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n.57 novembre 2015
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Oggi è il giorno:17 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La pedagogia della speranza'  >>>
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La pedagogia della speranza
una voce che viene anche dal passato!
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
Maria Montessori
Maria Montessori
Mi ha molto colpito la frase con cui Franco Cambi conclude il testo 'Le pedagogie del Novecento': "La pedagogia si fa voce della speranza". Era il titolo che volevo sviluppare già nel precedente articolo. Lo sentivo un argomento forte e ora è ancora più attuale, ancora più urgente e forse anche più difficile.
È una parola strana la SPERANZA, suscita pensieri diversi, fa riferimento a modelli contrastanti.
L'ho potuto verificare parlandone con colleghi e amici.
Alcuni pensano a ideologie politiche, altri alla religione, altri la interpretano come un voler dare una visione alterata della realtà, falsarla.
Altri invece, quelli che l'hanno sperimentata sulla propria pelle, capiscono e subito ci intendiamo.
La speranza è quella spinta interiore che ti dà il coraggio di vedere una luce anche nelle situazioni più buie. La certezza che prima o poi, ce la farai ad uscire dal tunnel.
Molti nostri ragazzi, anche così piccoli, soprattutto "quelli difficili" hanno una percezione negativa e pessimista del domani. "Tanto a che serve....tanto non ce la faccio.....tanto non sono capace", sfiduciati di sé e del mondo.
Spesso sono affranti da problemi più grandi di loro, a volte non possiamo neanche immaginare le loro storie, oppure, sono portatori di vissuti apparentemente normali.
Quelli senza speranza.
In una concezione pedagogica della speranza l'educatore è persona capace di vedere un futuro possibile, di aprire strade ancora nascoste, il maestro che comunica, con determinazione e forza, la voglia di farcela, sperimentata ogni giorno, con fatica e sudore ma anche con leggerezza e divertimento, l'insegnante che ha fiducia nell'altro, soprattutto nei propri alunni e comunica entusiasmo e passione per quello che fa.

La speranza, infatti, si coniuga con un'altra parola cardine, la fiducia. Nel counseling FIDUCIA si identifica con la parola rispetto o considerazione positiva incondizionata che sarebbe l' apprezzare l'altro per la sola ragione che è una persona, astenersi da valutazione e giudizio, generando fiducia in sé e autostima. Io credo in te come persona che si autorealizza.
Me l'ha fatto notare una collega, Natalia, qualche anno fa, dopo un'osservazione di una mia prima, classe un pò caotica, ragazzi parecchio "problematici" con pochissimi strumenti di base.
Mi disse: "Mi ha colpito il fatto che si fidano !" . Standoci dentro non ne avevo avuto la percezione diretta.
Il contrasto è stato forte, piuttosto sgradevole, nella terza in cui sono stata inserita quest'anno.
Spalle girate, sguardo basso, non ascolto! Non ci ero più abituata alla diffidenza!
E me la sto conquistando la loro fiducia, con la mia nei loro confronti. È un varco stretto quello che sto cercando di attraversare perché chiuso dal fatto che subiscono continuamente la dimostrazione di quanto sono incapaci!.
Jean Piaget
Jean Piaget
Da una parte, credo che sia sempre stato così.
Come se l'adulto, diventato tale, perdesse la fiducia nelle possibilità delle nuove generazioni. "ai miei tempi...", "i giovani di oggi non...", "io alla tua età....", dimenticandosi di aver subito lo stesso giudizio, la stessa sorte.
Ma nei miei ricordi erano più i nonni, le "persone anziane" su questo piano. È come se ora fosse aumentata la distanza generazionale in un arco di tempo più breve.
È l'atteggiamento di adulti preoccupati e ansiosi sul futuro dei propri figli o alunni, che incutono costantemente dubbio e scetticismo, che sentono e comunicano l'incertezza e la precarietà del domani. A volte, addirittura minacciosi, prospettano insuccesso e utilizzano la paura come spinta motivazionale.
Sembra un senso di inadeguatezza riflesso.
Lo sento tanto diffuso, come se fosse questo il normale modo di spronarli, invogliarli.
Posso capirlo empaticamente ma non lo condivido.
La distanza "spazio-temporale" culturale, tecnologica, emotiva che ci separa dai giovani non ci dà il diritto di presumere il loro futuro, tanto meno una versione pessimistica. Penso inoltre che la preoccupazione sia assolutamente fuori luogo in questo periodo e che ora, ancora di più, dobbiamo noi adulti-insegnanti essere "voce della speranza", metterci tra loro e un mondo che costantemente comunica: non solo non possono farcela ma è inutile ogni tentativo.
Lev Semënovič Vygotskij
Lev Semënovič Vygotskij
Proprio perché li vediamo a volte demotivati e così poco attivi che dobbiamo fare molta attenzione a non scoraggiarli, intervenire in modo diverso per non creare quel circolo vizioso così difficile da interrompere: si sentono incapaci- non hanno la forza- non lavorano - diventano ancora meno capaci e più demotivati.

Sottolineare i piccoli passi e i traguardi conquistati.
Apprezzare lo sforzo e la realizzazione di un compito.
Confrontare la crescita rispetto agli anni precedenti.
Rassicurare sugli sbagli, "i difetti" i passi indietro.
Attivare energie individualmente e nel gruppo.
Valorizzare i successi conseguiti.
Aiutarli a scoprire interessi, talenti, curiosità.


Quello che mi porto dal convegno Erickson, che emerge nei miei affollati e ancora ingarbugliati ricordi, più che il metodo o la tecnica specifica, è una "energizzazione", una maggiore consapevolezza di quello che sto facendo, la sensazione di riuscirci.
Ho preso la passione, la cura, la tenacia del lavoro di quelle persone anche "anziane" che hanno grande energia e speranza, voglia di trasformazione e si muovono con nuove proposte, soluzioni.
La forza di interventi che pur prendendo in riferimento paradigmi diversi, avevano il fattore comune della certezza di aver trovato una chiave. La convinzione che è ciascuno di noi a fare la scuola e la differenza, che può agire il cambiamento.

Uno spunto in particolare che ho colto è la performance della messa in scena di grandi pedagogisti del passato, interpretati da attori. Abbiamo avuto sul palco Maria Montessori, Skinner e l'appassionante e divertente duetto tra Paiget e Vjgotsky.
Oltre all'interesse che mi suscitano i personaggi, alla corrispondenza verso un mio bisogno di riferimenti teorici di base e al piacere della novità, ho preso un'idea che voglio realizzare.
Far rappresentare ai ragazzi alcuni personaggi famosi: creare dei gruppi di lavoro sulla vita, sui lavori e le idee, sui costumi, sull'ambientazione. Elaborare un testo nel quale il personaggio racconta la sua storia ed eventualmente mettere in scena questa narrazione in teatro o agli esami.
"Un compito reale", pieno di contenuti e assolutamente interdisciplinare, che può avere una valenza speciale: immedesimarsi con persone che hanno fatto la storia.

La voce della speranza viene anche dal passato!

di Patrizia Ruggiero
insegnante di sostegno, counselor
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Sono presenti 20 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito martedì 16/10/2018 ore 17:42 da Maria Grazia Ceccobelli
Ho più volte sperimentato l'utilità dell'utilizzo di materiali differenziati per natura ma tutti riconducibili alla stessa U.D. per esempio video, immagini e testo scritto. In tal modo è possibile potenziare e valorizzare abilità individuali differenziate anche nel corso della stessa attività, permettendo a tutti di mostrare ciò che sanno fare.
inserito martedì 16/10/2018 ore 17:22 da Daniele
In linea di massima sono d'accordo con quanto scrive Patrizia. Però bisogna anche interrogarsi su quale debba essere l'oggetto della speranza che vogliamo infondere. Speranza di poter riuscire a fare che cosa? Qualunque cosa, purché si diventi adulti? Che cosa vuol dire "farcela"? Soltanto superare un'interrogazione o un'esame? Oppure vuol dire "farcela" ad essere uomini e donne migliori di come siamo adesso? Farcela a cambiare un po' questo nostro mondo, che, scusatemi se sono franco, spesso non mi appare poi così bello?
inserito martedì 16/10/2018 ore 15:00 da Maria Grazia Ceccobelli
Ritengo che "dare speranza" debba essere il primo e principale compito del docente "facilitatore", e tale speranza non dovrebbe essere astratta ma concretamente applicabile nel contesto in cui il ragazzo vive, cioè la scuola. Si tratta quindi di un incoraggiamento basato su piccoli risultati, piccoli traguardi che non vanno mai passati sotto silenzio. Insomma, sarebbe importante tener sempre presenti i livelli di partenza allo scopo di poter misurare ogni piccolo spostamento in avanti del singolo.
inserito martedì 16/10/2018 ore 08:22 da mariacarmela.reale
Un altro spunto mi viene dall'interessante articolo proposto ed è la curiositas, di cui parla ampiamente Apuleio nelle Metamorfosi. Solo se si ha sempre interesse per la realtà che ci circonda e i continui stimoli che essa offre si può insegnare nella scuola di oggi. la didattica va continuamente modulata e aggiornata per essere valida e costruttiva
inserito martedì 16/10/2018 ore 08:11 da mariacarmela.reale
Ci sono delle parole che hanno un potenziale positivo e che aiutano a continuare il cammino fissando dritta la meta. Per me il noto proverbio latino " Spes est ultima dea " è una bussola che mi orienta e mi sprona a continuare tra abilità, conoscenze e competenze, cercando di valorizzare soprattutto il potenziale umano
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