovo. Tutta la nostra esistenza è caratterizzata da un processo evolutivo che trasforma, a volte in maniera microscopica, a volte in modo macroscopico, il nostro corpo, le nostre emozioni, i nostri pensieri. Basti pensare alle trasformazioni mensili dei livelli ormonali nella donna e quelle che l'accompagnano durante tutto l'arco della vita. I cambiamenti fanno parte di noi, sono la vita. Il guaio è che non tutti i cambiamenti appaiono positivi, adatti a noi, vantaggiosi.
A volte siamo così disorientati che rischiamo pure di confondere cambiamenti buoni e cambiamenti meno buoni. Dentro di noi, intorno a noi, con gli altri, nei sistemi organizzati: ci modifichiamo, ci trasformiamo anche senza il nostro volere! Cerchiamo allora di "controllare" i cambiamenti cercando di frenarli, arrestarli oppure -quando siamo disperati!- li "neghiamo". Li neghiamo anche quando non riusciamo ad "afferrare" il nuovo, quando avvertiamo che tutto il gioco intorno a noi è cambiato, ne siamo consapevoli, ma non sappiamo fare altro che utilizzare i vecchi schemi che - non più attuali e funzionali- diventano più rigidi, più esasperati e quindi più inadeguati. Possiamo rendercene conto e, sebbene faticosamente accettare di rimettersi in discussione, lavorare per il proprio "miglioramento" (un apprendimento che può durare tutta la vita!) oppure attribuire all'altro la responsabilità di non essere in sintonia con te, di fare un altro gioco, di esserti contro.
E' storia vecchia come l'uomo ma ancora tanto attuale.

Ma noi abbiamo scelto di rimetterci in gioco, sebbene spaventati perché senza poter contare sulla certezza del già noto, scegliendo di uscire da quella zona di confort così rassicurante ma che tiene prigionieri del passato, di come siamo stati, di come abbiamo agito: ieri in maniera appropriata, continuare oggi sarebbe veramente pura ostinazione!
E nella scuola si vive -come in ogni altro luogo in cui sono le persone ad agire- il cambiamento/apprendimento come un dramma, con fatica, come perdita (non è più come una volta!) oppure come nuova sfida, con gioia, come ricerca di un nuovo modo di essere e di fare.
Chi racconta la sua esperienza nel web, attraverso le pagine della nostra rivista, ha scelto l'approccio di provare, sperimentare, cercare un modo nuovo di approcciare il classico (la scuola!) sebbene a volte si possa essere più titubanti e preoccupati, a volte più coraggiosi e fiduciosi.

Ritengo questo l'approccio che possa permettere alla scuola tutta e ai docenti in primis di fronteggiare scelte che ALTRI, forse più statici e meno allenati a confrontarsi con il nuovo, realizzano per noi oppure ostacolano e rallentano il processo di cambiamento inevitabile che la scuola deve accompagnare, anzi a volte dovrebbe non solo sostenere ma anticipare. Attenzione! non solo a livello "alto", "politico" ma al nostro livello: la collega della porta accanto o dello stesso team, il dirigente meno illuminato, il personale ATA distratto ... E' dentro la scuola, oltre che sull'opinione pubblica, che dobbiamo "lavorare" perché se la scuola è ancora una volta bistrattata, la responsabilità è un pochino di ognuno di noi, che abbiamo preferito lasciare andare il confronto perché timorosi di degenerare in conflitti (come ci vivo poi insieme tutti i giorni!) e questo nostro atteggiamento "un po' rinunciatario" ha permesso l'affermarsi di comportamenti arrendevoli, riduttivi, con il risultato di offrire percorsi e modi di essere a scuola spesso noiosi. I nostri figli lo raccontano ogni giorno ma noi non li ascoltiamo pensando sempre che siano "gli altri docenti" ad essere così.

Le esperienze raccontate questo mese, come già nel passato, sono testimonianza della ricerca intenzionale di chi vuole trovare soluzioni diverse, approcci differenti anche se questo vuol dire "rimettersi in gioco" in prima persona.
Ma se non facciamo così, che cosa stiamo ancora a fare nella scuola di oggi????

Manuela Rosci Psicopedagogista 196°Circolo Didattico Via Perazzi 46 - Roma
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