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n. 72 aprile 2017
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La striscia della vita montessoriana
Uno strumento significativo per raggiungere le competenze
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale
Foto scattata da David
Foto scattata da David

Parlare di vita con bambini di sette-otto anni può sembrare agli occhi di qualcuno una po' pretenzioso; a me è sembrato naturale e perfettamente in linea con il percorso significativo sulla striscia della vita montessoriana, pianificato e avviato all'inizio dell'anno scolastico e aggiustato in corso d'opera.
Il mio obiettivo quest'anno non era semplicemente arrivare alla realizzazione della striscia della vita.

Forte di quanto appreso nel corso sulla didattica per competenze, organizzato da Giunti-Sysform, e della mia esperienza come e-tutor, sono partita da alcune convinzioni.

Il percorso per essere significativo doveva avere le seguenti funzioni:

-promuovere le competenze indicate dalle Indicazioni nazionali, viste come la meta, il punto di arrivo del viaggio da pianificare;
-mettere al centro gli alunni, non la striscia in sé, non l'obiettivo disciplinare di italiano o di storia, non me stessa, ma i miei bambini con le loro capacità, particolarità, punti di forza e di debolezza;
-prevedere la realizzazione di compiti sfidanti, realizzati in una situazione reale, in cui gli alunni avrebbero potuto mettere in pratica le loro conoscenze e le loro abilità, mostrare ciò che sanno fare con ciò che hanno appreso;
-essere coinvolgente, vicino ai loro interessi e al loro mondo, incrementare la collaborazione, la costruzione del gruppo, la capacità di riflettere su quanto andavamo facendo e permettere loro un'autonomia nelle decisioni e nell'esecuzione.

Come ho già espresso, il mio scopo non era quello di far realizzare una bellissima striscia della vita a ciascun bambino, ciò era sicuramente importante, ma rappresentava lo strumento che avevo scelto di utilizzare, insieme a tutte le attività che avrebbero ruotato attorno, per raggiungere un fine più completo, importante, urgente, irrinunciabile: rendere l'alunno più competente di prima, cioè in grado di affrontare le sfide dell'esistenza, di conoscersi sempre di più e crescere come persona, trovare il proprio posto nel mondo e realizzare il migliore se stesso possibile.
Raccontare tutto il percorso sarebbe qui molto complesso, ma posso soffermarmi su un'esperienza recente che in qualche modo condensa e racchiude quanto ho appena affermato.

Insieme alla striscia e al libro dei ricordi, ho immaginato di arricchire la mostra sulla vita, che sarà il nostro evento finale, con una galleria di foto scattate da loro.
Non ho voluto dare nulla per scontato, così ho iniziato affrontando con i bambini il concetto di vita.

La vita nelle opere d'arte: come alcuni pittori hanno rappresentato la loro idea di vita?
La vita nella poesia: come alcuni poeti hanno espresso attraverso le parole il loro concetto di esistenza?
La vita nella scienza, per poi passare a loro: quale rappresentazione dell'esistenza hanno e quando si sentono vivi?

Non mi dilungo sulla bellezza e sulla profondità degli interventi, il loro entusiasmo è stato successivo a un perdersi nel caos e nell'incertezza. Parlare di simili concetti era qualcosa di nuovo sicuramente, ma se sappiamo sostenere lo smarrimento, noi docenti per primi, col tempo lo impareranno anche loro.

Al termine di questo primo passo, hanno scritto quanto era emerso dal dibattito. Mi sento vivo/a quando:

-Mia madre mi abbraccia;
-invento storie con le mie principesse;
-vado a danza perché mi sento libera di muovermi;
-corro sui prati;
-leggo con papà;
-mangio un gelato;
-sogno;
-viaggio;
-...

Successivamente ho suggerito agli alunni di cominciare ad osservare il mondo intenzionalmente, di immaginare i loro occhi come un obiettivo fotografico e di cogliere istanti, istantanee che potessero descrivere e comunicare agli altri la loro idea di vita e quando sentono di vivere intensamente e pienamente. Non dovevano fotografare necessariamente esseri viventi, ma anche oggetti in grado di esprimere un'idea o un'emozione.

Alcuni di loro mi hanno inviato foto davvero significative: l'ombra di un cancello proiettato sulla strada, perché la vita è luminosa ma a volte è triste, l'immagine della loro casa vista dall'esterno, un bicchiere d'acqua sul tavolo, perché l'acqua è calma ma è anche in grado di muoversi velocemente (mi ha detto Gaia in un messaggio vocale), come le persone che vanno di corsa al lavoro.

Questo momento di riflessione sulla vita si è concluso con l'uscita nel nostro quartiere, "armati" di macchina fotografica ognuno ha potuto fermare in un'immagine la propria idea di vita.

In questa occasione hanno dovuto mettere in pratica le conoscenze che avevamo raggiunto insieme, grazie alle letture e alle riflessioni, hanno dovuto dimostrare di sapersela cavare, di saper scegliere all'interno di una moltitudine di stimoli, hanno dovuto collaborare facendo i modelli per i compagni che gli chiedevano di assumere pose funzionali al messaggio che volevano dare.

Uscire fuori dalla scuola è stato utile anche per noi insegnanti, ci ha permesso di osservarli in un contesto altro, reale, di non dare per scontato, ad esempio, che camminare per la strada sia naturale e facile per un bambino, non lo è infatti.

Vi lascio con l'immagine che Giulia ha dato della vita, mentre entravamo in un bar per realizzare la sua idea: "Voglio fotografare tanti chupa chups, sono di tanti gusti e colori diversi perché la vita ci dà molte cose differenti, anche noi siamo tutti diversi ma buoni".


Simonetta Melchiorre, docente dell'I.C. "Maria Montessori" di Roma e Art-counselor
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