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n. 29 gennaio 2013
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La prima infanzia, questa sconosciuta
Politiche Welfare e servizi per la prima infanzia in Italia e in Europa
di Presutti Serenella - Sotto la lente
servizi per la prima infanzia
servizi per la prima infanzia
La crisi colpisce duramente i servizi per l'infanzia: in questo modo titolava il servizio di copertina del supplemento del Corriere della sera del 14 dicembre scorso, "Sette", a cura di Sara Gandolfi.

L'Agenda Europea aveva fissato l'obiettivo del 33% dei posti in asilo nido per i paesi della UE entro il 2010, ma in Italia la percentuale raggiunta è di appena il 18,9% di copertura tra nidi e servizi integrativi, con il raggiungimento però in alcune Regioni (Emilia Romagna, Toscana ed Umbria) di punte "in alto" anche di 30 posti per 100 bambini, come "in basso" per altre Regioni (del sud) con solo 10 posti su 100.

L'articolo e i dati in esso riportati mi hanno profondamente colpito perché rimettono al centro dell'attenzione le POLITICHE EDUCATIVE e di WELFARE nel nostro Paese in confronto con gli altri Stati europei.

Si calcola che solo lo 0,15% del PIL è destinato ad interventi diretti alla fascia 0-3 in Italia, contro il 6,3% della Svezia, la media più alta in Europa che addirittura supera la media OCSE fissata al 5,7%.

Tra coloro che leggono la nostra rivista potrebbe sorgere un interrogativo sul perché questo dato ci dovrebbe preoccupare come operatori della scuola e tecnici dell'educazione: in fondo il servizio del Nido rappresenta un forte valore sociale, di supporto alla Famiglia ed in particolare delle donne lavoratrici, prima ancora di avere valore pedagogico.
Diventa allora più che interessante, direi fondamentale, approfondire i risultati di alcune ricerche sugli effetti che la frequenza al nido ed a servizi per l'Infanzia rappresentano nel raggiungimento di buoni livelli di apprendimento dei bambini. Insomma,essere stato o no in un nido fa la differenza nel futuro dei bambini già nella scuola dell'infanzia, per evidenziarsi poi anche nella secondaria di 1° e 2° grado.

Dalla sintesi della ricerca di Daniela Del Boca e Silvia Pasqua (Università di Torino, CHILD e Collegio Carlo Alberto, dicembre 2010 ) "ESITI SCOLASTICI E COMPORTAMENTALI, FAMIGLIA E SERVIZI PER L'INFANZIA", commissionata dalla FONDAZIONE AGNELLI, leggiamo:
...Molti studi hanno dimostrato che il tempo dedicato ai bambini nei primi anni di vita è cruciale per il loro sviluppo cognitivo e comportamentale. Le limitate risorse investite in Italia spiegano in parte perché la disponifuturo. La crescita del lavoro femminile delle donne con bambini piccoli ha, però, fatto diminuire il tempo trascorso dai genitori con i figli e ciò può avere un effetto potenzialmente negativo sul benessere dei bambini e sul loro sviluppo.
Tuttavia, vanno valutati due elementi: da un lato, le famiglie dove le donne lavorano hanno in media maggiori risorse economiche per l'investimento nel capitale umano dei loro figli; dall'altro, è ragionevole assumere che lo sviluppo cognitivo e comportamentale e il benessere dei bambini dipendano anche dalla qualità delle soluzioni che i genitori scelgono come cura dei bambini, per compensare la propria assenza durante l'orario di lavoro (nonni, baby sitter, nidi).

Questa ipotesi trova sostegno negli argomenti di James Heckman, premio Nobel 2000 per l'Economia, che ha dimostrato che se si investe nei primi anni di vita del bambino, l'effetto sul suo sviluppo cognitivo e comportamentale è molto più forte e duraturo di investimenti che avvengano più tardi nella vita.
Le limitate risorse investite in Italia spiegano in parte perché la disponibilità di asili nidi sia ancora ben al di sotto della media europea. Un ruolo importante hanno, però, anche radicate convinzioni di natura culturale, in particolare quella secondo cui i bambini "stanno meglio con la mamma", o comunque nei primi anni di vita un accudimento in ambiente familiare sia preferibile per il loro sviluppo... nessuna ricerca in Italia era in grado di esplorare la relazione tra esiti scolastici e comportamentali dei bambini, investimenti dei genitori in termini di tempo e scelte scolastiche. Nessuna fonte statistica, infatti, riportava fino ad oggi informazioni su tutte le tre variabili. Solo nel corso del 2010 sono state rese disponibili alcune fonti statistiche che permettono di esplorare questa relazione: grazie a ISFOL (2008), l'INVALSI (2009-2010) e una banca dati del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Torino si può iniziare a mettere in relazione gli esiti cognitivi o comportamentali dei bambini con una serie di informazioni socioeconomiche relative alle famiglie, nonché con informazioni sul lavoro materno e l'utilizzo del nido e scuola d'infanzia nei primi anni di vita.
Lo studio ha utilizzato questi nuovi dati, che pure hanno ancora molti limiti, giungendo ad alcune conclusioni di rilievo:

1) Il lavoro della madre, riducendo il tempo dedicato ai figli, ha effetti negativi sui risultati scolastici e comportamentali dei bambini.

2) Questi effetti negativi sono compensati dalla frequenza di servizi per l'infanzia. E, prevedibilmente, la compensazione è maggiore se il servizio è di qualità e non si limita alla semplice custodia del bimbo.

3) Infatti, la qualità del servizio di childcare riveste un ruolo centrale nel determinare effetti benefici sullo sviluppo cognitivo e comportamentale complessivo dei bambini, anche se gli indicatori di qualità per il momento a disposizione sono ancora limitati. Ad esempio, l'aver frequentato il nido aumenta in modo considerevole la probabilità di ottenere buoni punteggi nella scuola primaria, ma anche successivamente alla scuola media e alla scuola superiore.

4) Gli effetti positivi del childcare sono maggiori per i bambini che provengono da famiglie più svantaggiate e con più bassi livelli d'istruzione.

E ancora: dagli investimenti in quantità e qualità dei servizi per l'infanzia potrebbe trarre particolare beneficio lo sviluppo cognitivo e comportamentale dei bambini provenienti da contesti sociali e culturali svantaggiati. In questo senso, il childcare serve a compensare le diseguaglianze e per aiutare le istituzioni ad intervenire laddove non è possibile un intervento diretto all'interno della famiglia.

Su un piano culturale, è necessario inoltre impegnarsi affinché il ruolo educativo e di socializzazione precoce svolto dai servizi per l'infanzia anche in Italia (dove peraltro la quota di figli unici è elevatissima) sia pienamente riconosciuto e accettato. Non solo, dunque, come luogo di custodia e cura fisica dei bambini mentre la madre lavora, ma anche come PARTE DI UN PERCORSO EDUCATIVO che, in quanto tale, contribuisce al processo di sviluppo cognitivo e comportamentale dei bambini. Quest'ultimo - come detto - può essere descritto come un processo essenzialmente cumulativo e la ricerca internazionale conferma i benefici che investimenti precoci e di qualità possono apportarvi.

Le scelte (passate e future) in ambito educativo hanno molto a che fare, potremmo diremo, con la qualità dell'apprendimento e con la formazione delle generazioni future: siamo dunque tornati alla politica di sapore "classista", descritta nel dopoguerra italiano da Don Milani nella celeberrima "Lettera ad una Professoressa" e da un certo cinema neorealista di De Sica e di Pietro Germi?
Il diritto all'Istruzione e alle pari opportunità sono dunque diventate un miraggio lontano, una bandiera vecchia e sbiadita delle Democrazie europee?
Lo Stato sociale è un modello di riferimento superato?

"Da molti anni si è imposta tra noi un'interpretazione tragica della globalizzazione" scrive Federico Rampini nel suo recente "Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale- FALSO!" edito da Laterza, "...l'impatto della competizione fra l'Occidente e le potenze emergenti come CINA, INDIA, VIETNAM O BRASILE, ci risucchia verso il basso. Per non soccombere dobbiamo scendere sempre di più, adattare i nostri costi a quelli cinesi, quindi rinunciare a tante conquiste sociali, a tanti diritti, a tante regole...insomma per combattere ad armi pari con chi è più povero di noi dobbiamo impoverirci....FALSO! ci dice fondamentalmente Rampini, tant'è che dopo anni di applicazione di questo scellerato "teorema", negli anni della crisi recessiva mondiale, è emerso sempre più come vincente in Europa il MODELLO TEDESCO in particolare, come anche il MODELLO SCANDINAVO dei paesi come la Svezia e la Finlandia.

È paradossale che sia Berlino ad avere imposto alla periferia dell'eurozona- Roma, Atene, Madrid, Lisbona, Dublino -sacrifici tali da rimettere in discussione il modello sociale. Perché a casa sua la Germania que
federico rampini
federico rampini
l modello lo ha difeso con risultati eccellenti.... la straordinaria COMPETITIVITA' della Germania è stata ottenuta e preservata con:

- livelli di retribuzione che sono tra i più alti nel mondo;
- un movimento sindacale che è probabilmente il più potente del mondo;
- un alto livello di servizi sociali;
- regole severe a tutela dell'ambiente

...l'esistenza stessa di questa Germania è la più rassicurante confutazione del "teorema tragico" del gioco economico al ribasso (la frase sottolineata è della scrivente).

Queste affermazioni molto significative, nonché inquietanti, sono riportate con estrema lucidità da Federico Rampini, che molto si è confrontato con quella "scuola degli economisti" definiti a sinistra, come J.P. Fitoussi e T. Boeri, nonché con Nouriel Roubini, il famoso professore della New York University.
...Che si tratti di Scuola o di Previdenza, di Trasporti o della Sanità...ciò che rende deboli alcuni stati europei è l'accumulo di deficit e debiti pubblici, l'insostenibilità di questi squilibri, tra entrate e spese pubbliche. Invece non è in questione il livello e la qualità dei servizi pubblici erogati....il problema -sostiene Roubini- si pone in quei Paesi che hanno alta spesa pubblica ma per molti anni e decenni non l'hanno finanziata con un gettito fiscale adeguato (la sottolineatura è della scrivente).

In materia di servizi educativi e di istruzione si misura dunque la "scommessa" del futuro sociale ed economico di un Paese, ed ancora una volta "al centro del centro", al cuore del problema sta il rapporto tra Stato e Cittadini, tra Responsabilità Pubblica e Privata, tra scelte politiche di "welfare diffuso" e di "politiche fiscali eque", nell'ottica di un'Etica della res-pubblica, piuttosto che il loro contrario.

Noi Cittadini tutti, operatori e fruitori al contempo dei servizi pubblici e privati, dovremmo confrontare l'esistenza e la consistenza di questo punto focale in molte agende e programmi politici dei Partiti e Coalizioni che si presenteranno alle prossime elezioni politiche, e scegliere in coscienza nella prospettiva di sviluppo del nostro futuro e soprattutto di quello delle giovani generazioni, perché, come ha scritto Italo Calvino: "Un Paese che distrugge la sua Scuola non lo fa mai per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere" (da Romanzi e racconti, vol. 3, Arnoldo Mondadori Editore).

Meditate gente...meditate...

Serenella Presutti, Dirigente scolastico
Psicopedagogista, Counsellor della Gestalt Psicosociale



Non ci possiamo più permettere uno stato sociale. Falso! di F. Rampini- Laterza
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