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n.47 novembre 2014
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La regola come strumento facilitatore
Liberiamoci dai vincoli!
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
Come abbiamo identificato il nostro gruppo classe?
Quale è l'idea che ne abbiamo e ... corrisponde alla realtà?
Potrebbe essere di aiuto vedere se la nostra classe ideale corrisponde all'idea che abbiamo della nostra classe attuale, confrontarci e rifletterci su! (a proposito di metacognizione!)
Chiederci quindi: siamo ancora, anche se in fondo in fondo, attaccati all'idea di "classe di girasoli", forse quella con la quale siamo cresciuti? O siamo proiettati a valorizzare l'eterogeneità e le differenze di ciascuno dei nostri alunni, e siamo ormai lanciati verso la "classe patchwork-mission impossible"?!.

Non so a voi, ma a me in tanti anni di onorato servizio, 33 di cui 25 sul sostegno, non è mai capitato di avere due classi uguali. Mi sono sempre trovata ad affrontare situazioni diverse.
Quest'anno in particolare - insegno a San Basilio praticamente da sempre- mi trovo una classe completamente nuova, "la 2.0".

I ragazzi, che erano insieme già dalle elementari, sono molto interattivi tra loro, competitivi e conflittuali, hanno famiglie alle spalle molto presenti e con alte aspettative, hanno una preparazione di base decisamente buona e ...fanno i compiti. Questo per elencare solo alcune caratteristiche che da un po' di tempo non ritrovavo.
Eppure ognuno di loro è profondamente diverso e mi sembra che mandi alte richieste di attenzione e di cura diversificate. Anche i due ragazzi stranieri sono uno molto studioso, attento e capace di notevole autocontrollo, stimato primo della classe , e l'altro piuttosto indisciplinato, molto criticato dai compagni, con residue difficoltà linguistiche, spesso distratto.
È sempre e comunque una classe molto variegata!
(Anche se l'immagine che ho composto può sembrare "eccessiva", proprio ieri Ianes ha detto che dobbiamo essere "ossessionati" dalla eterogeneità!).

Come gestire allora le regole in questi classi, in questo tipo di contesti?
Qualche suggerimento indicatore.

Regole funzionali
Chiederci: A che servono? A chi servono? Sono funzionali ad un lavoro? Facilitano e non ostacolano?
Se, ad esempio, c'è in classe un alunno iperattivo, mi conviene mettere come regola dichiarata NON ALZARSI sapendo che molto probabilmente lui non potrà rispettarla?

Regole non preventive
Come ho potuto sperimentare in un confronto con degli adulti che dibattevano su quali regole fossero indispensabili nel loro gruppo di lavoro, quelle richieste "a priori", senza una conoscenza e una frequentazione sufficienti, sono dettate spesso da esperienze negative pregresse e quindi da paure e "pregiudizi".
È stato utile chiederci: "cosa è che ci spinge a ritenere tanto indispensabile una certa regola da metterla prima che si verifichi il fatto?".
Ad esempio: non interrompersi mentre si parla.
È stata illuminante per me questa consapevolezza!
Perché in una classe prima, con ragazzi che ancora non conosciamo, dovremmo stabilire ad esempio "non dire parolacce" ?!

Regole contestuali
Le regole non sono immutabili, cambiano a seconda dei luoghi, delle epoche. Per questo ho fatto vedere ai ragazzi il film "The great debaters".
Tante leggi ingiuste sono state cambiate negli anni. Solo 60 anni fa circa le donne in Italia non votavano. Le regole non sono modelli immutabili che si calano in ogni situazione. Dipendono dal contesto al quale di applicano e possono variare ad ogni singolo cambiamento.
LE REGOLE non devono essere piani rigidi che piombano in ogni situazione.
Dipendono dal contesto al quale di applicano e possono variare ad ogni singolo cambiamento

Regole non inderogabili
Non devono essere muri contro cui scontrarsi. Se l'obiettivo del gruppo classe è restare uniti, non lasciare indietro nessuno, non è utile alzare barriere contro cui andare a sbattere. È più funzionale utilizzarle come confronto di desideri, di obiettivi, di propositi, di organizzazione e non come impedimenti reciproci!
Orientare lo sforzo a cercare condizioni che possano far funzionare meglio quel gruppo.
Come dice Canevaro "la capacità di evitare o dirimere i conflitti è nella logica della costante ricerca del bene comune".

Quindi le regole come strumento facilitatore sono regole ragionate, sorgono da esigenze reali e vanno verificate periodicamente.
Un quadro di riferimento non assolutistico e intoccabile.
Ma funzionale e sperimentale perché questa realtà, la realtà delle nostre classi la stiamo inventando noi!!!

Patrizia Ruggiero, docente di sostegno IC Belforte del Chienti - Roma
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