Torna nella homepage
 
n.65 settembre 2016
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:19 Ottobre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La scuola delle competenze'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
La scuola delle competenze
Un approccio nuovo per promuovere il cambiamento
di Parisi Roberta - Organizzazione Scolastica
La prima volta che mi parlarono di competenze le mie rassicuranti certezze subirono un bello scossone, al contempo il desiderio di rinnovamento trovò ampio respiro: mi veniva data la possibilità di riconsiderare tutto il mio bagaglio di esperienze da una nuova prospettiva. Ripresi alcuni appunti fissati durante la rilettura delle Indicazioni Nazionali del curricolo del 2012 nei quali si fa riferimento all'apprendimento scolastico come ad una delle tante esperienze di formazione dei bambini: la scuola non ha più il monopolio delle informazioni; dare un senso alla varietà delle esperienze per ridurre la frammentazione ed il carattere episodico degli apprendimenti.
Tra le competenze chiave, mi soffermai a riconsiderare in particolar modo "Imparare ad imparare", forse la più trasversale di tutte. "C'è da rimaner disorientati", pensai, dal momento che per ogni gruppo classe o meglio per ogni alunno ci sono molteplici condizioni possibili.
Da dove partire al fine di non limitare le possibilità latenti? Come inserire la "rete della vita" all'interno delle quattro pareti dell'aula?

Sicuramente il corso sulle competenze condotto nel mio Istituto da Emanuela Rosci e da Maurizio Scarabotti ha dato organicità ed un senso alla pluralità di informazioni che via via in questi anni stavo accumulando, rispondendo positivamente all'esigenza di una visione teorica unitaria. Durante gli incontri, tutti operativi (con tanto di compiti a casa!!), i nostri formatori hanno sempre fatto riferimento al fatto che "...non esiste una competenza che non sia competenza in atto". Pertanto il concetto di attività, nella didattica per competenze, assume un ruolo centrale: l'insegnante è invitato a ponderare con attenzione le attività da proporre che, per essere significative, vanno sempre ancorate al vissuto esperienziale, psicologico ed ambientale degli alunni.
Secondo me, sono proprio le attività ben calibrate ad innescare quei processi mentali alla base di ogni cambiamento e quindi dell'apprendimento. Già le indicazioni per il curricolo raccomandavano ai docenti di realizzare progetti educativi e didattici partendo dalla persona concreta. Ecco allora la "scatola aula" schiudersi per trasformarsi in un ambiente di apprendimento dove si supera l'artificiosità della divisione tra discipline consentendo ai bambini di sperimentare la trasversalità, le connessioni tra saperi, i collegamenti tra conoscenze di diversa natura, di vivere in prima persona esperienze autentiche in relazione con gli altri e con l'ambiente. Senza tralasciare obiettivi, contenuti e conoscenze che, finalizzati alle competenze, debbono per forza di cose diventare dinamici, significativi, davvero fruibili.
Schoenfeld parla della competenza come "di una mobilitazione dei propri saperi". Pertanto, addentrandomi nella didattica per competenze, ho focalizzato la mia attenzione oltre che sulle attività, sui processi che concorrono al cambiamento. Ideando il lavoro da svolgere, io e le mie colleghe ci siamo preoccupate di fornire al gruppo classe tutti quegli stimoli, quelle informazioni, quei materiali (posso definire questo insieme come un archivio simulato) che potessero attivare competenze trasversali quali la curiosità, l'immaginazione, il senso di responsabilità, la capacità di valutare e di pianificare in forma il più possibile autonoma il lavoro, il desiderio di partecipare attivamente alla ricerca di dati e soluzioni, il coraggio di esprimere la propria opinione.
L'aula della 5 E così è diventata un laboratorio, una palestra dove noi insegnanti, piuttosto che fornire risposte, insieme agli alunni "inventavamo" domande, ci allenavamo ad individuare possibili relazioni di causa-effetto. Le regole dovevano essere scoperte ed al termine di molti esercizi i ragazzi venivano invitati ad esprimere osservazioni e considerazioni conclusive sull'attività svolta e su come si era giunti a quella soluzione. Dalle osservazioni specifiche si arrivava a delle generalizzazioni. Spesso è capitato che, discutendo di un argomento specifico, i bambini lo associassero a conoscenze pregresse relative ad altri ambiti disciplinari: in modo naturale si stavano avviando verso una visione poliedrica della conoscenza il cui effetto è pungolare la loro innata voglia di scoperta dando il via a nuove connessioni e curiosità che vanno soddisfatte attraverso la ricerca sia nell'ambiente scolastico che extrascolastico.

Noi insegnanti dobbiamo fornire gli strumenti affinché i nostri studenti possano orientarsi ed agire nel marasma delle informazioni in cui sono immersi. Durante lo svolgersi del corso ho assorbito la sensazione che tutto è in divenire, nulla è cristallizzato ed immodificabile, basta voler vedere. Ciò che si richiede è di "stare pronti" per riuscire a cogliere soluzioni, cambiamenti, per compiere ristrutturazioni del campo cognitivo. Per realizzare ciò è importante saper creare un ambiente di apprendimento ricco di stimoli e dettagli. Perché i dettagli? Perché il cambiamento secondo me va conquistato! Prendendo in prestito le parole dal libro "Gli uccelli" di Germano Zurlo "... il dettaglio non è fatto per essere notato ma per essere scoperto" facendo leva sulla curiosità, sulle piccole intuizioni e conseguentemente sulla ricerca, rendendo sempre consapevoli gli alunni del percorso intrapreso, delle scelte effettuate attraverso la compilazione di griglie di autovalutazione. Nel lavoro progettato durante il corso e realizzato non solo con gli alunni della mia classe ma anche con quelli della classe parallela (fortunatamente siamo delle insegnanti molto affiatate e facilmente entusiasmabili), abbiamo utilizzato un'autobiografia cognitiva le cui richieste costituivano una sorta di fabula che guidava ragazzi ad esprimere considerazioni e pareri, sull'esperienza didattica vissuta, in forma narrativa.

-Che cosa abbiamo fatto
-Cosa mi è piaciuto
-In cosa ho trovato difficoltà
-Cosa vorrei capire o fare meglio
-Cose che ho imparato da questo lavoro
-Cose che già sapevo ma che ora so meglio
-Il mio voto all'esperienza

Molto importante si è rivelato il momento del confronto tra pari, attraverso il quale si prendevano in considerazione punti di vista differenti e si veniva a conoscenza di modalità operative e strategie diversificate per poter portare a termine lo stesso compito. L'abitudine a porsi in relazione con gli altri, aiuta l'alunno ad essere più consapevole di sé.
Discutere sul lavoro svolto, confrontarsi durante le attività di Cooperative Learning hanno avviato i nostri alunni ad adottare stili di elaborazione delle informazioni e strategie di apprendimento sempre più personali anche perché ogni scelta doveva essere motivata e spiegata agli altri.
Nel progettare l'itinerario didattico, valutando come e quando presentare gli input, mi sono accorta che noi insegnanti anticipavamo il procedere dei nostri alunni. Sperimentando noi stesse in fase progettuale le attività, che successivamente avrebbero svolto i bambini in fase operativa, si è realizzata una sorta di empatia cognitiva-emotiva grazie alla quale, in un certo senso, potevamo identificare alcune delle nostre strategie metacognitive con i vari tentativi che gli alunni potenzialmente avrebbero potuto mettere in campo nell'ambiente di apprendimento predisposto per loro. Questo è un aspetto molto interessante della didattica per competenze, che ci permette di sostenere con maggior condivisione i nostri alunni nel complesso processo di apprendimento.

Concludendo penso che l'approccio alla didattica per competenze offra un ampio raggio di azione, grande libertà di scelta, favorisca l'ingresso in campo di una pluralità di processi (cognitivi, extracognitivi, metacognitivi), concretizzi contesti dove si intrecciano molte variabili e punti di vista. Proprio questa complessità mette alla prova le nostre capacità creative, organizzative e di pianificazione. Ci impone di divenire sempre più abili nel selezionare mezzi, strumenti e proposte; sempre più competenti nel dare un ordine ad attività secondo noi indispensabili per raggiungere un certo traguardo; ci induce a fissare dei tempi da rispettare per ogni fase di lavoro ed a mettere in relazione le discipline con il contesto di realtà. Ma, pensandoci bene, tutto ciò che già esiste nel nostro bagaglio di conoscenze, esperienze, competenze è pronto per affrontare questa corroborante sfida.

"La logica vi porterà da A a B.
L'immaginazione vi porterà dappertutto"
Albert Einstein

Roberta Parisi, docente IC Riano - Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional