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| La violenza sui bambini |
| Ruolo della scuola e dei docenti |
| di D'Angiò Giovanni - Integrazione Scolastica |
I fatti di cronaca, purtroppo, narrano ignobili gesti di violenza nei confronti di minori, spesso bambini molto piccoli, a cui viene strappata la loro infanzia e la loro spensieratezza. La violenza su di un bambino è un atto che non può essere accettato né tanto meno tollerato, proprio perché il bersaglio è un individuo vulnerabile e indifeso che vede nel suo carnefice un adulto che dovrebbe proteggerlo e aiutarlo a crescere. La violenza assume svariate forme tra cui abusi sessuali, sfruttamento, stupri, omicidi, torture, punizioni corporali. I contesti che fanno da scenografia a tali gesti sono i luoghi meno sospettabili ovvero le famiglie, le scuole, e le comunità di appartenenza.
Bisogna comunque fare una distinzione tra tre categorie di violenza :
1. Violenza fisica: comprende tutti quegli atti che colpiscono e mortificano il corpo dell'individuo vittima del maltrattamento. Spesso, soprattutto nel caso di bambini, queste forme di violenza vengono mascherate come forme di educazione, ma che ovviamente nulla hanno dell'educazione.
2. Violenza Psicologica: rientrano in questa forma di crudeltà tutti quelli atteggiamenti che non consentono al bambino di esprimere pienamente se stesso, anzi lo inducono a chiudersi per paura, impedendogli di sbocciare e manifestarsi come vorrebbe.
3. Violenza Sessuale: è l'insieme di atti sessuali che provocano lesioni fisiche al bambino, sono situazioni in cui l'infante viene utilizzato per gratificare sessualmente un adulto. Gli adulti che si rendono protagonisti di tali brutalità sono di solito parenti o persone vicine al bambino, come ad esempio genitori, zii, nonni ecc. che non riconoscono il bambino come individuo degno di rispetto da tenere in considerazione e proteggere.
È fattibile evidenziare alcune situazioni familiari a rischio, in cui è possibile prevedere forme di maltrattamenti o abusi. Di solito, in queste famiglie è riscontrabile un insieme di fattori che le evidenziano come patologiche e a rischio.
Tra i vari fattori che inducono a segnalare una famiglia come pericolosa per lo sviluppo sano di un bambino vi sono:
1. Precedenti di abuso sessuale o maltrattamenti: deprivazioni emotive, a danno dei genitori del piccolo.
2. La visione che i genitori hanno del piccolo: infatti, quest'ultimo è vissuto come fonte di disturbo all'interno del nucleo famiglia, un peso da sopportare, un elemento indesiderato.
3. Eventi critici: quando si verificano situazioni particolarmente traumatiche o a forte connotazione emotiva che scuotono l'andamento del contesto famiglia, il bambino può diventare il bersaglio di frustrazioni. Situazioni particolari possono essere conflitti intra-familiari, utilizzo di droghe o alcol, lutti.
4. Assenza di canali comunicativi: la solitudine a cui sono assoggettate certe famiglie bisognose porta alla cronicizzazione del disturbo e della sensazione di malessere che si esprime nella violenza.
In famiglie dove la violenza è quotidiana soprattutto nei confronti dei bambini, l'attenzione che i piccoli ricevono è solo caratterizzata da atti di brutalità, non viene trasmesso amore e rispetto. Il piccolo è strumentalizzato dall'adulto al quale però, non riesce a ribellarsi in quanto bloccato da sentimenti quali paura , inadeguatezza, e sottomissione.
"Qualsiasi tipo di maltrattamento produce una complessità di conseguenze, che vanno a minare direttamente la salute fisica e la sicurezza del bambino, ma anche il suo equilibrio emotivo e il suo sviluppo psico-relazionale e la stima di sé" (Verrastro 2006).
Da ciò si evince che con il tempo e lo sviluppo, si andranno a strutturare nei bambini personalità disadattate socialmente, ovvero avranno difficoltà nella vita sociale, nelle relazioni con "l'altro". L'aggressività accumulata negli anni si proietterà, spesso, senza filtri verso il mondo sociale che lo circonda, generando atteggiamenti di puro e semplice disadattamento sociale. Il disadattamento sociale è inteso, in questo caso, come meccanismo di difesa per la propria sopravvivenza.
Oltre al disadattamento sociale i bambini, futuri adolescenti ed adulti, manifestano forme a volte piuttosto importanti di depressione, che si palesano con noia, svogliatezza, nei confronti della vita e delle problematiche del mondo: in questo caso ci si trova dinanzi ad una conversione della struttura etero - aggressiva in struttura depressiva.
Si può quindi affermare che se i tutori non si adeguano allo sviluppo dei propri figli questi non riusciranno ad avere uno sviluppo sereno e consono alla norma "i genitori non riescono a comprendere e quindi ad adeguarsi alle necessità del bambino in quel particolare momento. Si determina così un'alterazione della qualità della vita e delle modalità di relazione del bambino con il mondo esterno, con ripercussioni sullo stato fisico, mentale e comportamentale." (Verrastro 2006).
L'unico modo per affrontare ed intervenire sulle problematiche concernenti le violenze sui minori è venire a conoscenza del disagio. Ruolo importante spetta alla scuola e agli insegnati, molto spesso infatti, sono proprio i docenti a denunciare comportamenti atipici dei ragazzi e quindi a palesare le loro situazioni di maltrattamenti e abusi. Bisogna auspicare una forma di collaborazione tra le diverse istituzioni presenti sul territorio, l'unico modo per tutelare e aiutare i bambini sofferenti.
Prof. Giovanni D'Angiò (psicologo-psicoterapeuta) docente di psicologia dell'orientamento professionale; Dott. ssa Arianna Recco Psicologa Clinica cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale,Dot.ssa Paola Ottobre sociologa cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale UNIVERSITA' DI CASSINO POLO DIDATTICO DI SORA FACOLTA' SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE
Bibliografia
Maiolo G., (2000), L'occhio del genitore, Erickson, Trento
Miller P., (2002), teorie dello sviluppo psicologico, Il Mulino, Bologna
Stern D. (1985), Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri
Verrastro V. (2006), Strategie ed interventi in psicologia clinica dello sviluppo, Franco Angeli
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