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Numero: 1 -Dicembre 2007 -Anno I-   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 20 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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La prima volta ... si è tinta di giallo!
Come combattere i LARSA e rimanere folgorata
di Tiberti Stefania - Didattica Laboratoriale >>> LARSA di Italiano
Parlare di LARSA oggi, con i tempi che corrono, sembra quasi "irriverente": tutti siamo attenti a capire le nuove indicazioni nazionali del ministro, che poi tanto nuove non sembrano, ed avere pronto il curricolo non appena ci verrà richiesto. Ma in classe il nostro modo di lavorare non cambia e i problemi sono sempre gli stessi: bambini sempre poco attenti, poco motivati, abituati ad avere tutto e subito. In questi contesti come possono esserci d'aiuto i laboratori e in particolare modo i laboratori LARSA? Innanzi tutto andiamo a chiarire che cosa significa LARSA:
LA.. sta per laboratorio
R... sta per recupero
S... sta per sviluppo
A... sta per apprendimento
LARSA = laboratori per il recupero e lo sviluppo dell'apprendimento

Ora la parola recupero è fortemente radicata nella scuola, sta nel DNA degli insegnanti, ma sviluppo o potenziamento degli apprendimenti, dove vanno a parare?
La risposta per me non è stata semplice e forse non l'avrei nemmeno cercata se non avessi dovuto confrontarmi con un laboratorio LARSA di potenziamento della lingua italiana.
Devo confessare la mia non poca preoccupazione, avuta all'inizio dell'anno, quando a scuola ci hanno chiesto di preparare una progettazione per i laboratori LARSA. La mia perplessità iniziale era dovuta a tanti motivi: mi trovavo in una realtà in cui non mi riconoscevo; venivo da un'altra esperienza lavorativa soddisfacente, e per partito preso contrastavo questa modalità di lavoro. Secondo la mia "sperimentata convinzione" lavorare per gruppi di livello significava tornare indietro almeno di vent'anni, alle vecchie classi differenziali, dove si precludeva ai bambini ogni possibilità di crescita.
Inizialmente ho cercato di trovare tutte le cose negative che avvalorassero la mia convinzione poi ho cambiato modalità: non potevo combattere una cosa che non conoscevo e ho iniziato a documentarmi.
Non so esattamente cosa sia scattato in me, quale sia stata la molla che ha fatto cambiare il mio atteggiamento. La ricerca e la documentazione per gli insegnanti è una "spontanea" e "naturale" attività professionale ma forse, nel mio caso, non è stato questo il punto di partenza. Era il voler essere sicura e certa di quello che andavo a fare, per non fare brutta figura nei riguardi di tutti quei colleghi che credevano in questa cosa ma volevo, anche, essere pronta a "darmi ragione" sulla validità del lavoro per gruppi di livello.
Man mano che leggevo la cosa diventava interessante perché "i giocatori" erano sempre gli stessi, docenti e alunni. Forse stavano cambiando le regole e quello che mi si chiedeva era solo un diverso atteggiamento. Ho iniziato così a vedere questa cosa che si doveva fare come una sfida ed ho finito per ... innamorarmi dei LARSA! Sicuramente il mio stato d'animo è arrivato anche ai bambini perché quel gruppo era entusiasta di lavorare con me, per due ore alla settimana, nei LARSA, tanto che loro stessi si preoccupavano di portare materiale, poesie e testi, storie sul quale lavorare.
L'insegnamento della lingua italiana nella scuola primaria si sviluppa attraverso la conoscenza di vari generi letterari, testi narrativi, argomentativi, informativi, ma spesso capita, e per fortuna, visto che siamo tutti unici e diversi, un gruppo di bambini non omogeneo nel livello di apprendimento e di conseguenza con tempi diversi l'uno dall'altro. Capita anche nelle vostre classi? Ogni docente, ogni giorno, si trova probabilmente ad affrontare questa realtà e cerca di proporre ogni argomento in modo chiaro e semplice per poter dare l'opportunità a tutti di raggiungere almeno gli obiettivi minimi. Messa così sicuramente ogni buon insegnante lo fa, anche se con non poca fatica, guidato da un po' di esperienza e dai vari supporti cartacei e mediatici. Un laboratorio LARSA non offre questo o perlomeno io non l'ho inteso come tale.
Il mio primo LARSA l'ho affrontato così: ho lavorato con un gruppo di bambini di quinta elementare, scelti tra gli alunni delle due classi in cui io lavoravo come insegnante di italiano. Il gruppo raccoglieva tutti i "migliori" elementi delle due classi. La mia prima preoccupazione è stata quella di offrire ai ragazzi una motivazione differente, rompere lo schema della lezione tipica che facevamo ogni giorno, per creare una attenzione diversa, per far diventare quel laboratorio "altro" dal gruppo classe. Per motivazione intendo proprio l'individuazione di "motivi" diversi per fare "azione", per mettersi più in gioco.
La motivazione: ecco ciò che è stato il filo conduttore del mio lavoro.
Ho deciso così di raggiungere gli obiettivi previsti nella mia progettazione proponendo un percorso di lettura di testi gialli con l'intento di sviluppare la logica inserita in uno specifico contesto letterario e sviluppare così anche la capacità di produzione dello stesso genere. Ovviamente, come ben sappiamo, la lettura dei testi gialli può normalmente essere inserita in una programmazione di classe quinta, non è necessario costruirci un laboratorio LARSA, ma con un gruppo omogeneo e di buon livello ho offerto loro l'opportunità di leggere più cose per più tempo, cosa che in classe non sarebbe stato possibile o sarebbe andato a discapito degli altri. Da questo lavoro ho tirato fuori uno schema del percorso narrativo dei libri letti e poi, svuotando gli schemi, ho dato loro uno strumento valido per poter costruire personalmente la storia. Mi spiego meglio: volevo soprattutto dare a quel gruppo la possibilità di portarsi via da quel laboratorio una abilità da "spendere"nella vita di tutti i giorni. Riflettere e confrontarsi, formulare ipotesi di soluzione, scoprire il mistero che si celava nel racconto proposto, era una modalità operativa che poteva anche essere utilizzata per risolvere i loro piccoli problemi quotidiani. Inoltre ho pensato che fosse necessario "un ritorno" anche a loro dell'esperienza fatta insieme, o meglio, il momento valutativo non doveva riguardare soltanto me. Ho chiesto così ad ogni bambino di esprimere il suo gradimento sull'argomento trattato, di indicare le difficoltà incontrate utilizzando una icona, una faccina sorridente o triste.
Questa esperienza mi ha insegnato che non tutto il nuovo arriva per nuocere.
E' fondamentale dare un percorso diverso puntando sulla motivazione per rafforzare, consolidare o potenziare quelle che sono le capacità di ogni bambino, filtrando gli obiettivi che si raggiungono attraverso percorsi alternativi.
Successivamente ho tratto dei punti di forza che ancora oggi ritrovo nel mio lavoro quotidiano: il piccolo gruppo, e di pari livello, dà serenità al bambino e un bambino sereno accoglie con entusiasmo ogni nostra proposta. Comprendere e saper svolgere una consegna garantisce autonomia ai bambini che riescono ad essere più padroni delle proprie possibilità , rafforzando così anche la propria autostima.
Inoltre, ma non ultimo, noi docenti siamo stati costretti a lavorare insieme, confrontandoci e coordinandoci per un efficace intervento formativo: dalla pianificazione dell'intervento alla formazione dei gruppi, dall'attribuzione dei gruppi ai singoli docenti alla libertà di scelta della propria proposta, da offrire al singolo gruppo, dalle verifiche periodiche, congiunte tra tutti i colleghi per monitorare il percorso didattico scelto e la partecipazione degli alunni.
A volte non ce ne rendiamo conto ma tutto questo lavoro è per noi una grande e continua ricchezza professionale e forse anche personale.
Anche per questo motivo sono ancora qua, in questa scuola, per il terzo anno consecutivo, come supplente, a scegliere e difendere il modo di stare e fare scuola insieme a un gruppo di colleghi, con il nostro modo di lavorare, con le nostre convinzioni e con la capacità di rendere il nostro atteggiamento mentale più flessibile, disposti a cambiare. Perché la scuola la facciamo noi.

Stefania Tiberti Docente 196° Circolo Didattico Via Perazzi-Roma

Allegati
 La scheda progettuale: "Il mistero"
 "Mio figlio è scomparso"
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