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n.64 giugno 2016
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Oggi è il giorno:19 Ottobre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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La valutazione è una strada a due corsie
Questionario di autovalutazione per una classe prima
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale
Giugno, per noi insegnanti e per i nostri studenti, è tempo di bilanci e valutazioni.

Questo significa aver raggiunto una tappa del viaggio e godersi il panorama tanto atteso.

È il mese in cui si ripensa al cammino, all'utilità di un mezzo piuttosto che un altro per raggiungere la meta, si fa la conta degli oggetti messi in valigia, che davvero sono serviti ed hanno in qualche modo funzionato ed anche a tutte le cose inutili, pesanti, insignificanti, inutilizzate o nocive che hanno rappresentato un fardello da non riutilizzare.

C'è da capire se il viaggio è in solitaria, oppure ha previsto dei compagni di avventura.

Questi compagni per me sono rappresentati dalle colleghe del team, dalle docenti dell'interclasse, fino al collegio tutto che comunque rappresenta condivisione, scambio, crescita umana e professionale, dalle persone che lavorano in segreteria, dalle collaboratrici scolastiche che si occupano dei "miei piccoli" quando vanno in bagno oppure lavorano in corridoio, dai genitori con le loro aspettative e i loro desideri e soprattutto dai miei alunni, i veri e primi viaggiatori insieme a me.

Se il viaggio è stato partecipato, condivisi saranno anche i bilanci e gli aggiustamenti; l'ascolto è sempre stato un ingrediente fondamentale nella mia azione educativa, non ho paura di perdere il mio "potere" come docente se mi apro ai dubbi, alle paure, se do voce, dentro e fuori di me, a domande e perplessità.

Questa la considero l'unica strada in grado di farmi crescere.

"Come ti senti mentre facciamo questa attività?"

"Ti senti ascoltato nelle tue difficoltà?"

"Riesci a comprendere le mie richieste?"

"Sai perché stiamo lavorando in questo modo su questo argomento?"

"Hai capito bene perché in alcuni momenti richiedo il silenzio, anche se tu hai sette anni e una voglia sana di parlare, di raccontare, di giocare?"

In poche parole: "Sei felice quando sei a scuola? "

"Ti senti comodo, accolto, compreso, al sicuro in questa aula che rappresenta la nostra "casa" per otto ore al giorno, per ben cinque anni della nostra vita?"

Queste le domande che mi pongo, sempre, al termine di una giornata di lavoro, come al termine di ogni anno scolastico.

Non credo che questo significhi impedire frustrazioni, dolori, decisioni da prendere anche in direzione di un contenimento o di un limite, significa piuttosto sapere esattamente cosa sta accadendo nell' alunno in quel momento, vuol dire sapere o meglio sentire vibrare quel dolore e soffrirne, ma rimanendo saldi per poter dire: "So cosa stai provando, è dura ed io ti sono vicina in questo, ma è un momento, passerà, lavoriamo insieme per fare in modo che si disveli una soluzione, ne uscirai più forte, più sano, più capace e anche, perché no, più contento".

Significa dire: "Io ho fiducia in te, so che hai le energie e la capacità per affrontare questo disagio e superarlo, nella mia cassetta degli attrezzi ti faccio vedere un po' di "arnesi", guarda, qui forse puoi trovare ciò che ti è utile, so che ce la farai!"

Se posso trovare una sintesi al mio pensiero, con una frase direi: "Mi interessa ciò che sei, cosa pensi e come ti senti", parafrasando il piccolo principe, "tu non sei un bambino uguale agli altri, il tuo passo fuori dalla porta della classe mi farà alzare per venirti a salutare con il cuore gonfio di gioia ".

So che ancora tanto lavoro mi aspetta in direzione di una mia crescita in tal senso, è un'operazione di "pulizia" interiore dall'emotività, dal bisogno di perfezione, dalla paura del fallimento, dalla stanchezza e dai moti ondosi del mio carattere passionale. Sto cercando di costruire un metodo di lavoro che integri, che metta insieme, crei una sintesi tra l'attenzione e lo spazio che cerco di dare alla comunicazione, tra la mia capacità di creare legami e la bellezza della libertà dal legame, tra il cuore e il pensiero.

Pensando agli scrutini che mi aspettavano e ai voti che attendevano gli studenti e le loro famiglie, ho ritenuto fosse equo, nonché indispensabile, permettere anche ai miei alunni di valutare il proprio percorso e ascoltare, dal loro punto di vista, la narrazione di questo viaggio appena concluso.

Al di là del leggere e scrivere, obiettivi importanti a cui siamo chiamati a rispondere nella nostra azione educativa, è fondamentale per noi docenti lavorare per "sviluppare nell'alunno la consapevolezza di quello che sta facendo, del perché lo fa, di quando è opportuno farlo e in quali condizioni" (L'approccio metacognitivo nell'insegnamento" Dario Ianes).

Abituare i nostri ragazzi alla metacognizione significa renderli conduttori responsabili, significa considerarli persone.

di Simonetta Melchiorre
docente dell'I.C. V.le Adriatico di Roma e Art-counselor


In allegato potrai trovare il questionario di autovalutazione.
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 02/07/2016 ore 22:54 da Monica Razzauti
I nostri piccoli principi e principesse, tesori da custodire con attenzione e dedizione, tesori che arricchiscono il nostro cuore e danno un senso profondo ai nostri sforzi, ai nostri sacrifici. Ho accolto questo lavoro con entusiasmo, con la consapevolezza di far parte di un team d'eccelenza. Un grazie speciale alla mia collega-fucina di idee, volte ad una didattica attenta ai bisogni di tutti, nessuno escluso e trampolino per apprendimento di qualità.
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