Torna nella homepage
 
Numero: 3-novembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 18 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

Via Monte Manno 23 00131 Roma

Articolo 'La valutazione come feedback n... >>>
Per visualizzare le sottoaree clicca sull'icona
Dalla redazione Dalla redazione
Oltre a noi... Oltre a noi...
Editoriali Editoriali
Emergenza scuola Emergenza scuola
Organizzazione Scolastica Organizzazione Scolastica
Integrazione Scolastica Integrazione Scolastica
Didattica Laboratoriale Didattica Laboratoriale
In diretta dalla Segreteria In diretta dalla Segreteria
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Emergenza scuola 2 Emergenza scuola
Pagina Organizzazione Scolastica 3 Organizzazione Scolastica
Pagina Integrazione Scolastica 4 Integrazione Scolastica
Pagina Didattica Laboratoriale 5 Didattica Laboratoriale
Pagina In diretta dalla Segreteria 6 In diretta dalla Segreteria
Pagina Oltre a noi... 7 Oltre a noi...

Ricerca avanzata >>>
La valutazione come feedback nutritivo
Una comunicazione interattiva
di Ruggiero Patrizia - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
"Oggi sono stata interrogata": è mia figlia, la più "piccola".
"Come è andata?"
"Non lo so."
"E secondo te?"
"Non lo sooo!"
E io, ancora, come da anni ormai, che continuo a domandarmi, ma a chi serve la valutazione?
Non succede solo a mia figlia, ovviamente, succede troppo spesso. I ragazzi che vengono interrogati non sanno quanto hanno preso e non sanno nemmeno dire come sono andati, non solo perchè non lo sanno fare, nessuno glielo ha insegnato, ma anche perché è profonda e radicata la convinzione che è inutile, in quanto è il parere dell'insegnante quello che conta: insidacabile, inoppugnabile, inappellabile.
A me sembra così strano!
Quando faccio qualcosa che sottopongo ad un altro, io ho bisogno di sapere come sono andata e subito, possibilmente, non dopo giorni o mesi. Perché mai dovrebbe essere segreta? a chi viene poi comunicata? Ai genitori in separata sede?
Questo modo mi sembra deresponsabilizzante: fa vacillare il sistema di attribuzione e quindi annulla il potere di cambiamento, di trasformazione dell'evento.
Mi rendo conto che la valutazione è un argomento spinoso e che c'è ancora tanta strada da fare nella scuola in questo campo, soprattutto se si tende alla ricerca di una oggettività.
Non voglio addentrarmi in una dissertazione tecnica, ho solo il desiderio di raccontare un modo che sto utilizzando e che mi dà molta soddisfazione: è il "feedback nutritivo". Questo termine è mutuato dal counseling, significa "informazione di ritorno ad un centro emittente". Mi attengo ad un feedback fenomenologico, all'osservazione di un comportamento: mentre tu parlavi ... ho ascoltato ..
Rispetto ad una precisa consegna:
- sottolineo la parte positiva, i progressi personali
- stimolo la autovalutazione sia come sensazione di efficacia percepita sia come auto-ascolto
- faccio una ricerca sul processo
- favorisco l'esplorazione e l'accettazione dell'errore o mancanza, come obiettivo di cambiamento e prossimo traguardo
- verifico che l'intero percorso sia stato assimilato, sia stato utile e costruttivo
- comunico il voto

La valutazione diventa, così, il risultato di una comunicazione interattiva che ha l'obiettivo di confermare dei comportamenti o di ristrutturare un percorso, partendo dalla comprensione di uno "sforzo".
Coinvolgo, quando posso, anche gli altri alunni in questo processo di osservazione e restituzione, cogliendo possibili spunti di ragionamento sulle variabili personali che possono influire sulla valutazione.
È un lavoro lungo - ma non tanto- che dà risultati molto interessanti e sicuramente grande soddisfazione e me e a loro.

Patrizia Ruggiero Docente di sostegno SMS Fellini - Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 4 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 10/05/2017 ore 23:06 da Paola Sabbatini
Cara Patrizia, ho letto con interesse particolare questo articolo perché vi ho ritrovato, espressa in maniera organica e completa, una pratica didattica che uso abitualmente da sempre e che è stata sempre determinante per creare un rapporto sereno e costruttivo tra me e i miei alunni.
inserito giovedì 26/05/2016 ore 20:11 da Roberta Moretti
difficile valutare oggettivamente... per me il percorso di un alunno che conquista un risultato positivo ha un valore, che sono costretta a quantificare in una cifra: 7, 8, 9...ma questo numero, visto da un altro docente, sarà sempre troppo, o troppo poco. Quasi sempre troppo, specialmente nel passaggio dalla primaria alla media! Ma come faccio a spiegare tutti i passi che hanno portato a quella meta?
inserito lunedì 02/05/2016 ore 19:12 da saida volpe
Cara Patrizia, questo tuo articolo mi trova pienamente d'accordo, sarà il linguaggio comune e la preparazione simile, ma anche per me è inconcepibile non commentare, anche e soprattutto insieme agli alunni/e, il loro compito, che sia una interrogazione, una verifica, un compito qualsiasi... Rendere così la valutazione non un giudizio ma un mezzo di crescita l'ho sempre ritenuto un valore aggiunto al processo di insegnamento/apprendimento; inoltre cerco sempre di rendere esplicito e condiviso quali saranno i criteri principali della valutazione, cosa si valuterà, cosa viene loro richiesto... e quando accade che la loro autovalutazione coincide perfettamente con la mia valutazione ho la conferma che questa non sia la strada sbagliata. Buon Lavoro e Grazie degli spunti che dai
inserito giovedì 07/01/2016 ore 08:15 da Rosamaria Costantini
Ho trovato particolarmente stimolante questo articolo in quanto affronta uno dei temi che mi pongono più problemi in ambito lavorativo. Insegno da cinque anni in una Scuola primaria Privata Parificata come insegnante di sostegno. Ho sempre avuto bambini autistici con seri problemi di comportamento con aggressività autodiretta ed eterodiretta. Nel momento degli scrutini quando mi si chiedeva di dare un voto, io entravo ed entro tutt'ora in crisi. Come valutare, cosa valutare, come utilizzare la valutazione ai fini della crescita personale e formativa dell'alunno. Queste erano e sono le domande che mi ponevo e mi pongo ancora oggi. L'articolo della Prof.ssa Ruggiero è stato illuminante in merito. Se la valutazione la intendiamo come il risultato di una comunicazione che ha come obiettivo quello di confermare dei comportamenti o di ristrutturare un percorso, partendo dalla comprensione di uno "sforzo" ecco allora che acquista un senso anche nella azione didattica ed educativa con un bambino autistico. Di solito, in modo riduttivo, si focalizza l'attenzione al feedbacK informativo da dare immediatamente dopo l'esecuzione di un compito, pensando che sia l'unica modalità per facilitare gli apprendimenti. Credo che a questo si possa aggiungere anche un feedback che possa nutrire la consapevolezza di sè da parte dell'alunno stimolando l'autovalutazione e la metacognizione dei processi di pensiero attivati durante l'esecuzione di un compito. Attualmente sto seguendo un bambino autistico non verbale che dopo aver terminato un esercizio, mi guarda e si applaude indipendentemente dalla correttezza o meno del compito. Certamente in quel momento lui sta considerando positivamente lo sforzo impiegato per rispondere ad una mia richiesta. Quando però gli faccio notare l'errore si tappa le orecchie e comincia a piagnucolare. Forse potrei cominciare a lavorare su alcuni aspetti metacognitivi che potrebbero condurlo ad una autovalutazione che sia più funzionale ad una crescita personale e formativa.
Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional