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n. 27 novembre 2012
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La scuola come luogo di promozione culturale
Si può, basta volerlo
di Gori Francesco - Orizzonte scuola
La scuola, nella sua configurazione attuale, appare "un falasterio sociale con il compito di contenere i ragazzi e di far passare loro il tempo della crescita, possibilmente senza danni"(Giancarlo Cerini ).

I locali che li accolgono sono incolori, non di rado inadeguati, sovente fatiscenti.
Le ore trascorrono sempre alla stessa maniera, scandite dalle spiegazioni, dai compiti, dalle interrogazioni.
I saperi non sono conquistati, sono trasmessi secondo modalità ripetitive e demotivanti, eccezionalmente le conoscenze incontrano, interagiscono ed intrecciano le esigenze esistenziali e i mondi vitali degli allievi, per lo più ignorati nelle loro peculiari individualità e come portatori di culture e valori propri.
La postura dominante è lo stare seduti, in apparente posizione di ascolto, l'iniziativa e l'assunzione di responsabilità sono disattese e rimosse.

Gli esiti di un fare scuola così sommariamente richiamato sono i modesti livelli cognitivi e formativi, l'incerto possesso delle competenze comunicative, espressive e logiche, l'assuefazione alla passività, la flebile disponibilità a sopportare la fatica, le tensioni e i rischi impliciti nel mettersi in gioco e, quel che è ancor più grave, una dispersione preoccupante ed in costante crescita.
Senza dubbio il quadro disegnato conosce eccezioni ma non si discosta troppo dalla generalità dei casi.
Ma questa condizione della scuola è una condanna non emendabile o è passibile di correzione?
E la scuola da falasterio sociale può assurgere a luogo di promozione e di produzione culturale in grado di coltivare il capitale umano e formare il capitale sociale, l'uno e l'altro indispensabili a far uscire il paese dal declino in cui è precipitato?

La letteratura pedagogica e psicologica, le risultanze degli studi epistemologici e delle neuroscienze, le buone pratiche didattiche mettono a disposizione uno spettro di suggerimenti e di indicazioni idonei ad agevolare l'avvio di un processo di innovazione conformi alle esigenze di un contesto socio economico e culturale in rapidissima trasformazione.
L'economia dell'articolo mi costringe alla sintesi, pertanto mi limiterò ad indicare gli elementi di base il cui rispetto può concorrere ad attivare innovazioni non più rinviabili.
Gli allievi/e e le loro culture, i loro saperi, le loro competenze e le loro aspettative devono essere riconosciuti e costituire gli enzimi cui attingere per definire il progetto culturale.
Il docente (o meglio, i docenti, perché l'innovazione può realizzarsi solo a condizione che si agevoli e si affermi all'interno della scuola l'abito al lavoro collegiale, interattivo e collaborativo) dovrà spogliarsi del ruolo di "insegnante" e assumere quello dell' "agevolatore dell'apprendimento".
La funzione prioritaria a lui demandata non è più la docenza-insegnativa ma la cura della relazione con gli allievi e della relazione degli allievi fra loro.
Solo la relazione non formale, rispettosa dei ruoli e delle responsabilità ma aperta ed empatica può costituire la condizione per liberare le energie e le potenzialità latenti degli allievi e del docente stesso e far diventare la classe una comunità di apprendimento in cui ci si sperimenta, si diventa competenti insieme, in un gruppo positivo orientato a prodotti culturali che rendono protagonisti e visibili gli adolescenti e riflettono conoscenze che servono nei contesti di vita reale.
Le discipline, delle quali si auspica il superamento perché un'autentica crescita culturale non tollera comportamenti stagni ed astruse separatezze, non dovranno costituire il punto di partenza del processo formativo.
Il discente e il suo mondo vitale, le sue emozioni e le sue esigenze esistenziali, costituiranno il terreno da fecondare con il ricorso mirato di alto livello dei saperi disciplinari selezionati e declinati in modo da garantire all'adolescente in formazione l'acquisizione degli strumenti culturali e relazionali da utilizzare nei contesti di vita reale.

L'istituzione formativa così disegnata è un'utopia, una fuga dalla realtà?

Il mondo della scuola, sebbene svilito e depauperato di risorse, è ricco di energie, di competenze, di passione e di entusiasmo, isteriliti perché dispersi ed atomizzati.
Raccordarli, connetterli costruendo sinergie, si può. Basta volerlo.

Le mie riflessioni peccano di ottimismo, sono velleitarie, riflettono una visione soggettiva ignara della realtà effettuale della realtà?
Come che sia, le propongo all'attenzione del lettore con l'augurio che suscitino interrogativi e ripensamenti e avviino un confronto proficuo.

PS: Altri punti richiedono di essere esaminati per conferire organicità e sistematicità all'ipotesi di scuola delineata: il ruolo del Dirigente Scolastico, il modello organizzativo, la valutazione della scuola, l'aggiornamento in situazione, il tempo scuola (il tempo della progettualità, della elaborazione, del confronto, della collaborazione..), l'autonomia praticata e non solo declamata, il governo della scuola e il ruolo degli Organi Collegiali.

Francesco Gori, docente
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