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n 7 novembre 2010
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La scuola possibile si trova in via della Verità o in via dell'Amore?
Il quesito di un genitore e il racconto di una sua esperienza
di Paci Lucia Giovanna - Emergenza scuola
adolescenti
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Ho quattro figli adolescenti, due proprio nel cuore di questa tappa dell'evoluzione umana, due ai margini, nella pre e nella post adolescenza, e mi sento tanto un'equilibrista sulla corda!

Sono in continuo bilico tra la necessità di insegnare eterne e universali regole e quella di essere aperta al mondo che cambia, tra il bisogno di trasmettere e quello di ascoltare, tra quello di guidare e quello di soccorrere, tra il dovere della verità e quello dell'amore.

In una società come la nostra, dove i ruoli non esistono più o quantomeno hanno perso valore e legittimità e vanno riqualificati, mi chiedo spesso il risultato di quale alchimia deve essere il mio, che sono un genitore.

Non sono l'unica, evidentemente, se una mia amica di Facebook si chiedeva qualche giorno fa: "il mestiere di genitore, senza rete, senza titolo di studio acquisito... istinto o competenza? Competenza ed istinto?" Io suggerivo il buon senso come ipotesi di miscela, ma, certamente questo non può essere sufficiente, anche perché suona come un termine vuoto, non riconducibile a qualcosa di oggettivo, bensì di estremamente soggettivo, che chiama in causa l'educazione, l'etica, la cultura e ha poco a che vedere sia con l'istinto sia con la competenza.

Il termine usato dalla mia amica: "senza titolo di studio" rimandava a qualcosa che si acquisisce, che s'impara, aprendo nella mia mente il collegamento con la scuola, trasferendo lì il quesito.

Nella scuola, l'antitesi istinto/competenza è meno marcata che in famiglia.

Un insegnante non può affidarsi all'istinto, che semmai può identificarsi meglio con il buon senso e la competenza è assolutamente fondamentale. In un momento storico in cui si sente sempre più forte l'emergenza educativae il bisogno di riformare le istituzioni deputate a questo, prima fra tutte la scuola, e si sceglie come soluzione quella di un ripristino di rigore, che lascia poco spazio all'ascolto, a sentimentalismi, a psicologie o attenzioni pedagogiche, io, che come genitore sono chiamata a interrogarmi su cosa posso fare all'interno della mia famiglia e su cosa posso o devo aspettarmi all'esterno, da una scuola possibile, mi sento di raccontare un'esperienza personale, senza trarre a parole grosse conclusioni, che si evidenziano da sole.

L'anno scorso, mia figlia ha frequentato il quarto ginnasio di un Liceo Classico noto e molto serio della Capitale.
Competenza, preparazione, affidabilità, efficienza, rigore si percepivano e potevano respirarsi a tutti i livelli: dall'organizzazione dell'edificio a quella del personale, dal piano dell'offerta formativa a quello più strettamente didattico. Chiara ha lavorato con tanto impegno e voglia di farcela, ma con una continua ansia da prestazione nel misurarsi con alte richieste e una classe di molte eccellenze.
Nella "scuola di formazione" per antonomasia, per giunta super efficiente, non c'era spazio per chi non riusciva a reggere il ritmo vertiginoso, per chi aveva tempi più personali e lenti, per chi non si assimilava alle regole. Chiara non ce l'ha fatta e senza appello, senza spiegazioni e considerazioni, in nome della competenza... mancata.

Quest'anno, lei stessa ha scelto di cambiare scuola e anche indirizzo.
Il Liceo delle Scienze Umane, come si chiama oggi la derivazione delle derivazioni dell'ex Istituto magistrale, le è sicuramente più congeniale per la sua non comune sensibilità e attitudine verso il servizio e il sociale.

Lei era terrorizzata di poter ripetere un'esperienza soffocante e stressante come quella appena trascorsa, che l'aveva disamorata verso la scuola e io ero terrorizzata del contrario, perché l'Istituto scelto, sebbene di forte tradizione magistrale, non prometteva bene di primo acchito: a parte l'imponenza e l'austerità del vecchio edificio, tanto tipico, la sensazione di rigore ed efficienza della scuola precedente era lontana.

Qui, si ha piuttosto un'idea di approssimazione e d'improvvisazione, di lentezza, ma poi s'incontra la Preside e ci si rasserena. Io non ho mai incontrato un Dirigente Scolastico di questo tipo: conosce i ragazzi uno ad uno, i loro nomi e le loro storie, entra in relazione con loro, li ascolta e li segue nella loro crescita, costruendo dei legami che continuano anche a ciclo concluso, è accogliente e rasserenante.

Serenità è ciò che si respira, frequentando per un po' questa scuola, attenzione, ascolto, partecipazione, cura, rispetto, anche dei tempi di crescita di ciascuno, delle diversità.

Non a caso vengono accolti molti casi di "diverse abilità",che trovano qui il loro ambiente ideale, perché qui sono un valore aggiunto e sono trattati come tali. Forse che il nome dato fino allo scorso anno a questo corso di studi fosse più appropriato? Era chiamato, infatti, Scienze della Formazione, e da veri professionisti della formazione mi sembra gestito!

In riferimento al parallelismo iniziale, verità/amore, mi verrebbe da dire che il Liceo dell'anno scorso aveva scelto la strada della verità, quello di quest'anno quella dell'amore.

L'ho detto, io non voglio trarre conclusioni a parole, il quesito rimane aperto e non è mia pretesa offrire ricette o teoremi. Concludo solamente dicendo che la serenità che aleggia nella sua scuola ha contaminato mia figlia, che ha ritrovato la voglia di studiare, lo fa senza ansia e oppressione e ottiene buoni risultati, tanto da dirmi: "Perché non ti ho dato ascolto prima, mamma? Ora lo so e posso dire di aver trovato la mia scuola possibile!"

Lucia Giovanna Paci, genitore, Roma
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