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n. 32 aprile 2013
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Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:15 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La scuola (im)possibile'  >>>
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La scuola (im)possibile
lo iato incolmabile tra gli addetti ai lavori e l'istituzione
di Sabatini Roberto - Orizzonte scuola
Come echeggia nell'appassionato editoriale di questo numero, ancora troppi protagonisti del mondo scolastico -insegnanti, personale ausiliario, tecnico, amministrativo, dirigenti- inibiscono il processo formativo, limitandosi a sopravvivere, a riciclare il già fatto e il ben noto, evitando rischi, rendendo grigio e noioso il processo formativo non solo ai loro malcapitati allievi e ai loro sfortunati colleghi, ma a loro stessi: si tratta di una responsabilità individuale che chiama in causa la propria deontologia professionale e che deve essere assunta come compito da risolvere in prima persona. Gli alibi possono essere tanti, dal basso livello degli stipendi alla scarsità degli strumenti, dall'obsolescenza delle strutture al sovraffollamento delle aule, ma il peso di queste arretratezze non può essere scaricato sulle spalle delle nuove generazioni che sono del tutto incolpevoli e, certo, più innocenti di chi presta servizio, qualsiasi ruolo si ritrovi a coprire.

La funzione docente in particolare non può essere svolta senza energia, passione, inventiva, innovazione. Più volte si è parlato della teatralità dell'insegnamento, del parallelismo che corre tra la frontalità della lezione, anche di quella tradizionale e la prestazione dell'attore sul palcoscenico di un teatro, di fronte al suo pubblico, della relazione che intrattiene con quest'ultimo. E' un parallelo forse spinto e solo parzialmente valido, ma che evidenzia bene la carica di espressività e manifestazione del sé e dei contenuti che, in entrambi i ruoli si rappresentano e si trasmettono, ciascuno al proprio uditorio.
La visione tradizionale che, a differenza del pubblico in teatro, la classe "deve" seguire con attenzione, a prescindere dalla significatività della comunicazione del docente, dalla sua capacità di destare interesse, suscitare attenzione, accendere motivazione, curiosità, desiderio di sapere e di saper fare (e lasciamo stare il saper essere!) è non solo antiquata, antipedagogica e didatticamente perdente, ma anche superata di fatto dalla realtà più ordinaria e quotidiana. Anche la classe, come il pubblico a teatro, deve essere conquistata dalla rappresentazione!

Certo la scuola ha il compito di trasmettere anche contenuti non intrinsecamente esaltanti e molte delle cose che dobbiamo apprendere non sono necessariamente interessanti (in questo momento mi viene in mente il sapersi districare tra le cervellotiche trappole burocratiche che sono state predisposte per la dichiarazione dei redditi!), ma è un'abilità dell'insegnante quella di saper trasferire in modo appetibile e stimolante nozioni, dati e riflessioni di cui ancora l'allievo non è in grado di apprezzarne l'importanza e l'utilità e i docenti sanno bene che grande soddisfazione si provi quando si riesce ad interessare la classe su un argomento ostico e pesante! Come mi è capitato più volte di osservare, non è difficile mantenere la disciplina di una classe che sta vedendo un film avvincente, ma è difficilissimo ottenerla senza sanzioni durante l'intervallo!


Vorrei però, anche rischiando di remare contro gli auspici di chi imposta la linea editoriale, riportare l'attenzione sull'assenza, o sulle carenze di un progetto di scuola proprio la dove istituzionalmente la si costruisce, la si amministra, la si finanzia, la si norma.
Dalla scuola possibile che ogni giorno si rinnova, progredisce, va comunque avanti nelle classi, ossia sul suo fronte, li dove non c'è tempo per aspettare le riforme, i finanziamenti, le leggi, le risorse, li dove le generazioni vivono e passano, apprendono e crescono e dove urge dare sempre e comunque una risposta -proprio come nei pronto soccorso di un ospedale che si vuole smantellare, proprio come su un aereo in volo di una compagnia che sta ufficialmente dichiarando il fallimento- alla carenza di idee, di prospettive, di risorse, di volontà delle istituzioni che la disciplinano e la determinano, fino all'assenza di un progetto di scuola, nazionale e locale, vivo e vero, efficace e pensato.
Perché insistere ancora su questo iato, su questo abisso tra i luoghi dove la scuola vive, pensa, agisce (ma anche soffre, perde, subisce) e quelli dove si decide il suo presente e il suo futuro, spesso senza esserne all'altezza, senza competenze esperite sul campo, senza volontà politica, senza un disegno di questa fondamentale istituzione che una coralità, politicamente trasversale di studi e di studiosi, ha dimostrato essere decisiva per la qualità di ogni società, per il suo dinamismo, per la sua stessa democraticità, per il suo sviluppo (qualsiasi cosa si intenda con tale termine), per la tanto chiacchierata competitività?

Ma perché accanto alla straordinaria carica che Manuela Rosci vede, sente, agisce e vive in prima persona, che auspica e sollecita nei suoi colleghi, che trasmette senza posa ai suoi allievi e ai suoi collaboratori è fondamentale che non venga mai meno il sostegno strutturale delle istituzioni che amministrano la sua professione e di chi le governa.
Non è mai stato possibile prescinderne e oggi più che mai, soprattutto chi intende la scuola come un laboratorio di innovazione, una palestra di crescita, un luogo e un momento strategici di formazione delle competenze, delle professionalità, della cittadinanza, delle identità, dell'"uomo intero", come lo dipingeva Friedrich Schiller, non può assistere passivamente allo smantellamento dell'istituzione, al suo snaturamento, alla sua riduzione in termini economici, valoriali, funzionali.
Nel complesso e caleidoscopico mondo della formazione il concorso e la sinergia di tutte le sue componenti è indispensabile, dall'edilizia alla didattica, dalle mense alla dirigenza, dalle pulizie ai trasporti, dall'integrazione alla ricerca, dall'attrezzatura al rispetto delle regole: certamente non è la sola impresa umana che ha bisogno di armonia tra le parti che la compongono, ma è sicuramente una delle imprese che non ne può prescindere.

Ma anche semplicemente perché la classe politica e i massimi responsabili istituzionali di questo strano paese, ad appena due mesi dalle ultime elezioni politiche, ognuno per motivazioni differenti, che però sembrano confermare la scandalosa cura dei propri interessi e il vergognoso disinteresse per le sorti del paese, rifiuta ogni tipo e forma di collaborazione costruttiva per mettersi semplicemente al lavoro!
Nessun paese degno di questo nome potrebbe mai permettersi uno scempio così prolungato del suo tempo e delle sue risorse e meno che mai in un momento di acuta recessione economica come l'attuale, ma sta accadendo, sta andando in scena sotto i nostri occhi e ci stiamo quasi assuefacendo!

Certo non si stanno abituando quelli che hanno perso il posto di lavoro, quelli che stanno chiudendo le imprese, le fabbriche, i negozi, quelli che con un impensabile neologismo sono stati definiti "esodati" e nemmeno quelli che appena terminato il ciclo superiore e universitario di studi si sono messi alla ricerca di un'occupazione.
Siamo addirittura arrivati ai suicidi per disperazione causati dalla totale perdita di prospettive economiche a persone in cui questa circostanza toglieva loro ogni dignità e ogni orizzonte sopportabile, senza che tutto ciò abbia almeno impresso una misurabile accelerazione ai processi politici e al superamento dell'impasse istituzionale.

Qualche dato recente sulla situazione scolastica italiana, peraltro forniti dallo stesso MIUR, può sinteticamente e sobriamente rappresentare la tendenza degli ultimi anni e fotografare il momento attuale.
Se si ricorda bene in quali condizioni già versava la nostra scuola nel 2008, all'indomani del ministero Gelmini, può risultare incredibile che a fronte di un incremento di novantamila nuovi alunni, si sia registrata una riduzione di oltre ottantamila docenti! Non si sono infatti formate 4.500 classi, di 20 allievi l'una, in più, ma ne sono sparite circa 9.000! Certo il numero degli allievi per ogni singola classe è cresciuto in modo preoccupante, in primis per la qualità della formazione e, subito dopo, anche per la tenuta della stessa sicurezza, ma questo sembra un dettaglio trascurabile per chi amministra l'istituzione.
La stessa copertura territoriale sembra essere sparita dai parametri e dai criteri che guidano la politica della scuola: come sta succedendo per i presidi sanitari, anche le istituzioni scolastiche vengono cancellate, smembrate e riassemblate secondo opportunità gestionali e finanziarie: in cinque anni ne sono state eliminate circa duemila.
Non scompaiono solo i docenti, ma anche il personale tecnico e amministrativo conta quasi 44mila posti in meno! Una razionalizzazione delle risorse? Un taglio di rami secchi? Uno snellimento del gigantismo burocratico che caratterizza il nostro paese? Ai posteri l'ardua sentenza, se ce ne saranno e se potranno fare un bilancio di questi scempi!

Chi sta sul fronte della scuola non può giustamente aspettare che la classe dirigente del paese si decida ad intervenire (anche se gli interventi che essa ha condotto negli ultimi venti anni hanno introdotto quasi esclusivamente peggioramenti, smantellamenti, riduzione di investimenti, tagli, depotenziamenti e, nel migliore dei casi, semplice indifferenza!) e deve darsi da fare, in prima persona con tutte le sue energie, ma non è nemmeno pensabile che una democrazia matura, in un paese che si considera avanzato, abbia un mondo della formazione delle sue nuove generazioni che funzioni solo e in quanto qualcuno dei suoi addetti ai lavori è in gamba, ha passione e si rimbocca le maniche!
Mi auguro che quando saremo in linea, la componente politica sia riuscita almeno ad organizzare un governo.

Roberto Sabatini
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