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Numero: 1 -settembre 2009- Anno III   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 25 Settembre 2018

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La scuola come "ascensore sociale"
Come mai non si sale?
di Rosci Manuela - Editoriali
Mentre a fine agosto rientravo dalla vacanza in Sardegna - e per tutti gli impegni fin qui affrontati con la ripresa di settembre, sembra una realtà lontanissima!- mi sono imbattuta in un articolo sul Messaggero del 27 agosto (è l'unico giornale che riporta la cronaca di Roma!) dal titolo "Capitale umano e istruzione. Il mancato premio al merito penalizza anche i più deboli" di Luca Cifoni e mi ha così colpito che ho tenuto il ritaglio del giornale. L'articolo apre con l'affermazione che "studiare in Italia non conviene" e prosegue riprendendo alcune affermazioni che il governatore Draghi ha lanciato al meeting di Cl a Rimini a proposito della scuola e del voto "che non riesce a segnare il merito degli studenti in termini di talento, motivazione, applicazione..." e, continua l'autore dell'articolo "il mancato premio al merito -secondo il governatore- non è solo un problema per i meritevoli, ma anche per i "mano capaci" che non possono beneficiare di un miglioramento complessivo del sistema. Si crea insomma un meccanismo perverso che spinge tutti verso il basso .... L'abbandono scolastico è più forte per chi proviene da famiglie con basso livello di scolarità: dunque la scuola fallisce nel suo ruolo di "ascensore sociale".

Ebbene, questa definizione della scuola come "ascensore sociale" rappresenta visivamente l'idea di un movimento verso l'alto, che sale, ma sappiamo anche che l'ascensore "scende" o si blocca al piano! Questa immagine di una scuola che può "far salire" ma che non ce la fa e "fallisce" è dura da digerire perché sembra mettere a nudo il sistema scolastico e il gioco che si dovrebbe compiere: la scuola dovrebbe far salire, promuovere ad altro livello, attivare un cambiamento che è poi il vero indicatore di un nuovo apprendimento. Ma sembra non farcela.

Oggi ho incontrato una ragazza che mi ha detto subito: "Sono tre volte che ripeto la seconda media!" e mi ha trasmesso il suo senso di inadeguatezza, di insuccesso, di fallimento ... e poi "Io però voglio prendermi la terza media!". Le ho detto che anche grandi personaggi hanno fallito a volte a scuola e che poi sono diventati "grandi" nella vita e sebbene uno possa appunto fallire, è sempre possibile cambiare rotta e trovare il modo di riuscire. La ragazza mi ha ascoltato ma io so che già domani non crederà sul serio di farcela e quando non credi di poter raggiungere l'obiettivo ... la motivazione svanisce e pure le azioni necessarie: non si viene più a scuola, non si studia, si regalano parolacce a tutti e ...il sistema scolastico ti "legge" come inadeguato e ... ci si convince sempre più di non farcela, di "non valere"...L'etichetta di "incapace" ti accompagna e hai due possibilità: o aggredisci o ti chiudi e ti deprimi. Anche chi aggredisce, a parole e fatti, spesso dentro si sente depresso, vuoto, nulla!

Lo sguardo di Elena, di Luca, di Sara è quello di chi altro non sa fare, altro modo di agire non conosce. E come dice bene il governatore Draghi "L'abbandono scolastico è più forte per chi proviene da famiglie con basso livello di scolarità: dunque la scuola fallisce nel suo ruolo di "ascensore sociale". Sono proprio le condizioni di "povertà" familiare - non intesa solo o esclusivamente come deficit economico, ma come povertà affettiva, come carenza di strategie di soluzione dei problemi, come assenza di rinforzo positivo- a essere spesso determinate da un basso livello di scolarità che porta con sé anche una bassa aspettativa nei confronti dei figli e di quello che possono raggiungere. La conseguenza è che i ragazzi non respirano aria di possibilità, di cambiamento ma spesso la rinuncia, il "tanto farà l'idraulico come il padre" è l'atteggiamento mentale che li contraddistingue e il mondo colorato -e non necessariamente acculturato che la televisione propone- è più vicino alle possibilità che uno sente di possedere, è anche meno "faticoso" forse da raggiungere e poi ... permette di sognare anche a chi sente di non valere.

E la scuola? E i docenti? Possono tanto oppure molto poco a seconda del punto di vista di chi agisce. Forse dovremmo sempre ricordare quanto un docente può "influenzare" la vita di uno studente -nel bene e nel male- e ricordare che la potenza e l'energia alla scuola, per diventare "ascensore sociale", la diamo noi, le persone che ci vivono "dentro", i docenti e quanto riescono ad attivare per "rompere lo schema" di chi si sente sfigato e da sfigato arrabbiato poi agisce!

Con queste considerazioni di inizio anno, questo numero della rivista raccoglie proposte stimolanti per fare scuola ma pone anche al centro la persona docente con il suggerimento, raccomandato tra le righe dai diversi autori, di prendersi cura di se stessi , regalandosi una agenda particolare oppure un corso perché "tutto ciò sarà quella spinta in più che aiuta a rinnovarsi, a rivedersi, a migliorarsi, perché solo migliorando noi stessi, possiamo offrire il meglio ai nostri alunni" come afferma Cristina Ansuini nel suo articolo.

A proposito: io mi sono regalato il corso con Anthony Robbins e mentre questa rivista esce sono in aula a fare un pieno di energia. Ne sento il bisogno, per me e per chi mi è accanto.

Vi farò sapere come è andata!

Buon anno scolastico
Manuela Rosci
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