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n.57 novembre 2015
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Oggi è il giorno:24 Settembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La pedagogia della speranza'  >>>
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La pedagogia della speranza
una voce che viene anche dal passato!
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
Maria Montessori
Maria Montessori
Mi ha molto colpito la frase con cui Franco Cambi conclude il testo 'Le pedagogie del Novecento': "La pedagogia si fa voce della speranza". Era il titolo che volevo sviluppare già nel precedente articolo. Lo sentivo un argomento forte e ora è ancora più attuale, ancora più urgente e forse anche più difficile.
È una parola strana la SPERANZA, suscita pensieri diversi, fa riferimento a modelli contrastanti.
L'ho potuto verificare parlandone con colleghi e amici.
Alcuni pensano a ideologie politiche, altri alla religione, altri la interpretano come un voler dare una visione alterata della realtà, falsarla.
Altri invece, quelli che l'hanno sperimentata sulla propria pelle, capiscono e subito ci intendiamo.
La speranza è quella spinta interiore che ti dà il coraggio di vedere una luce anche nelle situazioni più buie. La certezza che prima o poi, ce la farai ad uscire dal tunnel.
Molti nostri ragazzi, anche così piccoli, soprattutto "quelli difficili" hanno una percezione negativa e pessimista del domani. "Tanto a che serve....tanto non ce la faccio.....tanto non sono capace", sfiduciati di sé e del mondo.
Spesso sono affranti da problemi più grandi di loro, a volte non possiamo neanche immaginare le loro storie, oppure, sono portatori di vissuti apparentemente normali.
Quelli senza speranza.
In una concezione pedagogica della speranza l'educatore è persona capace di vedere un futuro possibile, di aprire strade ancora nascoste, il maestro che comunica, con determinazione e forza, la voglia di farcela, sperimentata ogni giorno, con fatica e sudore ma anche con leggerezza e divertimento, l'insegnante che ha fiducia nell'altro, soprattutto nei propri alunni e comunica entusiasmo e passione per quello che fa.

La speranza, infatti, si coniuga con un'altra parola cardine, la fiducia. Nel counseling FIDUCIA si identifica con la parola rispetto o considerazione positiva incondizionata che sarebbe l' apprezzare l'altro per la sola ragione che è una persona, astenersi da valutazione e giudizio, generando fiducia in sé e autostima. Io credo in te come persona che si autorealizza.
Me l'ha fatto notare una collega, Natalia, qualche anno fa, dopo un'osservazione di una mia prima, classe un pò caotica, ragazzi parecchio "problematici" con pochissimi strumenti di base.
Mi disse: "Mi ha colpito il fatto che si fidano !" . Standoci dentro non ne avevo avuto la percezione diretta.
Il contrasto è stato forte, piuttosto sgradevole, nella terza in cui sono stata inserita quest'anno.
Spalle girate, sguardo basso, non ascolto! Non ci ero più abituata alla diffidenza!
E me la sto conquistando la loro fiducia, con la mia nei loro confronti. È un varco stretto quello che sto cercando di attraversare perché chiuso dal fatto che subiscono continuamente la dimostrazione di quanto sono incapaci!.
Jean Piaget
Jean Piaget
Da una parte, credo che sia sempre stato così.
Come se l'adulto, diventato tale, perdesse la fiducia nelle possibilità delle nuove generazioni. "ai miei tempi...", "i giovani di oggi non...", "io alla tua età....", dimenticandosi di aver subito lo stesso giudizio, la stessa sorte.
Ma nei miei ricordi erano più i nonni, le "persone anziane" su questo piano. È come se ora fosse aumentata la distanza generazionale in un arco di tempo più breve.
È l'atteggiamento di adulti preoccupati e ansiosi sul futuro dei propri figli o alunni, che incutono costantemente dubbio e scetticismo, che sentono e comunicano l'incertezza e la precarietà del domani. A volte, addirittura minacciosi, prospettano insuccesso e utilizzano la paura come spinta motivazionale.
Sembra un senso di inadeguatezza riflesso.
Lo sento tanto diffuso, come se fosse questo il normale modo di spronarli, invogliarli.
Posso capirlo empaticamente ma non lo condivido.
La distanza "spazio-temporale" culturale, tecnologica, emotiva che ci separa dai giovani non ci dà il diritto di presumere il loro futuro, tanto meno una versione pessimistica. Penso inoltre che la preoccupazione sia assolutamente fuori luogo in questo periodo e che ora, ancora di più, dobbiamo noi adulti-insegnanti essere "voce della speranza", metterci tra loro e un mondo che costantemente comunica: non solo non possono farcela ma è inutile ogni tentativo.
Lev Semënovič Vygotskij
Lev Semënovič Vygotskij
Proprio perché li vediamo a volte demotivati e così poco attivi che dobbiamo fare molta attenzione a non scoraggiarli, intervenire in modo diverso per non creare quel circolo vizioso così difficile da interrompere: si sentono incapaci- non hanno la forza- non lavorano - diventano ancora meno capaci e più demotivati.

Sottolineare i piccoli passi e i traguardi conquistati.
Apprezzare lo sforzo e la realizzazione di un compito.
Confrontare la crescita rispetto agli anni precedenti.
Rassicurare sugli sbagli, "i difetti" i passi indietro.
Attivare energie individualmente e nel gruppo.
Valorizzare i successi conseguiti.
Aiutarli a scoprire interessi, talenti, curiosità.


Quello che mi porto dal convegno Erickson, che emerge nei miei affollati e ancora ingarbugliati ricordi, più che il metodo o la tecnica specifica, è una "energizzazione", una maggiore consapevolezza di quello che sto facendo, la sensazione di riuscirci.
Ho preso la passione, la cura, la tenacia del lavoro di quelle persone anche "anziane" che hanno grande energia e speranza, voglia di trasformazione e si muovono con nuove proposte, soluzioni.
La forza di interventi che pur prendendo in riferimento paradigmi diversi, avevano il fattore comune della certezza di aver trovato una chiave. La convinzione che è ciascuno di noi a fare la scuola e la differenza, che può agire il cambiamento.

Uno spunto in particolare che ho colto è la performance della messa in scena di grandi pedagogisti del passato, interpretati da attori. Abbiamo avuto sul palco Maria Montessori, Skinner e l'appassionante e divertente duetto tra Paiget e Vjgotsky.
Oltre all'interesse che mi suscitano i personaggi, alla corrispondenza verso un mio bisogno di riferimenti teorici di base e al piacere della novità, ho preso un'idea che voglio realizzare.
Far rappresentare ai ragazzi alcuni personaggi famosi: creare dei gruppi di lavoro sulla vita, sui lavori e le idee, sui costumi, sull'ambientazione. Elaborare un testo nel quale il personaggio racconta la sua storia ed eventualmente mettere in scena questa narrazione in teatro o agli esami.
"Un compito reale", pieno di contenuti e assolutamente interdisciplinare, che può avere una valenza speciale: immedesimarsi con persone che hanno fatto la storia.

La voce della speranza viene anche dal passato!

di Patrizia Ruggiero
insegnante di sostegno, counselor
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Sono presenti 7 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 19/04/2017 ore 20:45 da domenica
Interessante l'idea di mettere in scena i personaggi, potrebbe essere un'idea per lo studio della storia.
inserito sabato 26/03/2016 ore 22:20 da francesca
tra tanti articoli che ho letto questo mi colpisce profondamente forse perchè la speranza è un sentimento che mi ha accompagnato per molto tempo,la speranza di poter vedere una sorella crescere ed invecchiare con me, cosa che non è stata possibile perchè la vita è stata crudele ma è proprio vero la speranza è un sentimento così forte che riesce a farti vedere uno spiraglio di luce nelle situazioni più difficili ed oltre alla speranza è fondamentale avere fiducia in chi ti circonda. ricordo perfettamente che da piccola quando mi rendevo conto che qualcosa funzionava diversamente da come doveva essere la fiducia nei miei genitori, negli specialisti è stata fondamentale.
inserito martedì 15/03/2016 ore 11:01 da ROSA
Dopo aver letto attentamente l'articolo,mi sono soffermata a riflettere su com'è vero che spesso noi adulti mostriamo poca fiducia nei confronti delle nuove generazioni. Siamo più propensi a giudicare e a prospettare insuccessi per i nostri figli e i nostri alunni. Le parole di quest'articolo mi invitano ad essere fiduciosa e a dare fiducia perché solo così i nostri alunni saranno a motivati a dare il meglio di sé.
inserito venerdì 12/02/2016 ore 00:24 da Caterina Esposito
La prima cosa che mi ha colpito quando finalmente sono riuscita ad aprire il sito è stato il titolo dell'articolo, o meglio la parola SPERANZA in esso contenuta. La Speranza (a me piace scriverla con la lettera maiuscola) è qualcosa che non va confusa con il sogno, quando spero non sto sognando, ma mi rimbocco le maniche e lo faccio con gli altri. L'altra cosa che mi ha colpita è lo scegliere di lavorare in gruppi raccontando della vita di qualcuno che può essere considerato come "exempla". E' la stessa cosa che sto cercando di portare avanti con la classe del tirocinio. I miei non sono pedagogisti, ma pittori impressionisti, quelli che non si preoccuparono del giudizio degli altri, che ebbero il coraggio di "impressionare" con la loro personalità. Spesso ai bambini non serve altro che riuscire a capire dove e come canalizzare le loro inquietudini. E noi stiamo cercando di farlo, stiamo "Sperando", rimboccandoci le maniche e ci proviamo a farlo insieme.
inserito giovedì 31/12/2015 ore 16:49 da Cristina Cima
Quando ho aperto il sito la foto di Maria Montessori ha catalizzato immediatamente la mia attenzione e non ho potuto fare a meno di leggere quell'articolo intitolato "La pedagogia della speranza". Ho trovato fantastica l'idea di creare dei gruppi di lavoro sulla vita di alcuni personaggi del nostro passato per far elaborare ai ragazzi dei testi nei quali il personaggio racconta la propria storia ed, eventualmente, rappresentarla. Questo perché dallo studio di alcuni accadimenti o dei concetti fondamentali del pensiero di un autore non si riesce ad apprezzare appieno il valore di un personaggio e il contributo che questo ha dato all'umanità. Invece, la conoscenza di una vita spesa con passione per la propria opera trasmette più di tante parole in chi vi si immedesima. E la vita di un pedagogista, di un educatore è un messaggio intriso di speranza e fiducia nelle nuove generazioni e nelle potenzialità di queste. Tutto comincia di nuovo e con nuove possibilità ogni volta che un bambino viene al mondo."L'infanzia costituisce l'elemento più importante della vita dell'adulto:l'elemento costruttore...Lavorare coscientemente per l'infanzia e perseguire fino in fondo questo lavoro con l'intenzione prodigiosa di salvarla, vorrebbe dire conquistare il segreto dell'umanità".M.Montessori, Il segreto dell'infanzia, Garzanti, 2010, Prefazione, pag XIII.
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