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n.22 aprile 2012
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La scuola e il web: una partita da giocare
Il punto di vista di un genitore
di Paci Lucia Giovanna - Orizzonte scuola
Può un docente - oggi - trascurare gli aspetti tecnologici della vita quotidiana? Quale può essere la conseguenza? è la domanda traccia per il tema del mese.
Pur dal mio osservatorio di genitore, la mia risposta è per una volta categorica e sintetica: no, affatto!

Oggi viviamo di tecnologia, in un mondo reale sempre più mescolato al virtuale, che parla una lingua nuova, veloce e in continua evoluzione, in cui l'informazione, dunque il sapere, si sono fatti circolari, perché on line il fruitore può essere anche autore e il destinatario di un docente, l'alunno, vive tutto ciò con tanta naturalità da esserne inconsapevole.

Mi viene normale, pertanto, girare la domanda: che tipo di docente vuole essere dunque quello attuale se non ritiene importante parlare la stessa lingua dei suoi alunni, se non usa i suoi stessi strumenti di comunicazione e di circolazione della conoscenza?



E' tanto che ragiono su questo e l'ho più volte scritto. L'ultima, esattamente un anno fa, ad aprile 2011, da queste pagine, con un articolo intitolato SI PUO' EDUCARE AL DIGITALE , che vorrei riproporre qui pressoché integralmente e senza aggiungere molto altro, perché rispondeva già in pieno al quesito del mese e perché, magia delle coincidenze, si riferiva allora al Convegno su "I Nativi digitali e la nuova sfida per genitori e docenti" organizzato dalla rivista, per fare il punto sul progetto NETPUPILS, il social network per studenti più giovani e oggi capita a fagiolo con l'imminente lancio di NET for KIDS, il nuovo social network per bambini e ragazzi under 14, studiato, elaborato, messo a punto dall'intelligenza, la lungimiranza, l'impegno, la passione e la fede di Manuela Rosci e Maurizio Scarabotti.

"La sensazione che provo quotidianamente, costantemente stimolata dai miei figli, è che viviamo dentro a una rivoluzione che ha pochi altri eguali (magari l'invenzione della stampa, che ne so, o dell'elettricità), come fenomeno sociologico, di costume, culturale, di massa, politico e quanti altri aggettivi si voglia aggiungere, tanto da far coniare il termine di era digitale: qualcosa di non reversibile, di epocale, appunto.
Noi, generazione di vecchi, possiamo anche protestare, opporci, scalpitare, demonizzare, possiamo obiettare, teorizzando o prefigurando chissà quali scenari di sciagure, ma non riusciremo ad arrestare un processo che ha cambiato, sta cambiando e cambierà sempre più e per sempre, tanto i comportamenti sociali quanto quelli cognitivi, influendo sull'evoluzione dello sviluppo cerebrale, così come fece nella Preistoria la nascita del linguaggio verbale!

Oggi, un ragazzo che ha a disposizione un mondo multimediale di suoni, immagini, colori, sviluppa le cosiddette "abilità multitasking", cioè la capacità di pensare e fare molte cose insieme: oltre a stimolare aree cerebrali differenti, rendendo l'apprendimento più percettivo e sviluppando abilità visivo-motorie eccezionali, organizza la conoscenza in connessioni reticolari. Questa rete, tra l'altro, non può per sua stessa definizione essere fissa, statica, ma è qualcosa di molto mobile, che rende dinamici e circolari gli stessi rapporti che si creano all'interno della conoscenza.

Ci si lamenta che i ragazzi oggi non leggono più, ma non è vero. I miei figli forse leggono meno i libri di carta, ma sperimentano altre forme di lettura, appunto più "circolari". Attraverso i social network e tutte le altre opzioni che offre Internet, possono essere non solo lettori, ma anche autori, nel momento in cui commentano, scrivono note, interagiscono col testo e nel momento in cui condividono i loro scritti con una comunità, aprendo un dialogo tra più parti che non può non essere considerato come novità fondamentale, soprattutto da chi fa scuola, oggi.

Come per ogni rivoluzione della Storia, i fatti e le opinioni su di essi viaggiano più velocemente delle coscienze e dei costumi, che ne rappresentano l'attecchimento, l'interiorizzazione, e sono il risultato di un'educazione lenta, quotidiana, capillare.
E come in ogni rivoluzione che scardina sistemi ed equilibri precedenti, ci si aggrappa per difendere antiche certezze, in questa rivoluzione digitale , maggiormente i docenti rispetto ai genitori - che per statuto potrebbero essere meno preparati - vivono un "gap generazionale in campo educativo", come dice Manuela Rosci: non sono, cioè, spesso pronti a raccoglierne la sfida.
In quante occasioni mi sono sentita dire: "ma vuoi mettere il piacere fisico nel leggere un libro cartaceo, sfogliarlo e sentire l'odore della carta??!!", come se questo potesse essere messo eventualmente in discussione o, comunque, determinante per arrestare un fenomeno di tale portata.

Quanti insegnanti sono saliti in cattedra a moralizzare sull'uso di Facebook, semplicemente vietando a un ragazzo di chiedere loro l'amicizia, senza neanche una spiegazione razionale e senza nemmeno riflettere sul legame speciale che questo contatto potrebbe produrre!
Una comunità digitale, infatti, "apre il dialogo tra chi impara e chi insegna e chi impara diventa anche chi insegna", come dice Agostino Quadrino (direttore della Garamond, casa editrice digitale), aggiungendo che "si fa educazione quando si dà la parola"; in questo modo, inoltre, si ha l'opportunità di conoscere un ragazzo, in maniera del tutto diversa e inaccessibile da altri versanti, dato, come sostiene la neuropsichiatra Irene Sarti, che "l'identità virtuale e quella reale interagiscono nella formazione della personalità e non sono in opposizione".
"Gli studenti di oggi non sono più quelli per cui la scuola è stata progettata e questo cambia il modo di fare scuola", dice ancora la Sarti, che apre alla "classe reale" e alla "classe virtuale", puntando sulla "personalizzazione in campo formativo, fondata sui diversi stili di apprendimento"", scrivevo.

Mio figlio diciannovenne, che fa la Maturità quest'anno, afferma che nei suoi 5 anni di Superiori, uno dei professori che ha inciso più su di lui, più moderno, credibile, motivato, è stato un prof. di chimica- che ha avuto solo il primo anno, perché poi è andato in pensione- che aveva capito, che per avere un rapporto di successo con i suoi ragazzi, doveva parlare la loro lingua, e, dal momento che Facebook e i social network non erano ancora una realtà consolidata, lui, signore distinto e apparentemente tutto d'un pezzo, continuava il contatto con loro, fuori dall'aula, attraverso le mail, che dovevano servire ai ragazzi per farsi dare spiegazioni aggiuntive, o per qualunque altra esigenza, compresa quella di allegarsi file per compiti, lavori, approfondimenti. I dischetti del prof. Conti erano un tesoro irrinunciabile e io non ho mai visto una simile fila di genitori e di ragazzi stessi ai colloqui di nessun altro professore!

Oggi, dopo soli 4 anni, i social network sono una realtà e un insegnante non può perdere l'occasione di esserci, con i suoi studenti, in mezzo a loro, sul loro terreno e non per ficcanasare- sebbene non sia male da entrambe le parti avere una visuale diversa di chi si ha di fronte- ma proprio per avere un formidabile strumento di contatto (quello sono facebook e compagni, un mezzo!)e di intervento , in cui esprimere la propria intelligenza e la propria sensibilità di mediatori e formatori.
Del resto, questo ruolo e questa modalità di rapporto spetterebbe anche ai genitori, che, invece, nei ssono spesso i grandi assenti nei social network, sia perché proprio assenti, sia perché seppur presenti, hanno atteggiamenti che vanno dall'imbarazzo al disinteresse alla fiera volontà di lasciare al figlio assoluta libertà di muoversi in un universo a loro stessi abbastanza sconosciuto, perdendo di vista la possibilità di essere guida.

Ben venga allora NET FOR KIDS, che apre ai genitori, in un contesto che, pur allargando agli ampi orizzonti di una rete, circoscrive agli studenti under 14 la partecipazione, proprio per farne un progetto formativo, educativo, ma di questo non sono io la persona più indicata a parlare, lo faranno di certo i formidabili ideatori e realizzatori, gente di scuola, che di scuola vive e nella scuola crede e che non vuole altro che una certa scuola sia possibile!

Lucia Giovanna Paci, genitore, IV Municipio - Roma
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