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n 75 settembre 2017
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Oggi è il giorno:17 Dicembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La Scuola oltre il muro'  >>>
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La Scuola oltre il muro
Insegnare superando confini e paure
di De Carlo Daniela - Formazione
foto tratta da http://www.mockrock.co.uk
foto tratta da http://www.mockrock.co.uk
Nonostante la mia capacità di sintesi e concisione, trovo particolarmente difficile riassumere con poche righe e senza ombra di falsa retorica cosa ha significato per me frequentare il percorso formativo di secondo livello sulla "Didattica per competenze", tenuto dall'Associazione Sysform in collaborazione con Giunti Scuola.
Ritengo che la sua utilità ed efficacia non riguardi tanto la trasmissione astratta e teorica di un nuovo modo di fare didattica, quanto piuttosto l'indicare nuove risorse interiori, nuove energie e nuovi punti di vista per "insegnare".
Ho capito in modo ancora più incisivo e sicuro che "insegnare" non è, e non può essere, solo una trasmissione di nozioni, informazioni, conoscenze; affinché queste crescano e diventino "sapere", è indispensabile consapevolezza, professionalità, entusiasmo e sentimento da parte dell'insegnante, che in tal modo sarà un facilitatore di un processo di apprendimento, dove tuttavia non è unico attore, ma è protagonista insieme all'alunno, considerato come singolo e come parte della comunità scolastica.
Per insegnare in modo responsabile e consapevole, è necessario riconoscersi parte di una comunità e, per questo, "bisognosi" di confronto, collaborazione e solidarietà verso gli altri membri del gruppo.
Bisogna abbattere i muri della competizione tra colleghi (la mia classe, i miei alunni; gli alunni sono di tutti gli insegnanti!), dell'indifferenza e dell'egoismo didattico; l'unico obiettivo che dovrebbe vedere i docenti uniti e collaborativi tra di loro è solo uno: "l'alunno".

Grazie a questo percorso formativo, ho riconsiderato l'importanza del "come" e non solo del "cosa" si insegna; ho imparato che non devo temere di non avere risposte pronte da dare ai ragazzi, posso anche avere l'umiltà e il coraggio di cercarle insieme a loro. I ragazzi non devono idealizzare e disumanizzare gli insegnanti: naturalezza e spontaneità non sono in contrasto con la determinazione dell'essere docente.
Finalmente solo oggi, dopo circa trent'anni di insegnamento, ho capito perché alcuni miei insegnanti di liceo non hanno mai voluto inserire nei loro programmi alcuni argomenti di studio che pure erano contemplati in quelli ministeriali; penso non si sentissero all'altezza o non sapessero padroneggiare la materia come avrebbero voluto o come fosse necessario. Penso che, ancorati a un modello ben preciso di scuola, avessero paura ... di osare. Ebbene ho preso coscienza che se si vuole costruire una nuova società, un nuovo individuo, una nuova scuola, necessariamente si deve osare, anche quando la paura è tanta.
E la paura, a volte, è tanta perché c'è la consapevolezza che l'interlocutore è un piccolo individuo, con una personalità, un carattere, una storia tutta sua.

Ho ancora bisogno di chiarezza riguardo a ciò che mi chiedono le indicazioni ministeriali, il dirigente scolastico, le famiglie degli alunni. E' difficile, inoltre, assicurarsi collaborazione e condivisione di obiettivi e strategie tra colleghi, piena fiducia e interesse motivato da parte degli alunni.
A volte mi sento che sto percorrendo una strada, impervia e piena di buche, da sola.
Vorrei sempre poter capire anticipatamente ciò che potrebbe turbare il sereno percorso didattico; vorrei sempre avere la sicurezza che almeno l'un per cento del mio insegnamento arrivi prima al cuore e poi nella mente degli alunni.


Daniela De Carlo, docente di lettere presso l'IC di Marcellina, Roma
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