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Numero: 3 -Febbraio 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 19 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'La pedagogia dei genitori'  >>>
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La pedagogia dei genitori
Una sfida educativa per la scuola.
di Panocchia Nicola - Integrazione Scolastica >>> Approfondimenti
E' ormai largamente condivisa, almeno come principio, la necessità di una stretta collaborazione, di un accordo e raccordo, tra istituzione scolastica e tutti i suoi componenti -dirigente scolastico, insegnanti curriculari, AEC- da una parte, e genitori, dall'altra parte. Una collaborazione che si deve realizzare in uno spirito di pari dignità e reciproco rispetto. Questo è tanto più vero, se parliamo di alunni con "bisogni educativi speciali", in particolare di alunni diversamenteabili. In questi casi la collaborazione, che si estenderà anche ad altri enti e soggetti- ASL, servizi sociali-, è di vitale importanza per la presa in carico globale, per il processo di abilitazione, e per la realizzazione di quel "progetto di vita" dell'alunno disabile che fin dai primi anni deve essere impostato.
Ma aldilà delle dichiarazioni formali sull'importanza del ruolo della famiglia, delle asserzioni presenti anche in sede legislativa (art 12, comma 5 e 6, legge 104/1992), ancor oggi la famiglia con una persona disabile è vista essa stessa come una "famiglia disabile", una famiglia "disfunzionale" che necessita non solo di aiuto, ma spesso anche di un controllo da parte degli esperti. La massima manifestazione di questa cultura si è avuta con le teorie psicogenetiche dell'autismo, con la figura della mamma frigorifero, responsabile della patologia del figlio. In realtà sono i dati presenti in letteratura ad evidenziare come coppie con figli disabili non differiscono dalla coppie con figli "normodotati", riguardo ad alcune variabili di funzionamento, per esempio quelle legate alla coniugalità,(1) smentendo così una cultura patologizzante la famiglia con figlio disabile ancora troppo diffusa.
Purtroppo è ancora lontana l'idea, soprattutto tra gli addetti ai lavori, che i genitori siano al contrario portatori di una competenza specifica, di una sapenzialità propria e insostituibile, da valorizzare e diffondere. E che questa competenza, posseduta dai genitori -cosiddetti "esperti grezzi"- si debba integrare con quella degli esperti formali. Uno dei primi a valorizzare le capacità educative dei genitori e a porle sullo stesso piano di quelle degli esperti, è stato Eric Schopler, padre dell'approccio TEACCH al disturbo evolutivo globale, recentemente scomparso.

Proprio per valorizzare,diffondere e dare dignità scientifica a questa capacità parentale, è nata la cosiddetta Pedagogia dei genitori.
Le conoscenze ed i saperi che costituiscono la Pedagogia dei genitori sono (2):
la pedagogia della responsabilità: la famiglia è responsabile dell'educazione e ne risponde alla società; se assunta positivamente, questa responsabilità, continua e consapevole, fa si che la famiglia trovi la forza e la capacità di organizzare percorsi e modalità di intervento che possano portare alla realizzazione delle potenzialità del figlio. Perché a nessun altro, ente, istituzione, persona, più della famiglia sta a cuore la realizzazione del bene per il proprio figlio.
la pedagogia dell'identità: partendo dal presupposto che l'acquisizione, il riconoscimento e l'accettazione dell'identità di persona, sono attività sociali -io mi riconosco negli altri tramite gli altri - e che i primi "altri" che un essere umano appena nato incontra, quelli che investono più energie nella sua crescita, e che lo vedono come un irripetibile unicum (ogni scarafone è bello a mamma sua) sono i genitori; da questo riconoscimento da parte famiglia si svilupperanno quelle qualità che formano la persona;
la pedagogia della speranza: è la speranza dei genitori che da forma al progetto di vita del figlio/a, da "pensare adulto"; è da questa speranza che si trae la forza per la ricerca di soluzione alle difficoltà che si presentano al figlio.
la pedagogia della fiducia: la famiglia fa scaturire e sostiene le potenzialità del figlio. E' la famiglia che circonda di fiducia, le scelte e le azioni del bambino, favorendone la consapevolezza e maturazione.
Tutte queste principi pedagogici si ritrovano, certo in forma non espressa, nella storia del cosiddetto "olio di Lorenzo", in cui due genitori non medici, impegnandosi e studiando, non rassegnandosi alla mancanza di terapie, riescono a trovare la medicina per il figlio affetto da una rara malattia metabolica; o nella storia dell'autismo in Italia, in cui sono state proprio le associazioni di genitori a costringere gli esperti ad aprirsi alle teorie etiopatogenetiche, alle ricerche e alle terapie validate a livello internazionale. E si ritrovano nella quotidianità di moltissimi genitori di persone disabili che spesso si fanno promotori delle cosiddette "buone prassi".
Inoltre sempre più studi mettono in evidenza la presenza in queste famiglie della resilienza, la capacità di trovare e mettere in atto delle risorse per affrontare in maniera positiva eventi e situazioni critiche.(3) (4)

Se questi sono i principi, la realizzazione della Pedagogia dei Genitori si basa su:
-raccolta, pubblicazione e diffusione delle narrazioni dei percorsi educativi dei genitori con i figli disabili;
-formazione da parte dei genitori degli esperti e dei professionisti che si occupano di rapporti umani (insegnanti, medici, educatori, giudici, assistenti sociali, ecc.);
-validazione dei principi scientifici riguardanti la pedagogia dei genitori tramite ricerche, studi e convegni.
E' importante sottolineare due aspetti portanti attraverso cui agisce la pedagogia dei genitori: la narrazione e la formazione.
Lo strumento con cui si esprime questo sapere è la narrazione. La narrazione è diventata ormai uno strumento non solo delle scienze sociali ed umana, ma è anche stata scoperta dalla Medicina, facendo emergere una nuova disciplina, la Medicina Narrativa. Viene richiesta al medico una competenza narrativa al fine di stabilire con il paziente una relazione olistica, in cui accanto alla cura della patologia ci sia il prendersi cura della persona.
I genitori con figli disabili hanno dovuto acquisire una maggiore consapevolezza delle fasi della crescita dei propri figli e per questo ne ricordano tutte le tappe. L'esposizione di questo percorso di crescita tramite narrazione consente di organizzare e di formalizzare questo cammino educativo, e rende quindi questa esperienza fruibile e trasmettibile ad altri, conferendole dignità e affidabilità. La narrazione quindi diviene non soltanto strumento di informazione ma sopratutto momento di formazione. Su queste basi è possibile la costruzione di un alleanza paritetica. E come non concordare con la Moletto quando sottolinea l'importanza fondamentale che questo patto educativo "in cui sia riconosciuta la dignità e la validità delle conoscenze della famiglia si realizzi nell'ambito scolastico dove convergono le sinergie di quanti hanno a cuore la formazione dell'uomo (5)".

Per spiegare meglio il rapporto che dovrebbe venire a crearsi tra esperti grezzi (genitori) ed esperti formali (nel nostro caso insegnanti) si può prendere in prestito un esempio impiegato dall'epistemilogo Toulmin che si riferisce al fiume, domandandosi se lo conosca meglio il pescatore che lo frequenta da cinquant'anni o l'idrologo che ha studiato teoricamente i corsi d'acqua. In realtà entrambi hanno conoscenze utili e complementari: devono scambiarsi informazioni e competenze, collaborando l'uno nell'interesse dell'altro.(6)

Sono stati promossi diversi progetti incentrati sulla pedagogia dei genitori. I genitori vengono utilizzati nella formazione di Operatori sociali, operatori sanitari, infermieri, medici, insegnanti. Tutto questo avviene in Piemonte, Toscana, Veneto (7).Alcuni di questi progetti hanno avuto il finanziamento dell'unione Europea.
Anche nella scuola sono stati realizzati diversi progetti relativi alla pedagogia dei genitori. Questi prevedevano diverse fasi: si inizia con la presentazione da parte del genitore, del proprio figlio alla classe. In questa presentazione non si evidenzia l'aspetto medico (la patologia) quanto il ragazzo nella sua interezza: a Luca piace il colore blu, piace nuotare, si sveglia tardi. Si presenta insomma una persona, non una malattia. E lo presentano le persone che lo conoscono meglio: i genitori. Il progetto prosegue con incontri periodici di formazioni per il personale scolastico, in cui genitori raccontano, sotto forma di narrazione, eventi e storie relative alla loro esperienza. Questo al fine di mettere a disposizione degli insegnanti le osservazione e le modalità di relazione impiegate nei confronti dei figli, e soprattutto stabilire un empatia tra famiglia e scuola, fondamentale nella riuscita del progetto di vita.
Allora la vera sfida è questa: è possibile che ad genitore venga riconosciuta la qualifica di esperto? E' possibile che un insegnante accetti di avere come "formatore" un genitore? Infine, è possibile applicare la pedagogia dei genitori, qui a Roma?

Nicola Panocchia Genitori di Michela - Consulta per i problemi delle persone disabili, IV Municipio - Roma Montesacro

1.G. Valtolina: "Famiglia e Disabilità" FrancoAngeli editore, Milano, 2001
2 R. Zucchi: "Pedagogia dei Genitori", in Progetto la pedagogia dei genitori. A cura di A. Moletto e R. Zucchia. Ed. Elena Moea di T.R.A.
3AA.VV: "La famiglia di fronte alla disabilità." 55-70, Erickson, Trento 2002
4 Cyrulnik B., E. Malaguti E.: "Costruire la Resilienza" 218-245, Erickson, Trento, 2005
5 A. Moletto: Il patto educativo scuola famiglia, (parte I). Handicap & Scuola, n°135, 2007
6 S. Toulmin, Return to Reason, Harvard University Press, Cambridge Mass. 2001, pag. 16.
7 Per maggiori informazioni, si veda il sito www.pedagogiadeigenitori.it , e Dal Mulin, Bettale" La Pedagogia dei Genitori e disabilità", Edizioni del Cerro, 2005
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