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n.4 giugno 2010
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Articolo 'La scuola ai tempi della crisi... >>>
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La scuola ai tempi della crisi
... taglia il tempo pieno!
di Presutti Serenella - Emergenza scuola
Gabriel Garcia Marquez
Gabriel Garcia Marquez
Sono sicura che i lettori della nostra rivista perdoneranno la "licenza" poetica e la metafora che mi sto permettendo di fare, riordinando pensieri e riflessioni sul prossimo futuro della nostra Scuola.

Gabriel Garcia Marquez, lo scrittore premio nobel colombiano, autore di Cent'anni di solitudine,scrisse nel 1985 "L'amore ai tempi del colera", un romanzo che racconta una struggente passione più che una storia d'amore:un uomo e una donna si innamorano in gioventù, ma gli eventi della vita li dividono; la donna sposa un uomo importante della sua città, l'uomo incontra altri innumerevoli amori. Nascono figli; pestilenze e guerre attraversano le loro vite, finchè dopo 51 anni, 9 mesi e 4 giorni i due coronano il loro sogno d'amore.


La forza dell'amore? La potenza della pazienza e della perseveranza? L'incrollabile ragione della passione?...non saprei dire, ma Marquez ci consegna bellissime pagine che con il linguaggio poetico e letterario testimoniano tutto questo e qualcosa di più.

In queste ultime settimane di scuola, tra Organici ridimensionati, Tempi-Scuola incerti e Risorse finanziarie allo stremo, spesso ho dovuto affrontare diversi uditori in una cornice comunicativa quasi monocorde che continuamente mi ha riportato al romanzo di Marquez...la Scuola ai tempi della crisi...come sarà? Come potrà essere?

Già, la Scuola ai tempi della crisi...Non mi sembra interessante sottolineare i numeri dei dati emersi; molti di voi li conoscono bene o li potranno reperire facilmente. Non mi soffermo neanche sulle ipotesi degli scenari apocalittici delineati in ambito sindacale e dalle varie Associazioni professionali; molti li condivido personalmente e mi riempiono di preoccupazione.

A togliermi il sonno è però ben altro...

Siamo tutti molto preoccupati -giustamente- per il taglio netto delle risorse, soprattutto umane, che stiamo subendo; siamo altrettanto preoccupati -giustamente e legittimamente- per il taglio scellerato alle risorse finanziarie.
I nostri pensieri guardano alle difficoltà, in molti casi all'impossibilità soprattutto di mantenere il modello conosciuto, sperimentato positivamente e consolidato del Tempo pieno, le 40h di scuola con gli orari di compresenza utilizzati per
* l'attuazione del curriculo e dell'ampliamento,
* per la scuola dell'integrazione e dell'inclusione,
* per la scuola di tutti e di ciascuno.


Le persone (Docenti, Genitori, addetti e non addetti ai lavori) che come me hanno trascorso attivamente "la grande stagione delle riforme" , della Scuola tra gli anni '70 e '80 esprimono le maggiori preoccupazioni per quello che è stato riconosciuto un modello pedagogico "vincente", con risultati altamente positivi e addirittura invidiato dalla Comunità Internazionale. Vero, verissimo e sacrosanto, a tal punto da essere riproposto, invariato e senza alternative, fino ad oggi. La scuola italiana ha poi vissuto altre "gloriose" stagioni, tra cui importantissima l'introduzione dell'Autonomia scolastica, funzionale e didattica; niente è però stato eguagliabile e duraturo, incisivo e riproducibile, come il modello "Tempo pieno".

Una riflessione utile da fare (e con un profondo significato) credo: l'assoluta corrispondenza tra bisogni formativi e bisogni sociali, tra sviluppo economico e trasformazioni di un'Italia che da essenzialmente rurale e provinciale diventava industrializzata e urbanizzata.
Un salto lungo in avanti che richiedeva la capacità di dare un'istruzione di base per tutti, a garanzia della crescita democratica e dello sviluppo economico e socia
immigrati italiani
immigrati italiani
le del Paese, che ancora faticava per scrollarsi di dosso un'immagine con profonde differenze Nord-Sud e che, di fatto, registrava flussi di migrazione consistente verso il Nord Europeo, ricco ed evoluto; basti pensare, per esempio, che la Collettività italiana in Germania aumenta la sua consistenza da 400.000 presenze alla fine degli anni sessanta a 650.000 nel 1972, per poi assestarsi intorno a 600 mila nel 1975.

Da allora l'Italia è cambiata, profondamente, come l'Europa e come il resto del Pianeta... cambiamenti repentini, quasi violenti, un salto logico che ha richiesto una posta in gioco sempre più al rialzo. E ora?
Ora in gioco sembra essere non solo lo sviluppo socio economico del Paese, ma la sopravvivenza di elementi di una realtà non facilmente decifrabile, verso un futuro sempre più difficile da immaginare.
In questa complessità, ben delineata dai documenti Europei nel passaggio di millennio, come i "Libri bianchi" e le "Risoluzioni di Lisbona 2000", in ambito nazionale non è emerso nulla che somigliasse ad una seria analisi dei reali bisogni di un "Paese reale". La mia convinzione, avvalorata dall'esperienza personale e professionale, è che si sia perso un tempo prezioso in questo primo decennio, quando sarebbe stato utile e strategico per la crescita socio-economica puntare sulla forza delle nuove generazioni, sulla loro formazione per l'acquisizione di competenze irrinunciabili per una Società moderna al pari passo delle altre.

Tutto ciò sarebbe stato importante, in un momento storico dove tutta l'Europa e il mondo si trova a tirare le somme e fare i conti con la Sostenibilità del futuro prossimo.

Non è difficile provare quella impressione terribile di stare a "buttare il bambino con l'acqua sporca": invece di reinventare il modello italian
...buttare il bambino con l'acqua sporca...
...buttare il bambino con l'acqua sporca...
o del tempo pieno, magari attualizzandolo in vista di una sua possibile sostenibilità, si producono Riforme che non fanno emergere le nostre "buone prassi", ma che puntano ad un risparmio immediato che rischia di desertificare tutte le nostre buone risorse, non valutando cosa valga la pena o meno di preservare e a cosa invece rinunciare.

"La scuola al tempo della crisi" -qui da noi- credo possa riflettere in pieno la metafora del romanzo di Marquez! Si reggerà sulla passione, professionale e civile, dei moltissimi Docenti, Collaboratori, Dirigenti e Genitori consapevoli che ad essere in gioco sono i nostri bambini, i nostri ragazzi, il futuro del Paese insomma e non una posta ordinaria di un gioco momentaneo.
Stringeranno i denti e andranno avanti, sempre più drammaticamente da soli, abbandonati dalla Politica, dall'Impresa e da tutti coloro che non hanno mai guardato alla Scuola come ad un investimento irrinunciabile e prioritario, ma che, però, non hanno mai perso occasione per rivestire il ruolo di grandi accusatori, verso i Docenti (impreparati, non motivati e inadeguati), verso il personale Ata (assenteista e parassita) e gli Studenti stessi (incapaci e bamboccioni).
Grazie a loro, la Scuola Pubblica Italiana andrà miracolosamente avanti.
Continueranno ad essere così "bravi" che i più continueranno a non accorgersi di cosa sia accaduto e continua ad accadere: mille strategie per fare Scuola "di qualità", rocamboleschi volteggi per non andare a fondo...e dopo 51 anni, 9 mesi e 4 giorni qualcuno gliene darà merito, forse alla memoria...

Buona fine di anno scolastico e meritato riposo a tutti coloro che rendono "possibile" la scuola possibile!

Serenella Presutti, psicopedagogista, Dirigente scolastico 143° Circolo didattico "Spinaceto" di Roma
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