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n.55 settembre 2015
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La riabilitazione logopedica entra nel laboratorio scolastico.La formazione si fa sul campo
"Il Laboratorio delle Meraviglie" nella scuola primaria.
di D'Agosta Luciana - Didattica Laboratoriale

Dall'esigenza di un territorio con grande difficoltà sociale, grazie a una dirigente e una vicaria seriamente intenzionate al cambiamento, nasce un'esperienza di grande soddisfazione per bambini, insegnanti di sostegno e di classe, genitori e conduttori del laboratorio.
A dimostrazione che volendo si può rendere possibile l'impossibile, anche nell'attuale scuola italiana.

I FATTI
Un piccolo gruppo di bambini di prima e seconda classe con difficoltà di lettura e scrittura e in attesa di diagnosi, hanno avuto l'opportunità di giocare con lettere e numeri incontrandosi con una logopedista e il suo team di collaboratori (logopedista, tutor dell'apprendimento, assistente alla comunicazione) una volta alla settimana per un'ora, per 10 settimane. 'Il Laboratorio delle Meraviglie' ha preso così vita all'interno della scuola.
Incontro dopo incontro, i bambini hanno costruito un paese fantastico popolato da protagonisti "sorprendenti" e "inusuali", con i quali costruire situazioni che di volta in volta avevano lo scopo di aiutarli a distinguere lettere e sillabe le une dalle altre, a costruire parole con quelle lettere e sillabe, frasi da realizzare con quelle parole, storie da inventare con quelle frasi. Ogni incontro un pezzetto di strada verso l'obiettivo finale: leggere, scrivere e calcolare con più facilità e soddisfazione.
Dopo ogni incontro, l'impegno di ognuno di loro di riportare in classe i trucchetti appresi per smascherare le sillabe e riconoscerle con più facilità! Secondo l'idea del laboratorio, infatti, l'intervento non si conclude con la fine dell'incontro, bensì prosegue in classe coinvolgendo tutti i compagni nel percorso svolto. Così i bambini che partecipano all'avventura diventano - pian piano e con l'aiuto dell'insegnante e del conduttore - dei portavoce dell'esperienza fatta, facendo in modo che vengano riconosciuti come tali anche dai compagni di classe.

Questo piccolo stratagemma ha permesso di capovolgere lo status dei bambini in difficoltà, il cui rientro in classe , dopo il laboratorio, era atteso quasi con impazienza dai compagni. Diventando "maestri in classe", hanno potuto inoltre sperimentare prospettive diverse dalle quali vedere le proprie capacità e competenze, anche da un punto di vista pragmatico e relazionale.
Così il timidissimo Pietro si è trovato a rispondere alle domande della classe dimostrando una facilità espositiva che ignorava, e Flavio, impacciato ed esuberante nello stesso tempo, si è sentito molto utile ai suoi compagni suggerendo piccole strategie - chiedere la parola invece di "rubarla", non prendere in giro chi sbaglia ma dargli una mano....- per dare il proprio contributo in una conversazione.

Questo stratagemma ha permesso anche alle loro insegnanti di classe, presenti agli incontri del laboratorio, di familiarizzare con le proposte che la logopedista metteva in pratica coi bambini, e di poterle proporre in classe a tutti gli alunni. Ultimo ma non ultimo obiettivo: aiutando il partecipante al laboratorio a insegnare ai compagni, l'insegnante ha rinforzato l'apprendimento del suo alunno "inviato speciale della classe" nel Laboratorio delle Meraviglie.
Bello imparare insegnando. Bello insegnare imparando.
E' da considerare che le informazioni fornite dalle insegnanti alla logopedista, prima dell'inizio degli incontri e periodicamente durante il percorso, hanno permesso di tenere la rotta sui reali bisogni dei partecipanti. Le stesse insegnanti hanno inoltre potuto vedere in pratica com'é possibile affrontare alcune criticità abbastanza frequenti negli alunni del primo ciclo. Abbiamo così affrontato le difficoltà nella gestione dello spazio sul quaderno, le difficoltà nella riproduzione grafica del fonema, la tendenza a perdere frequentemente la concentrazione, la difficoltà nella discriminazione di suoni simili sia a livello fonetico che grafico, la differenza tra difficoltà di lettura come decodifica e come comprensione, di organizzazione della frase, di consolidamento delle componenti di base della lettura e della scrittura.

L'anno successivo, insegnanti e genitori hanno chiesto di riproporre il laboratorio e, constatata l'utilità del percorso, altre classi hanno richiesto di partecipare. Così si sono formati due gruppi: i grandi e i medi (a nessuno piace sentirsi chiamare "piccoli"). I bambini sono stati contenti di proseguire l'esperienza, i nuovi di iniziarla.
Proseguendo il percorso, i "grandi" hanno giocato coi numeri oltre che con le lettere, hanno usato le "sillabe eccezionali", individuate l'anno precedente, per scrivere parole con le quali creare testi coerenti e aderenti al loro pensiero. Infine, è stato possibile iniziare a esplorare metodi di studio più funzionali. Gli insegnanti che avevano già sperimentato la modalità laboratoriale, si sono inseriti nel percorso con più consapevolezza, e sono riusciti a portarsi via un maggior numero di suggerementi e strumenti operativi per il lavoro da riproporre in classe.
I 'piccoli', vista la differente composizione del gruppo, hanno cominciato più rapidamente a giocare coi numeri e coi calcoli. Una loro particolarità è stata quella di contribuire fin dall'inizio con proposte personali che hanno arricchito il laboratorio e reso "speciale" ogni momento. Ad esempio, partendo dal nome del laboratorio, hanno voluto scegliere ognuno un personaggio di Alice nel paese delle Meraviglie, esplorarne le caratteristiche, disegnarlo, farlo diventare il "proprio" amico per tutto il laborato. Cogliendo la ricchezza dello spunto offerto dai bambini, l'insegnante Antonia ha proseguito il "gioco" in classe, ha raccontato la favola, fatto vedere il film e proposto attività collegate.

Naturalmente, ciò che si sperimentava nel laboratorio era vissuto con maggior beneficio dai bambini proprio perché supportati sempre meglio dagli insegnanti che, in alcun casi, sono riusciti a trovare spazi giornalieri in classe per allenare le competenze sollecitate con gli strumenti proposti.

L'anno successivo ancora, la situazione amministrativa era molto cambiata ma, nonostante fossero emerse difficoltà di ogni tipo, il "Laboratorio delle Meraviglie" è partito comunque, grazie all'impegno degli insegnanti e alla fiducia dei genitori.
Benché più breve, 5 incontri soltanto e un solo gruppo, il percorso laboratoriale ha comunque permesso a bambini e insegnanti di fare un ulteriore passo nel percorso iniziato, approfondendo tecniche di lettura e strategie di studio, perfezionando il training sublessicale iniziato il primo anno, potenziando le competenze linguistico- strumentali attraverso giochi di riflessione metacognitiva sulle convenzioni ortografiche delle parole utilizzate per per la scrittura, con giochi linguistici di arricchimento lessicale e semantico, di potenziamento delle capacità inferenziale e definitoria, per migliorare l'efficacia del contributo personale nel gruppo ecc. All'ultimo incontro, a ridosso della chiusura della scuola, ogni partecipante ha invitato tutta la sua classe al laboratorio. Si è cosi ottenuto il coinvolgimento di cinque classi della scuola, tutti i bambini con i loro insegnanti intrattenuti e coinvolti dai cinque bambini partecipanti al laboratorio nel ruolo di. .. CONDUTTORI! In tale veste i bambini sono riusciti a spiegare i giochi e a far partecipare i compagni, superando timidezza e imbarazzo, dimostrando sicurezza e competenza, che erano ben lungi dal pensare di possedere prima di quel momento. Il successo è stato grande e la soddisfazione tangibile: sguardi luminosi, volti radiosi, comportamenti composti e consapevoli.

Anche per gli insegnanti e i genitori che sono riusciti a partecipare, nonostante l'orario proibitivo (le 11 del mattino!), è stato un momento carico di emozione, intenso quanto inatteso.
Altrettanto emozionante è stato per chi ha condotto il laboratorio: un risultato aldilà d'ogni aspettativa. Frutto indubbio del ruolo della motivazione e del divertimento come motore d'apprendimento.

I RISULTATI
bimbisaniebelli.it
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Negli incontri finali con le insegnanti, e successivamante con i genitori, sono state evidenziate tutte quelle modifiche rilevabili nei bambini a fine percorso. Oltre che negli apprendimenti, risultati piú solidi anche se non ancora completamente automatizzati, soprattutto nel modo di porsi rispetto alla difficoltà. Tutti i bambini già durante il laboratorio si mostravano in classe meno timorosi di sbagliare e più disponibili a sperimentare soluzioni e a provare più volte prima di arrendersi, più partecipi alla vita di classe, con più relazioni coi compagni.
I genitori hanno avuto modo di rendersi conto della modificabilità della situazione grazie alle attività nel laboratorio, con interventi mirati e costanti nel tempo.
Gli insegnanti hanno apprezzato la modalità di realizzazione dell'attività, che prevedeva la partecipazione al laboratorio e la richiesta di collaborazione e confronto continuativo nel tempo con la logopedista e i suoi collaboratori. Questa modalità è apparsa come un possibile "strumento" di formazione sul campo, su tematiche inerenti i problemi che quotidianamente gli insegnanti si trovano a dover affrontare in classe.

LE CONCLUSIONI
Dal confronto con le insegnanti che hanno seguito il laboratorio, sono emersi suggerimenti per rendere più efficace la formula utilizzata, indicazioni che di seguito sono sinteticamente riportate:
- incontri che precedano l'inizio del laboratorio, per condividere obiettivi da raggiungere e metodo per realizzarli;
- incontri durante l'esperienza, per " aggiustare il tiro" in base alle reazioni del gruppo e dei singoli;
- incontri successivi alla conclusione del percorso laboratoriale, per riflettere sull'esperienza e individuarne punti di forza e debolezza al fine di migliorarne l'efficacia.

L'esperienza raccontata sembra rappresentare una 'buona pratica' da riproporre a scuola, con il vantaggio di coinvolgere bambini, docenti e genitori, seppur a differenti livelli. Si è provato, inoltre, che le soluzioni 'possibili' hanno bisogno di un pensiero divergente, che permette di superare i vincoli che spesso impediscono alla scuola di andare oltre, volare alto. Il coinvolgimento anche economico delle famiglie ha trovato risposta perché ha rappresentato una possibile soluzione ai loro bisogni (un percorso riabilitativo per il proprio figlio non sempre accessibile nei tempi necessari presso le ASL) e ai loro problemi (costi accessibili a confronto di quelli a volte non sostenibili della terapia logopedica individuale).
Indiscutibile il ritorno per gli insegnanti (a loro dire!) in termini di maggior conoscenza delle problematiche affrontate, di strumenti da utilizzare o da creare insieme, a seconda delle esigenze del gruppo o del singolo, di personalizzazione di percorsi didattico educativi per gli alunni con bisogni educativi speciali.
Dal confronto è infine emersa la consapevolezza della scarsa valorizzazione e utilizzazione del grande patrimonio di esperienza e conoscenza posseduta dagli insegnanti della nostra Scuola, a volte gli insegnanti stessi poco consapevoli di rappresentare tale ricchezza.

di Luciana D'Agosta
logopedista, Roma
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