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Numero: 2-ottobre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 20 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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La scuola raccontata dal film "Non uno di meno" di Zhang Yimou.
Il laboratorio di alfabetizzazione emotiva
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale >>> Percorsi laboratoriali
Carissime colleghe, vorrei invitarvi a visitare una scuola a cui forse (ancora) non siamo abituate. Una scuola povera, dura, essenziale, in cui una maestra-bambina, supplente del vecchio maestro in carica, si troverà a svolgere il proprio lavoro. Vi invito a vedere la scuola raccontata dal film "Non uno di meno" di Zhang Yimou.

Siamo in un piccolo e sperduto paesino rurale della Cina: il maestro dell'unica scuola, frequentata da una trentina di bambini di ogni età, deve partire per assistere la madre malata e verrà sostituito da una giovanissima contadina.
Inizialmente qualunque scelta della giovane sarà dettata dal bisogno di soldi (immaginiamo per sé e per la sopravvivenza della sua famiglia), ma ben presto l'ammonimento dell'anziano maestro Gao prima di partire, "NON UNO DI MENO", riferito all'abbandono della scuola da parte dei bambini, diventa la missione, l'obiettivo, il progetto che la renderà MAESTRA.
Vi invito ad osservare con attenzione questo passaggio che è segnato dalla lettura del diario segreto della capoclasse. In questo testo profondamente commuovente, la bimba racconta quanto siano preziosi i gessi per la loro scuola, descrive la sacralità con la quale il maestro li utilizza e la cura con cui li custodisce affinché non vadano perduti: anche l'ultima scheggia di gesso gettata in un angolo dell'aula viene raccolta, perché permette di scrivere l'ultimo pezzo di lettera sulla lavagna. Egli questo poteva dare. In un luogo così fortemente deprivato e minato dallo sfruttamento minorile, la scuola rappresenta l'unico spazio di aggregazione e occasione di crescita esistenziale e sociale per i giovani e il maestro sente profondamente la serietà e la bellezza del proprio ruolo.
Vedere la scuola con gli occhi di questa bambina trasformerà le priorità della supplente che affronterà un viaggio dentro e fuori di sé pur di non perdere neanche un alunno. E grazie a questo viaggio tutti avranno l'occasione di apprendere: i bambini la matematica, la logica, la geografia...mentre lei conoscerà se stessa, la propria determinazione e l'amore per ciascuno dei suoi alunni.

Dopo aver visto il film, la raccomandazione del maestro: "Non uno di meno", continuava a girare nella mia mente fin quando non è scesa ad un livello più profondo. Queste sono le domande che mi sono posta:
"Come insegnante rimango arroccata e aspetto che siano i bambini a venire da me?".

"Dispenso sapere e poi emotivamente rimango fuori dalla porta della mia aula (capirete vedendo il film) senza preoccuparmi di ciò che arriva, o vado a cercare i miei alunni?

"Li vado a stanare lì dove si trovano provando a liberarli da tutte quelle difficoltà che impediscono loro di sentirsi degni di FARE scuola, di ESSERE scuola, di PRENDERE dalla scuola?" (Il film descrive molto bene questo sentimento di ineluttabilità di alcuni bambini).

Il film ha vinto il Leone d'oro a Venezia ma non è questa la cosa più importante che ha fatto a mio parere.
Mi piace perché parla della scuola, delle sue difficoltà ma anche delle sue speranze, del ruolo di MAESTRO così tanto discusso in questi giorni di trasformazioni difficili, tragiche. Mi piace il suo titolo: "Non uno di meno" dovrebbe essere lo slogan affisso in ogni scuola, dovrebbe rappresentare il "mantra" di tutti coloro che lavorano con i ragazzi. Vorrei terminare dicendo che quanto appena scritto sarà attuabile SOLO se l'impegno "NON UNO DI MENO" varrà anche per le istituzioni che dovrebbero tutelare, sostenere e far crescere la nostra scuola.

Un ulteriore invito: sarebbe di grande interesse poter vedere questo film (e altri, perché no?) insieme alle nostre colleghe, potrebbe diventare un'occasione di confronto, di scambio. Questa opera cinematografica è adatta anche alla visione dei ragazzi dalla V elementare in poi ed è possibile con loro analizzare alcuni temi di grande attualità sociale come il lavoro minorile. Inoltre è adatta per un approfondimento sulla comunicazione attraverso l'osservazione, ad esempio, della scelta stilistica del regista che racconta la vicenda con una forma limpida, fatta di immagini efficaci, nude, quasi prive di colore, utilizzando il linguaggio del neorealismo.
Sarebbe interessante, inoltre, ragionare sulle coppie dei valori opposti che accompagnano tutto il film e la nostra vita: diritti-doveri, copiare-ragionare, apprendimento passivo - apprendimento attivo, adulti-bambini, autorità-autorevolezza, esclusione-appartenenza, indifferenza-collaborazione.
Per ultimo il lavoro in cui credo profondamente, per la forza trasformativa che porta con sé: in un laboratorio di alfabetizzazione emotiva, partendo dalla lettura dello scritto sui gessetti, si potrebbe riflettere sul valore dei piccoli grandi tesori di cui siamo tutti portatori e custodi e tanto altro ancora... Buona visione a tutte voi.

Simonetta Melchiorre Docente I.C. Viale Adriatico -Roma

Per approfondimenti:
www.cinemavvenire.it
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