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n.23 maggio 2012
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Articolo 'La scuola in chiusura'  >>>
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La scuola in chiusura
Un percorso avviato che (non) finisce
di Nucera Roberto - Orizzonte scuola
Come ogni fine d'anno che si rispetti non manca fare il resoconto di tutto un percorso che oggi riusciamo a vedere in maniera più chiara, liberi dai "se" e dai "ma" nei quali alcune ipotesi di cambiamento e di crescita si sono verificate, pur se non siamo completamente "pro-sciolti" da quelli che avremmo potuto compiere. Ogni scelta compiuta e di strategia ha fatto il suo decorso, altre un po' meno, altre potevano essere fatte diversamente (lo dico oggi, però!), altre ancora non hanno dato i frutti sperati. Quello che deve rimanere è la convinzione che il nostro intervento, quando prendiamo decisioni, scegliamo di percorrere una strada anziché un'altra è sempre dettata dalla possibilità di riuscita, che facendo così stiamo facendo bene e operiamo per il bene dei nostri alunni, che quella è la strada giusta.

Quello che mi fa pensare e (non) mi stupisce e trovare ancora qualcuno in attesa dei risultati in un tempo preciso, altrimenti è come se andassero incontro ad una definitiva scadenza. Così facendo significa che l'attenzione è spostata più sulle cose da fare, sul fare, sul produrre, il risultato che ne deriverebbe. Mi da l'idea di una macchina seriale dove si eseguono determinati procedimenti e sulla base del prodotto finale determino se va bene o se va male.

L'attenzione, piuttosto, dovrebbe (deve) essere orientata sul processo che sta dietro, sul modo di lavorare e come viene costruita quella cosa, l'ingranaggio, se c'è del proprio, come era prima e com'è divenuta in seguito, la manipolazione: il cambiamento del "prodotto" insieme alla persona. Qui subentra la fatidica valutazione che rimane sempre un punto caldo e caro a noi docenti, perché a prescindere tutti i parametri che possiamo concordare e inserire dentro questa grande tematica, attesa e dovuta. È difficile e non si deve standardizzare un percorso, quando ogni soggetto è diverso, anche se si rende necessario trovare dei "focus" nei quali puntare e azionare l'obiettivo. Questa va fatto considerando chi, in quell'istante, sta davanti alla macchina e cosa vuole immortalare chi sta dietro.
La valutazione che analizza ed esamina un determinato "modus operandi" e operato, unita ai tanti scatti di persone diverse i quali assemblati insieme raccontano e rivelano lo spaccato di un processo, deve mettere in evidenza almeno due momenti fondamentali: il momento passato e quello presente. Il passato come condizione di partenza, di conoscenza, di essere in un certo modo, nel modo proprio; il presente come un situazione (frangente) di arrivo, di conoscente, di essere presente e pronto a continuare.
La valutazione deve riportare più spesso il cambiamento positivo del nostro alunno, cogliere il buono che ha fatto e valorizzarlo. Laddove questo viene meno bisogna comprendere (e far comprendere) che non è né conclusivo né immutabile.

Il cambiamento non è mai unilaterale e credo non si possa esaurire in un tempo limitato o che siamo noi a deciderlo. A me, però, piace pensare che basta a volte un semplice "tocco di mano" o di testa per far si che le cose possano seguire un altro corso.
E se non sarà quello giusto per noi, forse lo potrà essere per qualcun altro.

Roberto Nucera, docente di sostegno IC Carlo Levi, Roma
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