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n. 26 ottobre 2012
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Articolo 'La scuola e i Nativi Digitali'... >>>
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La scuola e i Nativi Digitali
Riflessioni tra passato e futuro
di Agolino Simona Loretta - Orizzonte scuola
"Il Paese deve cominciare a riflettere, dobbiamo porci il problema di come colloquiare con gli studenti".

Con queste parole il Ministro dell'Istruzione Francesco Profumo ha aperto il suo intervento alla presentazione della ricerca del Censis "I nativi digitali", promossa dall'assessorato alla Cultura della Regione Calabria, uno spaccato sull'influenza delle tecnologie digitali sui ragazzi nati tra il '90 e il 2000, in relazione all'apprendimento.

"Noi docenti facciamo parte di un mondo unidirezionale, dove la scuola per noi era: docenti da un lato e discenti dall'altro. Oggi i canali sono bi-direzionali."
Con queste parole il Ministro ha suggerito una visione totalmente nuova del sistema scolastico, secondo la quale si arriverà all'alfabetizzazione degli adulti ad opera dei giovani. Secondo Profumo, grazie all'uso degli strumenti digitali, i libri potranno essere "riadattati per gli utilizzi e i linguaggi delle nuove generazioni.
Profumo, dunque, ha invitato noi insegnanti a usare la nostra creatività per introdurre la tecnologia nella scuola, la rivoluzione per cambiare il mondo e il modo dell'istruzione.

A MANCARE È SOLO IL CORAGGIO.

Bisogna tenere presente che parliamo di bambini che, a differenza di noi tutti, hanno iniziato a maneggiare il telecomando e il cellulare senza usare le istruzioni. I ragazzi oggi hanno, però, al tempo stesso, una soglia d'attenzione molto più limitata rispetto a noi adulti perché ormai sono abituati in maniera diversa - pensano diversamente -,ma questo non vuol dire che questo sia un atteggiamento sbagliato, è solo diverso dal nostro. Niente più libri, solo internet.
È cambiato anche il luogo in cui i ragazzi s'incontrano: una volta ci si vedeva nelle piazze o ci s'incontrava nel cortile del palazzo, adesso ci si da appuntamento sui social network, uno strumento che ha avvicinato i confini rendendo le persone sempre vicine e sempre reperibili.
Il Pc è diventato la nuova bocca della verità che può rispondere a tutte le loro domande, domande a cui prima non si rispondeva o si cercava di dare risposte che, spesso, non riuscivano a soddisfarli.
Per loro Internet è la chiave per entrare in possesso della conoscenza.
Questa conoscenza, purtroppo, però, è molto spesso un mordi e fuggi, che ha come effetto collaterale quella di arrivare a un notevole impoverimento lessicale.
L'uso sempre più frequente delle nuove tecnologie ha, infatti, provocato una trasformazione silenziosa del linguaggio da parte dei giovani. Questi cambiamenti non sono, però, il segno di una conoscenza approfondita della materia digitale, ma solo dell'uso che se ne fa.
Spesso le nuove generazioni hanno un apprendimento più percettivo e sempre meno simbolico: sono ormai incapaci di riconoscere le emozioni interne e di viverle, ma sicuramente le sapranno rappresentare in maniera perfetta.
Inoltre, ci sembra di assistere ad un allargamento, sempre più evidente, della forbice esistente tra il vissuto dei ragazzi, ormai "nativi digitali", le loro capacità e le loro esperienze.
Detto in altri termini, stanno sviluppando delle aree celebrali differenti dalle nostre, mentre noi abbiamo avuto difficoltà ad adeguarci alla tecnologia, loro assolutamente no perché è la quella la realtà che conoscono e con cui interagiscono facilmente.
E la nostra scuola... cosa fa ?

Stiamo assistendo da un po' di tempo e, spesso, in modo ineluttabile, ad una crisi della Scuola oscillante tra tradizione ed innovazione, tra sperimentazione ed adattamento, che non riesce, comunque, a trovare una strada realmente innovativa. Eccezion fatta per alcune sporadiche, episodiche esperienze pedagogico-didattiche, che pur utilizzando molto la "cultura digitale" o il cooperative learning, i diversi stili di apprendimento e le mappe concettuali, lo fanno in modo frammentario e slegato, senza riuscire a dare un corposo contributo unitario ad una modificazione effettiva e complessiva del "fare scuola".
Le risposte che giungono dall'alto, invece, tendono ad attuare nella scuola una modernizzazione per lo più di facciata: con l'uso di attrezzature sempre più moderne e sofisticate (PC, Internet, Lavagne Interattive, Cablaggio di Reti, etc..) dove, però, di digitale, in molte scuole, tra cui quella in cui insegno io, c'è ben poco.
Sono, infatti, arrivate solo una parte delle lavagne multimediali e sono state installate solo nelle classi di alcuni insegnanti, spiegando che è molto difficile che vengano fruite da tutti ,visto che il loro utilizzo generalizzato creerebbe confusione di gestione e di alunni.
Non abbiamo, inoltre, neanche una postazione internet funzionante, e ciò rende impossibile gestire online tutto ciò che dal Ministro Profumo ci viene chiesto.
Credo, come docente, che si debba non solo investire su attrezzature moderne ma anche sulla nostra formazione, non solo formazione di corsi dove siamo semplici spettatori,spesso troppo stanchi per applicarci, ma che ci venga data l'opportunità realmente di mettere in pratica tutto quello che già i nativi digitali sanno fare.


Simona Loretta Agolino, giurista, docente I.C."2Ottobre 1870",piazza Borgoncini Duca Roma.
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