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n.35 settembre 2013
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La scuola è aperta a tutti
Spunti di riflessione per pianificare l'inclusione a scuola
di Infantino Aminta Patrizia - Orizzonte scuola
I recenti atti normativi sui ragazzi con bisogni educativi speciali (circolare ministeriale n.6 dell'8 marzo 2013) offrono un ulteriore spunto per riflettere sui profili delle professionalità che ruotano all'interno della classe stessa: insegnante curriculare, insegnante specializzato nel sostegno, educatore, assistente educativo comunale. Figure che dovrebbero lavorare in team ma non sempre compiti, ruoli e competenze si mostrano chiari e può accadere che le figure, varcando i confini l'una dell'altra, pecchino di competizione, disarmonia e incomprensione a discapito della complicità e del desiderio di riuscire in un lavoro di squadra, con conseguente delusione delle aspettative create l'uno nei confronti dell'altro.

Oggi la tendenza è quella di rendere sempre più esperti i docenti curriculari fornendo loro competenze più qualificate per far fronte alla presenza di alunni con necessità singolari (BES), dall'altra al docente di sostegno si richiede una maggiore e qualificata formazione professionale sullo specifico. La compresenza in team inoltre necessita di programmazione, che risulta scorrevole e scadenzata nella scuola primaria, ma nella scuola secondaria, a causa della diversa organizzazione, capita che avvenga nei corridoi, tra un caffè e un respiro al cambio d'ora, o affidandosi all'ora di buco.
La mutua formazione e la professionalità del team dovrebbe consentire di lavorare sulla materia, sulla didattica, sull'integrazione nel gruppo e sul sostegno intervenendo sia a sostegno degli ragazzi in situazioni di criticità (disagio relazionale, affettivo, sociale, per disgregazione del nucleo familiare ecc...); sia a sostegno dei ruoli genitoriali nelle fase di maggiore criticità dei figli rafforzando l'alleanza educativa scuola-famiglia; sia per prevenire la dispersione scolastica attraverso percorsi di orientamento scolastico.

E la metodologia? l'insegnante specializzato sul sostegno sa bene che una metodologia attiva va a toccare il cuore ancor prima della testa e che un cuore aperto predispone alla curiosità, ingrediente numero uno della motivazione intrinseca.
La scuola tutt'oggi, centrata sulla lezione frontale, lascia ancora poco spazio alla didattica attiva centrata sull'alunno considerandola spesso tempo sottratto all'acquisizione della disciplina (es: cooperative learning?!Non si può, ho solo quattro ore di matematica!). Difficile compattarsi in team se ognuno resta sulle sue posizioni!
L'insegnante di sostegno spesso viene caricato di aspettative dal docente curriculare che 'pretende' che l'alunno sia maggiormente al passo con gli obiettivi disciplinari piuttosto che con quelli trasversali e, tra il valore e l'autostima del ragazzo ... prevale il valore e la stima della materia. Certo, occorre salvaguardare tutto mantenendo "sempre" l'attenzione sul bisogno educativo speciale del ragazzo in attinenza al proprio ruolo e alla propria competenza.

La scuola inclusiva si pone, per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali, l'obiettivo di assicurare una compartecipazione alla vita scolastica provvedendo anche al migliore sviluppo possibile delle competenze individuali. Ma la vera sfida che ci viene richiesta oggi come educatori è estendere questi obiettivi all'intera classe, indipendentemente dalle loro attitudini e dalle differenze individuali che li contraddistinguono. Il riconoscere l'importanza di saperci tutti inclusi (in famiglia, a scuola, nella società, nel mondo) mette l'accento sull'apprendimento cooperativo per coinvolgere il gruppo dei pari a cooperare anziché competere, per permettere la semplice appartenenza al gruppo classe che facilita l'inclusione di ognuno. La metodologia dell'apprendimento cooperativo, in modo semplice e immediato, raggiunge il maggior numero di individualità possibili compensando alcuni deficit specifici; facendo particolare attenzione all'immagine che rimandiamo, possiamo gestire l'esperienza facendo sentire i ragazzi adeguati o non adeguati.
L'inclusione oltre che progettuale è un atteggiamento che mira a tutelare tutti, soprattutto le diversità, e a sostenere e dare valore all'immagine di ognuno, facendo buon uso della comunicazione assertiva perché è la sola che facilita la relazione diretta tra l'insegnante e tutte le individualità del gruppo. Avere un atteggiamento inclusivo significa rimodulare la didattica al fine di far percepire e memorizzare ad ognuno il proprio valore, adeguatezza, accettazione, favorendo complicità ed evitando di coltivare in noi e negli altri ogni bisogno di giudizio, presa di posizione, prepotenza o bisogno di potere e prevaricazione.
Prendersi cura dei propri allievi significa incoraggiare l'ascolto, la percezione, la comprensione e la realizzazione di sé.

"È grave essere diversi?" "È grave sforzarsi di essere uguali: provoca nevrosi, psicosi, paranoie.(Paulo Coelho - Veronica decide di morire)
In pratica, come si apprende l'inclusione a scuola?
La vera inclusione si apprende a scuola insegnando ai ragazzi a essere inclusivi con se stessi e l'altro.
Per noi docenti di sostegno l'ora in cui si ha la classe senza copresenza diventa l'ora delle mille opportunità. Diventa il momento opportuno. Qualche collega ha il piacere di partecipare cooperando attivamente al percorso e allora si coglie l'opportunità di formare un team ma, molto spesso, nella scuola tutto ciò che non è frontale e nozionistico viene denigrato e gran parte dei docenti preferisce non togliere spazio alla disciplina per favorire la didattica sull'integrazione.

Per noi docenti di sostegno, specialisti della didattica speciale e integrativa, anche i dieci minuti che passano tra un'ora e l'altra possono diventare ...il 'momento magico' per fare sostegno e integrazione.




Patrizia Aminta Infantino, Counselor Olistico Pedagogico, Docente di Sostegno Scuola Superiore di primo grado "Cecco Angiolieri" - Roma
Autrice del libro Alunni Speciali. Apprendere l'inclusione a scuola. Ed La Meridiana 2012
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