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Numero: 2-ottobre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 18 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'La Programmazione come risorsa... >>>
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La Programmazione come risorsa
Lo strumento che serve a liberarci del meccanicismo didattico a vantaggio della ricerca
di Menna Rosanna - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Eccoci già immersi in un nuovo anno scolastico e - sebbene le opinioni sulla scuola dipingono la figura del docente ancora poco capace di creare "qualità" e di investire bene il tempo - noi insegnanti, come ogni anno, ci ritroviamo a dare vita al nostro lavoro anche attraverso tutte la azioni di pianificazione e programmazione necessarie a far sì che a scuola "non si improvvisi nulla!".
L'attività di programmazione viene raccolta e attestata da tutta una serie di procedure e documenti interni alla scuola, non conosciuti all'esterno e non riconducibili al solo POF - ormai noto alle famiglie- e sul quale sembra che oggi si concentri tutta l'attenzione, con il conseguente pericolo di far cadere in ombra gli altri momenti programmatori.
Proviamo a fare chiarezza proprio in relazione all'articolazione della programmazione e ai documenti che l'attestano.

Il Piano dell'offerta formativa (POF)

Il POF si pone come documento di sintesi della complessa, articolata e dinamica attività programmatoria delle singole scuole. Afferma l'art. 3 del Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al D.P.R.275/1999 che "Il Piano è il documento fondamentale costitutivo dell'identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extra-curricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell'ambito della loro autonomia.... è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi deteminati a livello nazionale a norma dell'articolo 8 e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell'offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità".

Si può affermare che il POF rappresenta lo strumento essenziale per assicurare il perseguimento delle mete formative assegnate alle scuole, in termini di piena formazione della persona umana, da realizzare nel rispetto delle identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni.

Si tratta di uno strumento di base, che presuppone l'esistenza di altri strumenti programmatori.

I Piani educativi personalizzati

I Piani educativi personalizzati costituiscono la base per la elaborazione del POF. La logica della scuola dell'autonomia è la personalizzazione dei percorsi formativi: ogni alunno ha diritto al suo percorso formativo. E, pertanto, il POF non può prescindere dai Piani educativi personalizzati.
Tuttavia, tra il quadro di sintesi rappresentato dal POF e i Piani educativi personalizzati relativi ai singoli alunni, si colloca l'istituto organizzativo della classe che non scompare nel nostro ordinamento, anche se il Regolamento dell'Autonomia Scolastica ne prevede le più ampie possibilità di apertura attraverso il lavoro di gruppo a classi aperte.

La Programmazione didattica annuale

La realtà delle classi pone l'esigenza di un livello intermedio di programmazione costituito dalla Programmazione didattica annuale relativa alla singola classe o a gruppi di classi.
La Programmazione didattica annuale svolge, a livello di classe, lo stesso ruolo del POF a livello di scuola.
Nella Programmazione didattica annuale si ha la sintesi dei Piani educativi personalizzati degli alunni delle singole classi. Come tale, evidentemente, si presenta molto più analitica, dettagliata, articolata, rispetto al POF.
Ma così come i Piani educativi personalizzati non possono non essere ricondotti ad una loro integrazione nel POF, le Programmazioni didattiche annuali delle singole classi debbono trovare la loro integrazione nel POF.

Il POF offre il quadro di riferimento complessivo entro il quale debbono muoversi i docenti, sia individualmente che collegialmente.

È opportuno evidenziare con forza l'esigenza che, pure in presenza di un quadro di riferimento complessivo, ai docenti non è data la possibilità di operare isolatamente, individualmente, nemmeno sulla base della speciale garanzia costituita dal riconoscimento delle "diverse opzioni metodologiche".
Nel momento in cui con "il Regolamento dell'autonomia scolastica" la scuola dell'autonomia supera la rigida organizzazione delle classi, dei calendari, degli orari... e assume un'organizzazione flessibile, anche per muoversi secondo le proprie "opzioni metodologiche", è necessario concordare con gli altri docenti i tempi, i modi e le forme delle attività educative e didattiche.
E, pertanto, così come il POF è il frutto del lavoro collegiale di tutti i docenti della scuola, ciascuno dei quali è chiamato a dare il proprio apporto personale, anche la Programmazione didattica annuale deve vedere coinvolti tutti i docenti della scuola, almeno per definire i calendari e i quadri orari di un'organizzazione educativa e didattica che vede le classi aprirsi per la costituzione di gruppi di alunni di classi parallele o verticali e comporta una utilizzazione programmata degli spazi (aule, laboratori ecc.) e delle risorse materiali (attrezzature e tecnologie educative).
Seppure nel POF siano indicati gli obiettivi a lungo termine e gli obiettivi a medio termine, occorre però procedere alla modularizzazione dell'attività educativa e didattica, che comporta interazioni con le classi parallele e con le classi successive, anche di altre scuole (Laboratori).
L'organizzazione educativa e didattica flessibile della scuola dell'autonomia comporta un intreccio complesso di interazioni tra classi, tra docenti, tra obiettivi specifici, che richiede una intensa cooperazione.

Tale cooperazione si richiede soprattutto a livello di elaborazione della Programmazione didattica annuale, nell'ambito della quale vanno delineate le modalità, i tempi e le forme dell'organizzazione e dell'azione educativa e didattica preferibilmente secondo una prospettiva modulare, che peraltro comporta la continuità educativa orizzontale e verticale nell'ambito delle classi e della scuola.
In tale prospettiva, la Programmazione didattica annuale va vista come programmazione unitaria di tutte le attività educative e didattiche che riguardano una determinata classe, un'aggregazione di classi o tutte le classi parallele.
Nella Programmazione didattica annuale gli interventi educativi e didattici relativi alle diverse discipline ed eventualmente ai diversi docenti debbono, però, armonizzarsi, se non integrarsi, in un progetto formativo unitario.
Pertanto non è accettabile che i singoli docenti elaborino distinte programmazioni didattiche annuali, ciascuno per la propria disciplina, indipendentemente dagli altri docenti. Occorre muoversi in una logica di continuità, di coerenza, di integrazione che pone, tra l'altro, le seguenti esigenze:
a) integrazione degli obiettivi delle diverse discipline nella prospettiva della formazione unitaria della personalità.
b) previsione degli obiettivi formativi trasversali, da intendere non come obiettivi che si aggiungono agli obiettivi disciplinari, ma come obiettivi comuni a più discipline: (obiettivi transidisciplinari);
c) previsione di criteri metodologico-didattici coerenti che tengano tutti parimenti presenti i livelli di sviluppo e di apprendimento, i ritmi e gli stili di apprendimento dei singoli alunni;
d) previsione degli obiettivi formativi comuni attinenti agli aspetti generali della formazione (formazione socioaffettiva, cognitiva, morale, sociale...).

La Programmazione didattica periodica

Il discorso relativo alla elaborazione della Programmazione didattica annuale vale anche per la Programmazione didattica periodica (moduli didattici ed unità didattiche). Anzi, vale soprattutto a questo livello, perché la programmazione trova la sua più sostanziale attuazione nella programmazione delle unità didattiche. In merito, è utile evidenziare il significato che assume la programmazione didattica modulare.
E' opportuno precisare che il modulo didattico indica un complesso organico di unità didattiche funzionali al perseguimento di un obiettivo a medio termine o di un obiettivo a breve termine, che non può essere perseguito attraverso uno specifico intervento didattico.
Mentre l'unità didattica mira a far perseguire un obiettivo didattico specifico, il modulo didattico si riferisce al perseguimento di un obiettivo di più ampio respiro, che può essere perseguito solo attraverso un certo numero di unità didattiche.

La programmazione come RICERCA

L'impegno programmatorio mirato ad assicurare il successo formativo della persona umana nel rispetto delle identità personali, sociali, culturali e professionali, quale è stato finora delineato, si configura come un processo che continuamente si mette a punto, ponendosi in una prospettiva sperimentale, intesa in senso lato, al di là di ogni pretesa meccanicistica.
Le programmazioni si pongono come ipotesi sperimentali, che vengono formulate dai docenti sulla base dei criteri metodologici che sono stati confortati dai risultati delle sperimentazioni che ne sono state fatte: sono stati confortati, nel senso che non sono stati smentiti, e non nel senso che i risultati positivi raggiunti li hanno fatti assurgere a verità, a regole, a leggi definitive.
La programmazione e l'azione educativa e didattica si pongono sempre in una prospettiva sperimentale, in quanto si pongono come ipotesi di percorsi formativi che, pur fondati sui dati conoscitivi acquisiti, vanno però sempre "verificati" nella concreta azione educativa e didattica.
È evidente che la flessibilità non può essere gestita in modo più o meno arbitrario, scarsamente fondato sulla verifica delle effettive esigenze formative dei singoli alunni, oltre che del contesto socio-culturale, e soprattutto sulle caratteristiche personali e su tutte le altre condizioni che possano risultare rilevanti ai fini della individuazione dei percorsi formativi più funzionali al perseguimento del successo formativo dei singoli alunni.
Come tale, la flessibilità va gestita secondo una rigorosa prospettiva sperimentale che porta a ricercare, individuare, sperimentare le ipotesi organizzative e metodologico-didattiche che sembrano più adeguate ad assicurare il successo formativo. In tale prospettiva, tutto il processo programmatorio si configura come processo di ricerca, anche sperimentale.
Lo stesso aggiornamento dei docenti va visto nella prospettiva della ricerca delle strategie organizzative e didattiche più adeguate. L'aggiornamento dei docenti non consiste tanto nell'adeguamento ai saperi già dati, ma nell'incremento della professionalità, che è tale nella misura in cui riesce a porsi quanto più possibile in una prospettiva di ricerca e di sperimentazione.
Al riguardo, è il caso di evidenziare che nel momento in cui l'attività educativa e didattica si pongono in una prospettiva di ricerca e di sperimentazione, non c'è più spazio per atteggiamenti esecutivi da parte di nessuno dei docenti, che debbono essere tutti coinvolti nell'attività di programmazione e, quindi, di ricerca, di sperimentazione e di aggiornamento. In tale prospettiva, l'attività di progettazione non può essere concepita come mera attività di registrazione, verbalizzazione, codificazione di quanto è già acquisito, ma come processo che impegna gli operatori scolastici tutti a individuare, ricercare, sperimentare le ipotesi educative, didattiche ed organizzative che si presume possano risultare più adeguate ad assicurare a tutti gli alunni il successo.
Evidentemente un tale impegno si fonda su una specifica e sistematica attività di studio, di ricerca, di aggiornamento che vede coinvolti tutti i docenti e gli operatori scolastici e che si avvale di ogni possibile forma di collaborazione anche di esperti esterni alla scuola. Sebbene squalificati e continuamente attaccati, i docenti al contrario (anche se con le dovute eccezioni, e chi non ne ha?) "affinano" continuamente le armi della propria professione perché sanno - al contrario di altri - che il processo di insegnamento non è mai statico e una continua ricerca di miglioramento è possibile anche attraverso un impiego consapevole e condiviso degli strumenti che sostengono il processo programmatorio.

Rosanna Menna Docente 196° Circolo Didattico Via Perazzi 46 - Roma
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