Torna nella homepage
 
n.95 settembre 2019
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:19 Novembre 2019 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La sfida è importante?'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
La sfida è importante?
Avere un obiettivo chiaro e impegnarsi per raggiungerlo
di Rosci Manuela - Editoriali
Nel vocabolario online della Treccani, la definizione della parola "sfida" riporta quanto segue: "Provocazione, atto che ha lo scopo di suscitare comunque una reazione da parte di altre persone". Utilizzo questa definizione per spiegare la scelta, ad esempio, di "provocare" gli alunni su un piano non prettamente scolastico ma che ha tutti gli intenti di "suscitare una reazione" da parte loro.

La provocazione
: in classe terza della primaria "imparare a saltare con la corda", per tutti, femmine e maschi, entro Natale. Il dato di partenza è interessante: solo 4 alunni su 25 sanno saltare bene, altri 4 hanno provato, gli altri nulla. I quattro che già saltano (abilità che si portano da casa) diventano tutor a cui affidare il compito di insegnare agli altri come si fa (condivisione di quanto so e so fare; se spiego agli altri e loro imparano, divento competente).
Dopo le prime due uscite nel cortile della scuola, con l'intento di farli sperimentare, tre nuovi alunni sono riusciti a saltare la corda: una volta un alunno, due volte gli altri due. E' stata festa, applausi ai primi successi. Dopo una settimana, altri otto bambini hanno acquistato una loro corda e, quando possono, provano. Si ritrovano al parco, all'uscita di scuola, e saltano. Si aiutano. Una salta troppo e la mamma le sequestra la corda! Dopo due settimane altri quattro alunni saltano bene, a questi se ne aggiungono altri due, dopo qualche giorno. In meno di venti giorni si raggiunge quota 13, gli altri sono ancora un po' in alto mare. Nella lezione seguente in palestra, dopo l'allenamento per partecipare alla "Corsa di Miguel" (staffetta di 400 metri da correre in uno stadio di atletica, a Roma agli inizi di marzo), verifico il salto con la corda: applausi a chi ha raggiunto ottimi risultati ma anche la domanda di rito "Come hai fatto?". Le spiegazioni sono a volte dettagliate, in altri casi meno chiare ("boh!"). La conclusione è dare consigli a chi ancora non è riuscito nell'intento (qualcuno davvero è in alto mare!) e scegliere i tutor, che nel frattempo sono in numero notevolmente maggiore, per continuare l'allenamento.
Riusciranno i nostri eroi? L'insuccesso al momento non è contemplato per nessuno e l'impegno è che tutta la classe raggiunga l'obiettivo: saltare a corda tutti insieme.

L'esempio riportato offre l'occasione per riaffermare l'importanza di mettere in gioco tutti gli alunni, di rendere ognuno protagonista, riflettendo su come si può passare da una situazione in cui "non so fare" ad una in cui "ce l'ho fatta!". E' proprio la riflessione su come si riesce che rende il compito significativo, dà la possibilità di conoscere come una persona funziona, anche se il comportamento e la riflessione appartengono ad un compagno. Infatti il modeling, o modellamento, è il termine coniato da Alfred Bandura per descrivere una modalità di apprendimento basata sull'osservazione di un modello e sull'imitazione del suo comportamento. Affrontare la sfida in un campo non prettamente didattico ma nel contesto scolastico, con i propri compagni, permette di allenare la volontà, l'impegno, la determinazione di andare fino in fondo, di farcela come gli altri, la consapevolezza che spesso l'insuccesso è un successo che ancora non è stato raggiunto.
Frequentemente il successo, scolastico o sportivo, anche quello relazionale, non viene raggiunto perché la persona - l'alunno, lo sportivo, l'aspirante amico- si ferma prima, sotto la pressa dell'insuccesso sperimentato. Il bambino che vede lontano il risultato e che pensa "non salterò mai a corda" ha la convinzione di non riuscire perché troppo difficile e complesso per lui, e chiude a se stesso la possibilità di andare avanti, di tollerare il momentaneo insuccesso in attesa di raggiungere la meta, che forse non è dietro l'angolo, forse è davvero difficile ma la convinzione di farcela, l'atteggiamento determinato e propositivo verso il traguardo influiscono sulla possibilità di arrivare.
Se l'osservazione di una persona che riesce aumenta la nostra possibilità di riuscire (modeling, soprattutto se di una persona significativa), la motivazione che si crea all'interno di un gruppo coeso, che si offre con generosità collaborazione e tutoraggio, è la condizione da creare per far sì che l'ambiente di apprendimento scolastico sia quel luogo dove è possibile che tutti raggiungano la meta, perché motivazione personale e motivazione collettiva coincidono, il risultato di uno è determinato dal risultato di tutti e viceversa.
Provocare reazioni negli studenti - sfidarli!- non è sempre facile, soprattutto non sempre tutti si lasciano coinvolgere, per questo la conoscenza della propria classe, dei propri alunni permettono di pianificare e progettare non solo il campo in cui sfidarli ma soprattutto come provocare un clima che favorisca la collaborazione e non la competizione, la cooperazione e non la contrapposizione.

Se la Scuola Italiana ha avviato il suo percorso di scelte educative nella condivisione con gli altri partner europei, affiancando l'istruzione classica, che si sostanzia di conoscenze e abilità, con lo sviluppo delle competenze per la vita, è necessario che le metodologie e le strategie siano in linea per sviluppare quanto richiesto. Bisogna avere l'occhio sulla persona, sul singolo alunno, affiancarlo nella costruzione progressiva della sua identità, sostenerlo nella ricerca delle soluzioni più vicine a lui/lei, provocarlo affinché rimetta in discussione di continuo le sue convinzioni limitanti a fronte di pensieri sempre più potenzianti. Il docente allora pianifica le sue diverse funzioni, consapevole che il docente "unico" è solo quello che riesce a lasciare il segno positivo nei suoi studenti (e non perché è superman o lavora da solo). Il suo repertorio dovrà prevedere dunque la funzione di facilitatore ma anche di guida, di mediatore ma anche di rinforzatore, perché è sempre più indispensabile far leva sulle qualità dei singoli, valorizzando i successi e i piccoli traguardi di ognuno, incoraggiando e sostenendo le opportunità di crescita personale e scolastica. Non ultima è la funzione di "provocatore" per trasmettere l'interesse che abbiamo per loro e la fiducia che riponiamo nella loro capacità di avere successo, di percorrere la strada formativa.
Per tutti, di tutti.


Manuela Rosci
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional