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n. 73 maggio 2017
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Oggi è il giorno:18 Dicembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'La vita è una scuola'  >>>
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La vita è una scuola
Insegnare e apprendere tra opportunità e garanzie
di Bono Liliana - Orizzonte scuola
La scuola come noi la viviamo certo non è un edificio, e nemmeno un gruppo di persone.
A me piace pensare alla scuola come ad una serie di opportunità che si danno ai ragazzi, o che si provano a dare.
A volte si fa scuola al di fuori delle mura scolastiche, e qualche volta magari anche meglio, con maggiore successo. La casa è una scuola, la palestra lo è, per molti lo è la strada.
La vita è una scuola.
Noi cerchiamo di dare ai ragazzi una serie di opportunità racchiuse all'interno di un certo orario (anche quello si va lentamente modificando, adeguandosi a tempi e risorse), agendo in sincronia con le molte altre scuole che il ragazzo frequenta. Mi viene da pensare "in rete", forse per via di questi mezzi telematici che sembrano collegare tutti a tutti e tutto.
Tra l'altro, molti dei miei alunni frequentano scuole per l'apprendimento della loro lingua di origine: scuole di Arabo, di Cinese, nei giorni festivi. Ogni tanto sarebbe bello raccordarsi, cosicché le probabilità di successo aumentino.
Anche se il patto educativo sembra sempre più chiederci di garantirle.
Molto garantismo mi fa venire in mente molta paura, molta incertezza.
Chi può veramente garantire il successo di un'azione educativa?
Io posso garantire che farò meglio che posso, in una scuola possibile. Spero che funzioni. Ci saranno, come sempre, numerosi aggiustamenti ed adeguamenti da effettuare lungo il percorso, molti imprevisti da gestire.
In una scuola ad altissima frequenza migratoria come quella in cui insegno, arrivano iscrizioni per tutta la durata dell'anno scolastico, e certo sarà così anche altrove, fino al mese di aprile, a volte di alunni provenienti direttamente da paesi esotici, che non conoscono la lingua Italiana, e molto spesso non la conoscono nemmeno i loro genitori.
Mi fa rabbia perciò la pletora di garantismi di cui l' atmosfera scolastica si va inzeppando, non perché ne tema un qualche genere di conseguenza, ma perché mi sembra del tutto scollata dalla realtà, una farsa. Questo discorso include anche la somministrazione delle prove INVALSI, che in un articolo precedente ho già trattato, ma in cui al momento non mi addentro.
Una scuola del possibile, dunque, una scuola aperta.
Una scuola che non è garantismo, perché il garantismo irrigidisce.
Non so se farò tutto, ma so che farò il possibile, lasciando tempo e spazio per crescere e per essere un po' bambini.
A me il garantismo fa venire in mente anche le eccessive, a parer mio, richieste di medicalizzazione dei bambini "iperattivi", il ricorso ad una certificazione, una diagnosi, un acronimo che in qualche modo garantisca che, se in quel caso non si è raggiunto il livello richiesto, la "colpa" non è mia.
Non sempre è così, questo è certo, ma troppa ansia facilmente fa ricorrere ad un qualche sostegno che spartisca le responsabilità.
Un discorso simile si potrebbe fare a proposito dei cosiddetti BES, che a volte non riesco a delineare bene, o in altri momenti mi sembrano includere l'infanzia intera, o l'intera umanità.
Sono polemica?
E'...possibile.
Come l'efficacia dell'intervento educativo, come l'efficacia di qualunque azione in questo, a tratti, possibile mondo.


Liliana Bono, docente di scuola primaria, Istituto "G. Parini", Torino
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