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n.41 marzo 2014
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Articolo 'La scuola che vorrei'  >>>
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La scuola che vorrei
Rilessioni sulla figura del docente oggi
di Agolino Simona Loretta - Orizzonte scuola
C'era una volta la scuola,
la scuola dove si respirava aria di conoscenza e quella dove regnava la libertà d'insegnamento, il docente era una persona stimata e anche rispettata.
Oggi rimane solo il rimpianto di una scuola che sembra non esistere più, una Scuola a cui si deve riconoscere il merito di aver dato un notevole contributo allo sviluppo culturale e sociale all'Italia. La situazione è completamente cambiata: l'insegnamento è poco considerato, anzi si colpevolizza il sistema scolastico italiano per non riuscire a formare i propri studenti.
La figura del docente viene percepita, da chi sta fuori dalla scuola, come una figura marginale, malpagata e non rilevante nel contesto sociale, spesso al banco degli imputati e in continuo processo davanti a genitori e dirigenti scolastici, anche loro spesso ritenuti inadeguati nella gestione delle diverse situazioni quotidiane.
Ritengo invece urgente riconsegnare alla classe docente la dignità sociale perduta, valorizzando la professione anche con una retribuzione più consona al ruolo rivestito nella formazione delle persone.

Contemporaneamente sarebbe tuttavia indispensabile avere il coraggio di distinguere tra chi sa fare e chi no, tra chi si impegna e chi no, tra chi ha professionalità e chi no. Come è noto a tutti nelle singole comunità scolastiche, la realtà dello staff docenti è variegato: accanto alla maggior parte dei bravi insegnanti - che sono anche ottimi comunicatori, persone con una motivazione profonda, veri e propri leader carismatici in grado di catalizzare l'attenzione dei propri alunni anche per ore-, abbiamo insegnanti in difficoltà che non padroneggiano la didattica e nemmeno riescono a gestire una classe, ma per fortuna sono una piccola minoranza, e alcuni non sono recuperabili nemmeno con corsi di formazione, forse hanno solo sbagliato mestiere!

In questi anni, da insegnate precaria, ne ho visti di colleghi che non sapevano gestire le classi o di gente che veniva a lavorare solo per fare punteggio, oppure, con la fatica del viaggiare, per raggiungere il posto di lavoro, l'attenzione principale era pista all'orario per non perdere il treno!
Quello che mi scoccia è il fatto che a causa di una sparuta minoranza di docenti, che non hanno le particolari e peculiari capacità per fare gli insegnanti, si colpiscono tutti, nei principi costituzionali della libertà d'insegnamento, nel principio della valorizzazione professionale, rischiando di compromettere e debilitare le forze sane esistenti nella scuola pubblica.
Credo profondamente che l'insofferenza che viviamo nel mondo della scuola non sia la crisi dell'insegnamento bensì la crisi della vita".

Sono sempre più convinta che l'amarezza che provo sia condivisa da molti miei colleghi, che come me ogni giorno vanno a scuola sperando che qualcosa cambi anche solo partendo dal riconoscimento e dal rispetto delle famiglie, con un rispetto di ruoli che secondo me oggi, nella nostra società, si è perso. A volte si confondono ruoli e funzioni anche interne (per esempio, con coloro che debbono coadiuvare il lavoro l'assistenza degli alunni) generando confusione sia negli alunni che negli adulti.
Allora mi chiedo cosa posso fare io per far sì che il ruolo di docente che rivesto, e di cui sono orgogliosa, possa continuare ad avere un'importanza educativa e sociale. Prima di tutto continuo ad insegnare quei valori educativi che trovo ancora nei miei ex alunni, e cerco incessantemente di accendere la luminosità degli sguardi dei ragazzi: li vedi quando, all'improvviso, riescono a far brillare dentro di loro la luce della fantasia e dell'immaginazione, e farla propria, scoprendo le bellezze nascoste dietro le fatiche dello studio.
Accendere quante più luminosità possibili è il lavoro del docente. Queste luci nei cuori e queste finestre nei cervelli non sono visibili a tutti, ma solo a coloro che hanno piena fiducia nella scuola e nel docente. Come ogni giorno cerco di svolgere il mio lavoro seriamente e con molta attenzione verso il materiale umano che ho di fronte, insegnando ai miei cuccioli ad essere pronti per la vita.
Ecco la scuola che vorrei, una scuola non solo dei principi educativi ma che dia a tutti veramente l'opportunità di crescere.

Filastrocca delle maestre di Bruno Tognolini

Maestra, insegnami il fiore ed il frutto
- Col tempo, ti insegnerò tutto
Insegnami fino al profondo dei mari
- Ti insegno fin dove tu impari
...Insegnami il cielo, più su che si può
- Ti insegno fin dove io so
E dove non sai? - Da lì andiamo insieme
Maestra e scolaro, un albero e un seme
Insegno ed imparo, insieme perché
Io insegno se imparo con te.



Simona Loretta Agolino, Giurista, Docente presso la scuola"2 Ottobre 1870", I.C.Piazza Borgoncini Duca, Roma.
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