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La Sociometria per l'Inclusione
Elementi di base per la costruzione delle relazioni in classe
di Ventre Angela - Inclusione Scolastica
Il compito affidato oggi ai docenti è quello di costruire una scuola basata sull'accoglienza, sulla convivenza delle diversità, vissute non più con timore ma come valore aggiunto e utile esperienza di crescita per tutti, e dove vengono smantellati quegli ostacoli che impediscono all'alunno la piena partecipazione alla vita sociale, educativa e didattica. Ciò che viene loro chiesto è di creare una scuola inclusiva in grado di valorizzare, costruire risorse, attuare una didattica capace di rispondere alle richieste, ai desideri e ai bisogni, anche speciali, di ognuno, consentendogli di sentirsi parte di quel piccolo gruppo (la classe) che lo riconosce, lo apprezza e lo rispetta al di là delle proprie peculiarità.
Le diversità, in tutte le sue forme, non devono essere considerate come un limite per la crescita del gruppo ma una risorsa e una ricchezza; consentono a tutti i suoi membri, in uno scambio reciproco di relazioni e comunicazioni, di evolvere e migliorare il modo di essere, la qualità della loro vita.
Il gruppo, quindi, esiste perché tra le persone che lo formano vi sono rapporti che spingono il "singolo a varcare i confini del proprio isolamento per incontrare l'altro" (Pollo, 1997). Quando si verifica questo tipo di comunicazione, si può parlare di interazione, intesa come uno scambio che crea, nel momento in cui avviene, un'interdipendenza tra i partecipanti e coinvolge sia la dimensione affettiva che quella cognitiva.
Molto importanti nel gruppo sono le interazioni che tra tutti i compagni di classe, compresi quelli con bisogni speciali, si vengono a costituire; infatti, è fondamentale che il soggetto "diverso" si senta accettato e amato dagli altri al fine di sentirsi parte attiva della classe a cui appartiene.
Per comprendere come si sviluppano le interazioni all'interno di un classe è necessario conoscere la struttura comunicativa del gruppo, che spesso ha un carattere latente e riflette l'orientamento affettivo ed esistenziale di ogni membro nei confronti degli altri, la sensazione che egli ha della propria situazione all'interno della classe, di come gli altri lo percepiscono, della distanza sociale che esiste tra sé e i compagni. La struttura non è, quindi, la sola distribuzione della simpatia o dell'antipatia all'interno del gruppo, ma qualcosa di più complesso, perché mette insieme le componenti che riguardano il modo che il singolo ha di rappresentare se stesso, gli altri e la realtà in generale. Essa costituisce il vissuto sotterraneo del gruppo in cui entrano in gioco la solidarietà o la sua mancanza, la stima o la disistima, la fiducia o la sfiducia reciproca, l'attenzione o l'indifferenza; condiziona ad ogni livello lo svolgersi delle interazioni tra i membri e, di conseguenza, tutte le dinamiche relazionali.

Conoscere il vissuto sotterraneo di un gruppo, la sua reale struttura comunicativa, la posizione che ogni alunno ha al suo interno, non è semplice, ma un aiuto ci viene fornito dalla Sociometria di J.L. Moreno, psichiatra e sociologo di origini rumene, che ha posto al centro dei suoi studi il gruppo, considerato l'atomo funzionale delle dinamiche sociali.
La Sociometria è "la misura del sociale, vale a dire l'approccio metrico, oggettivo, razionale, scientifico o sperimentale, dei fenomeni sociali, essenzialmente dei gruppi di medie dimensioni" (Eskola, A., 1962). E proprio nella definizione originaria di Moreno, "la sociometria ha come oggetto lo studio matematico delle proprietà psicologiche dei gruppi [...] mediante l'applicazione di metodi quantitativi" (Moreno, J.L., 1964). Essa è dunque una tecnica precisa che analizza i rapporti e le relazioni di un gruppo di piccole dimensioni in determinate situazioni sia di laboratorio, quindi di sperimentazione, sia di vita pratica. "E' uno strumento che serve a misurare l'importanza dell'organizzazione che appare nei gruppi sociali, alla luce delle attrazioni e dei rifiuti che si manifestano all'interno del gruppo"(Moreno, J.L., 1964).
Se la Sociometria è la scienza che permette di rivelare la reale dinamica esistente in un determinato gruppo, il test sociometrico rappresenta l'applicazione pratica delle teorie sociometriche.
Il test sociometrico ha il compito di mettere in evidenza la struttura psicosociale dei gruppi, cioè rilevare le diverse forme di attrazioni o repulsioni spontanee esistenti tra i singoli componenti, per mezzo di una serie di domande che sollecitano questi ultimi ad esprimersi, nei confronti di ognuno dei compagni, in termini di scelta, di rifiuto o di indifferenza.
La somministrazione del test consiste nel chiedere ai componenti di un gruppo costituito, ad esempio la classe, di indicare, in ordine decrescente di preferenza, i compagni con i quali desidererebbero svolgere un'attività didattica specifica e quelli con i quali non desidererebbero svolgere alcuna attività. Ciò permetterà all'insegnante di avere una conoscenza più dettagliata, conoscenza che una semplice osservazione empirica, per quanto acuta e fondata su una lunga esperienza, non consente di avere.
Quando entra in contatto per la prima volta con un nuova classe, l'insegnante identifica subito coloro attorno ai quali gli altri membri del gruppo tendono a strutturarsi, ma queste sue prime impressioni devono comunque essere dimostrate e convalidate. Molti sono i danni e le conseguenze negative provocate dalle classificazioni attribuite in maniera affrettata da alcuni insegnanti, certi e intransigenti nei loro giudizi. Alcuni studi dimostrano come dopo tre mesi di scuola la maggior parte degli insegnanti non sia ancora in grado di identificare con esattezza, all'interno delle proprie classi, i soggetti popolari, quelli isolati o emarginati. In pratica l'insegnante, il più delle volte, non può far altro che sospettare la presenza nella sua classe di gruppi di allievi che ruotano attorno ad un leader. Molti insegnanti rimarrebbero stupiti nel verificare, mediante le risposte al questionario sociometrico, che i raggruppamenti visibili non coincidono necessariamente con quelli sottostanti reali. I dati ottenuti dalla somministrazione, dopo essere stati elaborati, permettono l'organizzazione strumentale per il raggiungimento degli obiettivi fissati in fase di progettazione, nell'ottica di una scuola realmente inclusiva.

Grazie al test sociometrico, l'insegnante ha la possibilità di:
-stabilire se i conflitti interni sono limitati a pochi allievi o se riguardano l'intera classe e, quindi, intervenire ristrutturandola, per impedire la diffusione per contagio dei conflitti;
-favorire, in vista di finalità sociali e/o specificatamente scolastiche come il potenziamento dello sviluppo cognitivo, la costituzione di gruppi di studio, di ricerca o sportivi, la concreta ristrutturazione dei rapporti interpersonali, costituendo dei gruppi visibili o coincidenti con quelli reali o spontanei.

Riflettendo su quanto fin qui detto, è possibile notare come la Sociometria possa avere nella scuola inclusiva un ruolo fondamentale poiché consentirebbe non solo la raccolta di un gran numero di dati, come il livello di coesione del gruppo classe, il numero dei leader, degli isolati o dei marginali ecc..., ma permetterebbe a tutti i docenti di progettare una didattica interscambiabile che consenta a tutti gli alunni l'acquisizione delle competenze utili alla crescita globale e all'inclusione.
La Sociometria, però, come tutte le tecniche, non può sostituirsi al fattore umano e può essere solo preliminare per un intervento didattico che trovi però sempre nell'insegnante, con le sue qualità personali, l'elemento fondamentale, l'artefice dell'organizzazione e coesione della classe.


Angela Ventre
Docente di sostegno dell' I.C. "Alfieri - Lante della Rovere" di Roma e tutor nei percorsi formativi Sysform
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