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n.47 novembre 2014
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:22 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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La Scuola e lo sviluppo di una società multiculturale
La visione inclusiva della scuola, l'unica 'Possibile'
di Rosci Manuela - Editoriali
Un mese ricco di impegni, questo novembre, per tutti noi della Scuola Possibile impegnati sia sul fronte quotidiano del 'fare scuola' e sia per la partecipazione e la riflessione su alcune questioni che riguardano la scuola come sistema e sul mondo dell'educazione in generale.
Per chi avesse perso il Convegno 'Lim e nuove tecnologie per l'inclusione' tenutosi a Roma il 6 e 7 Novembre nell' Aula Magna del Rettorato dell'Università Roma TRE: l'articolo della nostra Patrizia Ruggiero sintetizza l'intervento che ha proposto nell'ambito della sessione 'Alla ricerca di un lavoro di gruppo di qualità nella scuola'.

Per il 21 novembre, in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia, è prevista la nostra partecipazione al Convegno promosso da Roma Capitale e dal Coordinamento Genitori Democratici: 'Essere nel mondo con un click: opportunità e rischi" di cui riportiamo il comunicato stampa.

Anticipiamo la prevista uscita del libro 'Oltre il palcoscenico.Il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli nella scuola' che racconta l'esperienza del progetto nelle scuole e mette in risalto la valenza laboratoriale, l'importanza del teatro e la possibilità di realizzare 'inclusione' valorizzando il talento e l'originalità di ciascuno. Un ringraziamento particolare a Luigia Bertoletti, Coordinatrice pedagogica e responsabile del Progetto Piero Gabrielli nelle scuole, che mi ha coinvolto in questa affascinante avventura, per raccontare e lasciare testimonianza di quanto il teatro e il palcoscenico permetta di mettersi in gioco, ognuno con le proprie capacità, offrendo a ciascuno la possibilità di scoprire nuove potenzialità. Non necessariamente come 'attori' ma anche come costumisti, scenografi, giornalisti e fotografi. Un'occasione importante anche per noi docenti, per leggere diversamente gli alunni e metterci in gioco differentemente. A breve vi inviteremo alla presentazione del libro!

Questo numero della rivista ha accolto un'altra sfida, quella di dedicare attenzione all'intercultura, alla presenza degli alunni stranieri nelle nostre scuole, al lavoro di rete territoriale che sostiene le esperienze più significative, alle scelte e alle storie di vita quotidiana che possono essere raccontate. In questi anni abbiamo ahimè trascurato di fare focus sull'argomento, è vero. Forse perché all'interno della nostra redazione non abbiamo esperienze particolari da raccontare, forse perché le esperienze che viviamo quotidianamente nelle nostre classi assumono la veste di 'normale quotidianità' in una scuola che include, risultato di un atteggiamento che non pone l'accento sulle differenze ma le utilizza per arricchire il percorso scolastico di tutti.

In classe ho tre alunni 'stranieri': sono nati in Italia ma sappiamo che ancora non sono cittadini italiani; parlano italiano anche se hanno faticato ad acquisire gli strumenti di base. Uno di loro ha imparato a leggere solo a fine seconda (ora siamo in classe terza, scuola primaria), un altro scrive tralasciando tutte le doppie e confondendo ancora alcuni grafemi, l'altro -figlio di due ingegneri- è competente ma ha bisogno di misurare sempre il grado di accoglienza/riconoscimento degli altri, sia adulti che compagni. Nessuno di noi li percepisce come 'stranieri' ma come bambini 'portatori sani' di fragilità o difficoltà scolastiche. Come quelle degli altri 'italiani'. Fanno parte del gruppo classe, sono ripresi ed elogiati come ognuno di loro; ricevono attenzione come i due alunni che sono certificati; come gli alunni che non riescono a stare seduti, come coloro che hanno una caduta nell'attenzione, come coloro che sono già capaci. Pretendo da loro come da tutti, quel pizzico in più ogni giorno che crea la condizione necessaria affinché si crei apprendimento, ognuno per quello che può dare ma sempre un po' di più di quello che sanno già fare.

I genitori vengono dal Ghana, dalla Nigeria, dalla Cina. Loro probabilmente sono meno integrati dei figli. La lingua italiana, parlata male e a volte non compresa, rende difficile la comunicazione con la comunità dei genitori, forse è meglio parlare di una eccessiva semplificazione dei rapporti interpersonali che rende entrambe le parti -gli stranieri e gli italiani- poco avvezzi a condividere esperienze al di fuori della scuola. Non si tratta di rifiuto o superficialità, credo che manchino 'le parole per parlarsi', per riconoscersi e conoscersi meglio.
Naturale che sia diversa la situazione dei ragazzi 'stranieri' da poco arrivati, spesso in condizioni tragiche.

Come al solito l'incontro con gli altri apre altri mondi che forse non avrei mai conosciuto.
Così è stato con Miriam Iacomini, docente della scuola primaria Federico Di Donato di Roma, nel quartiere Esquilino, storico per il processo di integrazione delle persone straniere a Roma. Il quartiere dove è nata l'esperienza dell'Orchestra di Piazza Vittorio, ormai di fama internazionale. La scuola da sempre è stata in prima linea, ha fatto i passi giusti verso l'inclusione, fin dai tempi di Bruno Cacco, storico e intraprendente Preside della scuola Manin!
Quando è arrivata la sollecitazione a occuparci di intercultura, è stato naturale quindi rivolgermi a Miriam, esperta di integrazione e inclusione di alunni stranieri: di lavoro di rete con il territorio, di valorizzazione del lavoro condiviso, di percorsi costruiti insieme con l'apporto di tutti.
E' grazie a lei -che ha curato il rapporto con gli autori che hanno raccontato il loro fare/essere protagonisti di intercultura- che questo numero può raccontare alcune tra le tante esperienze nate nella Capitale, e non solo.
La collega è stata splendida, attenta a mettere insieme una visione ampia -non strettamente scolastica- come è necessario che sia.

Ovviamente una docente così può essere solo che impegnata 'molto', tra un convegno e l'atro (oltre a far scuola, naturalmente!) e non ha potuto lasciare una testimonianza diretta, una sintesi di quanto viene raccontato nei differenti articoli. Tranquilla Miriam, ti aspettiamo su un prossimo numero, poiché torneremo ad occuparci nello specifico di intercultura anche perché il dott. Vinicio Ongini del MIUR -è stato proprio lui l'artefice di questa sfida sul tema per il numero di novembre della rivista- ha anticipato la realizzazione di un seminario nazionale di formazione per dirigenti e insegnanti, "Dirigere le scuole in contesti multiculturali", che si terrà a Roma nelle prossime settimane (vi invito a leggere il suo articolo).

Ho trovato interessante una intervista a Miriam Iacomini che ci aiuta a capire meglio l'importanza delle relazioni di rete per portare avanti progetti di didattica interculturale.



Come sempre anche i nostri autori hanno partecipato al dibattito con contributi che permettono di leggere la realtà scolastica sì fotografando un elemento ma cercando di ricollocarlo nella complessiva vita quotidiana.
Mi piace sottolineare che questa vocazione da sempre appartiene alla rivista ma ora più che mai, in questa affannosa ricerca di dar vita ad una 'Buona Scuola', la necessità di testimoniare il 'come' si lavora nelle scuole, non in termini episodici ma mettendo a sistema tutte le buone prassi già da tempo consolidate, rappresenti per noi de La Scuola Possibile l'obiettivo da raggiungere, il banco di prova su cui continuare a sfidarci. Siamo tutti consapevoli che 'avventurose' soluzioni, il più delle volte pensate al di fuori dei contesti scolastici, magari a latere, seppur (forse) nate dalle migliori intenzioni, rischiano di proporre ancora una volta soluzioni vetuste e penalizzanti, senza per questo eludere l'impegno urgente della scuola di diventare ancora più capace.

Ebbene proprio sul piano della fattibilità, delle competenze, del 'come' è possibile fare e fare meglio, torna a focalizzarsi il nostro impegno di redazione, insieme a tutti coloro che credono nella Scuola e si impegnano ogni giorno a renderla adeguata alla sua mission finale: ognuno deve poter realizzare 'il proprio successo' personale, deve essere messo nella condizione di acquisire quelle competenze che vengono descritte nel Profilo dello Studente alla fine del primo ciclo di istruzione (vedi Indicazioni nazionali) e al termine dell'obbligo scolastico.
Il traguardo è uguale per tutti noi docenti, come raggiungerlo metterà in rilievo le competenze personali e professionali di noi adulti.
Un ringraziamento al Prof. Francesco Barone, responsabile pedagogico del Centro di Documentazione Nidi- Infanzia di Roma Capitale e docente all'Università dell'Aquila: la sua sollecitazione a favorire un'autentica e vitale pedagogia del rispetto è un richiamo per tutti, il valore alla base della visione inclusiva della scuola, della vita. Sono anche le velocizzazioni dei tempi a creare le solitudini e le emarginazioni. Le velocizzazioni sono anche causa di conoscenze effimere. Le strette di mano prolungate, invece, generano nuovi posizionamenti, grazie ai quali, è possibile sostenere il mondo e non lasciarlo cadere definitivamente. Grazie Professore.

Buon lavoro a tutti

Manuela Rosci
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