Proprio in questi giorni di tempeste ideologiche e squallide strumentalizzazioni, ho avuto occasione di trattare, con i miei piccoli di seconda, alcune tematiche esistenziali, all'interno del nostro laboratorio sulle emozioni, che si sta rivelando un'importante occasione di confronto, condivisione e crescita e che sembra avere anche un proficuo effetto catartico. Le complesse e dibattute tematiche, su che cosa si possa considerare realmente "vita" e cosa possiamo chiamare "morte", vengono spesso affrontate dai bambini con una semplicità disarmante, che fa apparire stantie e ridondanti tutte le sterili disquisizioni del mondo adulto.
Durante l'analisi delle emozioni primarie, prima collegate alle situazioni, poi collegate ai desideri, alle aspettative nutrite nell'ambito delle esperienze di vita quotidiana, i bambini hanno fatto emergere spesso il tema della morte, che viene certamente collegata al distacco, e dunque alla tristezza, ma con un'accettazione più piena ed ingenua del suo mistero.
La morte viene così collegata ad altri tipi di distacchi e di separazioni, ad altre "assenze" significative nelle vite dei bambini, ad altre modalità di allontanamento delle persone care, vissute anch'esse con dolore e nostalgia.
Pochi mesi fa ho avuto occasione di condividere con una mia cara amica il dolore della perdita di sua madre, dopo una logorante e dolorosa malattia. Mi ha colpito la reazione del suo figlioletto di sei anni, che ingenuamente, nel momento più tragico, le ha chiesto: "Mamma, perché piangi? La nonna è andata in cielo a vedere Gesù, lo sai. Sta cantando di gioia insieme agli Angeli!!".
Una bimba di una quinta di qualche anno fa, alla nostra domanda "Perché, secondo voi, si muore?", rispose con ingenua generosità "Perché così possiamo fare posto agli altri!". Mi è rimasta nel cuore questa risposta così altruista, nella sua disarmante semplicità, elargita così, con un sorriso sereno e sicuro. Mi ha dato un senso di pace, come se tutto in quel momento tornasse improvvisamente a posto, come se tutto fosse incredibilmente logico, giusto naturale...., come se venissero a cadere improvvisamente tutti i dubbi logoranti, la rabbia, la paura, il dolore, dispersi dalla semplicità disarmante di un cuore bambino, che ha occhi bambini per vedere il mondo. In quel momento, come in un'infinità di altri momenti, mi sono sentita ancor più grata ed appagata per la possibilità che mi offre il mio lavoro, che vivo come una missione, di stare ogni giorno a contatto con queste meravigliose creature che sono i bambini, che illuminano la mia vita anche nei momenti di maggiore sconforto, che mi restituiscono ogni istante cento volte quello che riesco a donar loro di me e della mia esperienza, che mi riempiono di amore e speranze, quando il resto del mondo circostante sembra un buio e freddo deserto, che mi danno la voglia di vivere e di lottare, che mi aiutano a continuare, nonostante l'età, ad ascoltare il mio cuore bambino, a vedere con occhi bambini ....... almeno un po'....!
Silvia Cianciòlo, 145 Circolo Didattico, Plesso "J. Piaget", Roma.
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