Scrivo di maestre, di soggettività femminili che - fra delusioni, speranze, desideri e incertezze - riescono a mettere in atto una progettualità segnata dalla relazione guadagnando così un plus di essere, una carica vitale, un crearsi di uno spazio altro.
In un momento d'inquietudine in cui sembra impossibile mettere in relazione mondi sempre più incapaci di parlarsi e di confrontarsi (governo e scuola, politica e educazione, burocrazia e vita), come sospese, a disagio nel ritmo usuale del quotidiano scolastico, amiche-colleghe, non intime, s'incontrano con l'alterità attraversando ciò che accade, con paure e pregiudizi, ma anche con curiosità e disponibilità, e ne escono meno sole, più capaci di affrontare passioni e incontri non scontati. A volte tutto si esaurisce in quell'incontro, altre volte si mette in moto qualcosa che ha bisogno di maturare.
E si discute... Progetto e Soggetto sono i due termini che ricorrono, pensiamo e
ripensiamo in profondità al senso comune sull'educazione e la scuola: le aspettative, il piacere delle scoperte, le apprensioni, la voglia di fermarsi, l'eccitazione del proseguire, la fatica, la caduta degli entusiasmi, la necessità di non lasciarsi andare, la nostalgia di terre lasciate, i dubbi su quelle non ancora trovate: emozioni con mille sfumature in un viaggio costellato di imprevisti, sorprese, gratificazioni, spaventi.
Così i nostri racconti non sono mai lineari e sistematici, parlano di invenzioni di pratiche didattiche appassionate nell'indirizzare nuove vite che si affacciano al mondo, di "viaggi" in cui chi ascolta immagina le cose che vi possono accadere e intuisce i tanti modi di procedere e di concludere.
Non arriviamo mai a pensare un'unica versione del viaggio educativo come fosse un itinerario organizzato e collaudato che si realizza secondo un modulo costante; non riusciamo a pensare una scuola trasmissiva, con compiti di "infarinatura", perché per così dire i bambini sono già "infarinati"; la loro necessità maggiore non è quella di "ricevere", ma quella di rielaborare, di trovare un filo ordinatore, di individuare modalità di archiviazione, di sviluppare schemi di elaborazione delle informazioni non spontaneamente acquisibili, ma che richiedono invece l'intervento di un adulto competente che ne inneschi il processo di acquisizione.
Si attivano visioni, energie che ci mettono le ali ai piedi, che creano passioni condivise per pensare all'altezza dei nostri tempi.
Prendendoci dei momenti di stasi, in cui la velocità si arresta per un attimo, proviamo ad analizzare il presente, consapevoli della difficoltà di interagire con esso, di comprenderlo; e in fondo speriamo nel cambiamento per gratuità, per generosità, ci disponiamo a sperare e ad attivarci contro il letargo generalizzato; e la speranza dipende da un'etica del divenire sostenibile del tutto priva di avidità, per sfizio, per amore di mondo.
Per questo il passaggio di conoscenza tra donne è interessante: non perchè il metodo di apprendimento sia sostanzialmente differente, quanto per la complicità che si crea nel rapporto e per i risvolti sociali che il contatto tra donne genera.
Francesca De Marino Docente 164° Circolo Didattico "E.Chiovini" - Roma
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