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n.19 gennaio 2012
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La valutazione a scuola: percorso di adempimenti o opportunità di crescita? (1a parte)
Luci ed ombre nella realtà della pratica educativa italiana
di Presutti Serenella - Orizzonte scuola
dati, misurazione e...
dati, misurazione e...
Il mio rapporto professionale con la valutazione a scuola è stato, diciamo così, alquanto problematico; infatti in quasi trent'anni di frequentazione degli ambienti scolastici (italiani) sono consapevole di aver attraversato un percorso molto accidentato e pieno di spigolature, piuttosto che un andamento costante e facilmente identificabile...
vado a spiegarmi meglio, per chi avrà interesse di leggermi.

Allo stato attuale ricopro il ruolo di Dirigente scolastico in una Scuola Primaria, dopo essere stata docente per più di un ventennio, nonché psicopedagogista di riferimento sia a livello di scuola che di territorio distrettuale.
Ho vissuto e vivo l'esperienza della valutazione dei percorsi educativi e di istruzione da diversi punti di vista ed angolazioni. Ebbene, difficilmente ho incontrato persone "ben disposte" verso le azioni valutative.
Nel migliore dei casi l'atteggiamento più positivo assomiglia a quello di chi sa che si deve prendere necessariamente quella specifica medicina se si vuole andare avanti.

Non voglio fare affermazioni polemiche e accusatorie, tirandomi fuori ed assolvendomi, piuttosto vorrei, (come sempre in questa piazza) confrontarmi in modo autentico e costruttivo, cioè della serie: non raccontiamocela!
Abbiamo sufficiente consapevolezza della forte frequenza delle facce storte e degli sguardi oscuri di chi ascolta il giudizio valutativo dell'altro:
* dell'alunno, che borbotta: "Non è giusto! Sono preso di mira!" ..." non mi capiscono e ce l'hanno con me!"
* del Genitore, che tuona: "Ecco! I soliti raccomandati e le solite simpatie"...
* del Docente, che lamenta: "Ci manca solo che ci giudicano e ci mettono i voti! Con tutti gli oneri che abbiamo anche questa...!"
* del Dirigente, che liquida spesso le lamentele di tutti affermando che poi "sono io che devo rispondere per tutti! Altro che ingiustizia! Ci si chiedono i miracoli!" E così via.

E' innegabile che in tutti ed in ognuno c'è una parte di ragione, anche se nascosta, ripiegata nelle anse dei pregiudizi e dei luoghi comuni.

La medicina necessaria della valutazione è supportata da un buon percorso normativo nel ns Sistema di istruzione, ma come per altri aspetti, è nell'operatività quotidiana che emerge il divario tra il dire e il fare...
PERCHE'? ci siamo chiesti, e dovremmo continuare a chiederci in molti.

Esprimo il mio modesto, personale e assolutamente confutabile punto di vista.

Il nostro problema ha radici che sono cresciute su un profondo humus culturale, un'habitus mentale che ci ha reso sospettosi e schermati verso tutti i tipi di controllo superiore, anzi, difficilmente siamo convinti della loro natura "super-partes".
E' vero in parte, l'aspetto di chi controlla il controllore è una questione seria, degna di molta attenzione e nota in ogni aspetto delle azioni e manifestazioni umane. E' un po' il nodo dei Sistemi politici-sociali ed economici occidentali ma in Italia la questione acquisisce contorni un po' troppo sfumati, quasi sempre da rendere difficile (impossibile?!) una presa di posizione che conduca in tempi ragionevoli ai cam
confronto con altre realtà
confronto con altre realtà
biamenti, seppure necessari.


Rimanendo nel perimetro del ns Sistema di Istruzione, siamo rimasti fermi sulla costruzione del Sistema Nazionale di Valutazione, tanto ormai che il nostro ritardo è tale da non averne quasi più bisogno, il focus di lettura infatti si è spostato sulla necessità di confrontarsi con L'Europa se non con il resto del mondo.

Allora? Non ne se ne fa più niente? Continuiamo ad operare nello stesso modo? Ci diciamo quello che dovremmo fare e poi? Continuiamo a non leggere veramente i risultati? Facciamo le nostre "prove di ingresso", "intermedie", "finali",i nostri monitoraggi, i nostri scrutini, le nostre pagelle, per continuare comunque a fare scuola nello stesso identico modo? No, certo, non è auspicabile.

Ma cosa è possibile allora? Cosa vale la pena di fare per non perdere irreparabilmente la partita di confronto con gli altri sistemi scolastici e educativi?

La costruzione del Sistema nazionale, passando per l'esperienza Invalsi è già un cammino intrapreso, segnato dal lavoro di molte menti esperte e competenti, si ma... attenzione! Siamo ancora troppo lontani dall'oggettività percepita tra gli stessi addetti ai lavori per essere tale per tutti; di certo non hanno aiutato e non aiutano in tal senso i proclami ministeriali sull'intenzione di legare questi risultati ai percorsi di premialità professionale!

Credo che per invertire la rotta sul senso di base comune, si debba lavorare sulla percezione di oggettività ed equità.
E' fondamentale che si riparta dalle scuole, in modo meno dispersivo possibile, meglio se dalle "reti" di scuole, per costruire sistemi di valutazione credibili, aderenti alle realtà territoriali, in grado di misurarsi con i livelli di lettura più ampi, nazionali ed europei.
A parte qualche sperimentazione, infatti le proposte di Sistema Nazionale di Valutazione sono state calate dall'alto, interferendo poco e niente con i veri bisogni, anche di valutazione, delle scuole.

Appare indispensabile che per fare un lavoro serio, costante ed efficace si debba puntare sulla formazione/aggiornamento degli operatori della scuola.
"Puntarci" significa "investire" in termine di risorse umane e finanziarie e di tempi congrui.


Abbiamo bisogno di misurare il valore del capitale conoscitivo delle scuole, da nord a sud passando per il centro, senza facili ricette o bacchette magiche, o peggio con l'intervento di un "deus ex machina"; i Dirigenti scolastici, i Docenti e il personale tutto hanno bisogno che si riconoscano strumenti di buone prassi dimostrabili,in atto da tempo che facciano da specchio prima e da caleidoscopio poi, per sviluppare percorsi altri, sconfinando si i confini geografici ma soprattutto quelli culturali.
Abbiamo bisogno di operatori disponibili a mettersi in gioco, veramente, disponibili a lavorare per un cambiamento migliorativo senza pastoie corporative, pur nel rispetto profondo dei diritti dei lavoratori.

Auguriamoci buon lavoro anche quest'anno e che la consegna dei documenti valutativi sia un'opportunità di incontro con gli studenti e con le famiglie.

Serenella Presutti, Dirigente scolastico, psicopedagogista e counsellor - 143° Circolo scolastico "Spinaceto" - Roma
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